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| Punto
di partenza |
Rifugio
G. Graffer al Grostè (2263 m). Per l'accesso, vedere itinerario
Vallesinella
- Rifugio Graffer. |
| Descrizione |
Dal rifugio si
risalgono al meglio i pendii alle sue spalle, in direzione dell'evidente
lunga insellatura del Passo del Grostè. A circa metà altezza
rispetto al passo si incontra un sentiero che taglia verso destra e
raggiunge l'inizio del Sentiero Benini già oltre il passo,
altrimenti si può salire facilmente, anche se con fatica, fin sulla linea
del valico, dove sorgono numerose stazioni di arrivo di impianti, compresa
quella delle telecabine da Campo Carlo Magno, con il riattato Rifugio
Stoppani (a sinistra, a ridosso della cresta che sale alla Pietra
Grande). Dal Passo del Grostè (2432 m, h
0,30), comunque, si segue il filo del valico verso destra, con
belle vedute sui ghiacciai della Presanella e sulle incredibili
lastronate che, dall'altra parte, degradano dolcemente il Val Flavona.
Raggiunto un grosso ometto, si scende in una piccola conca erbosa e,
risalito un corto canalino (tracce), si esce sulle colate detritiche
basali della Cima del Grostè. Da destra arriva il sentierino
d'accesso precedente: cartelli e scritte indicano l'inizio del Sentiero
"Alfredo Benini" (2562 m, h 1,00).
Il tracciato sale diagonalmente verso sinistra la pietraia, iniziando
l'ampio aggiramento della massiccia Cima del Grostè: dopo poco, si
incontra un bivio con cartello. Il sentiero attrezzato prosegue a
sinistra, noi qui abbiamo effettuato la prima variante, un po' più
impegnativa e comunque facoltativa: la traversata della Cima del
Grostè. Chi volesse evitarla, può proseguire lungo il Sentiero
Benini che, con ampio traversone, aggira completamente il basamento
della cima e, per una facile ma esposta cengia, raggiunge dall'altra parte
la Bocchetta dei Camosci (2774 m, h 1,00
dal bivio). Per la Cima del Grostè, invece, si risalgono
direttamente i pendii detritici, con alcune facili
roccette, seguendo
ometti e segni rossi: raggiunta la base di un salto, si taglia decisamente
a sinistra, per una esposta cengia, per poi risalire verso destra fino
all'imbocco di un tetro canale-camino, formato da una quinta di roccia
staccata dalla parete. Si risale il
camino, con alcuni passi facili ma non
banali (I° grado) fino ad uscirne a sinistra. Ci si ritrova sulla vasta
terrazza ghiaiosa che attraversa il versante Nord della cima, ben visibile
anche dal basso. Si prosegue facilmente lungo la terrazza ghiaiosa verso
sinistra, in leggera salita (attenzione ad eventuali lingue di neve
dura), poi gli ometti ed i segni guidano nuovamente in alto, verso
la fascia rocciosa superiore, in corrispondenza di un corto canalino che
la incide diagonalmente. Risalito il facile canalino (I°-), si esce su
una forcellina oramai sulla cresta principale. Procedendo verso sinistra,
per dossi detritici, si raggiunge in breve la larga cima, dove sorge una
caratteristica croce (2901 m, h 1,00
dal bivio). Fantastico panorama a giro d'orizzonte, dai ghiacciai dell'Adamello-Presanella
a tutti i principali gruppi dolomitici. Vicinissima, incombe la grande
parete di Cima Falkner, mentre dietro appare la muraglia
incappucciata di ghiaccio di Cima Brenta. Dalla cima si ritorna
indietro per pochi metri, fino all'imbocco di un sentierino (ometti e
segni rossi) che scende arditamente per un ripidissimo pendio detritico in
direzione di una sottostante, evidente sella ghiaiosa. All'inizio la
traccia si snoda abbastanza
comoda, con stretti tornanti, poi va a
prendere un canalino roccioso, diagonale da sinistra a destra, che presto
diventa camino. Le difficoltà tecniche in sè non sono elevate (30 m di
I° grado), ma l'esposizione ed il fatto di essere in discesa raccomandano
comunque estrema prudenza ed attenzione. Al termine del camino si traversa
orizzontalmente in direzione dell'evidente insellatura (ancora un passo di
I° grado nell'attraversamento di un canalino), che si raggiunge
velocemente (h 0,20). Da qui si scende
a destra, lungo un franoso canale detritico (tracce, ma attenzione a non
staccare pietre: sotto transita il Sentiero Benini!) fino a
raggiungere il Sentiero Benini nei pressi dell'insellatura della Bocchetta
dei Camosci (2774 m, h 0,30 dalla
cima). Si prosegue a questo punto lungo una buona cengia attrezzata sul
versante orientale del Campanile dei Camosci (2921 m), guadagnando
quota fino allo stretto spacco della Bocchetta Alta dei Camosci
(2859 m). Proseguendo per cenge orizzontali, sempre facilmente e con
ottime attrezzature nei pochi punti esposti, si traversano una serie di
erti canaloni sul versante Est di Cima Falkner, fino ad un ampio
spallone, poco prima di un salto attrezzato da affrontare in discesa (h
1,00 dalla Bocchetta dei Camosci): da qui è possibile
effettuare la salita a Cima Falkner (scritta sulla roccia). Si
risale un evidente, largo
canale, per detriti e facili roccette (ometti),
con impressionanti vedute sui campanili rocciosi
circostanti, fino alla
larga sella (neve ad inizio stagione) cui il canale fa capo. A destra si
può visitare un'anticima, a sinistra, con breve traversata per facili
roccette (attenzione, qualche passo un po' esposto di I° grado), si
raggiunge l'ultima crestina che porta in vetta (2999 m, h
0,20 dal Sentiero Benini, ometto di pietre). Panorama
bellissimo. Tornati sul sentiero, si scende per la ripida scarpata
attrezzata (un po' esposto ma facile, qualche problema solo in caso di
"incroci") fino ad un circo detritico, dal quale con un'altra
facile cengia ascendente si raggiunge un panoramico terrazzo sul versante
orientale del Campanile di Vallesinella, ottimo punto di sosta.
Scavalcato un costone roccioso, si scende per facili roccette all'ampia
insellatura della Bocca Alta di Vallesinella (h
0,45 dal bivio per Cima Falkner), da dove la vista
spazia su di un ampio vallone pensile dove giace la piccola Vedretta di
Vallesinella Superiore. Sullo sfondo, più bassa, svetta l'ardita
cuspide rocciosa del Castelletto Superiore (2703 m). Si scende
lungo la facile vedretta (buona traccia) per poi deviare gradatamente
verso sinistra, aggirando la base della Cima Sella (2946 m). Quando
il Sentiero Benini tende a risalire a sinistra (per poi scendere
con un esposto salto attrezzato sulla Bocca di Tuckett), conviene
seguire il filo di un costone (segni rossi e ometti) scendendo lungo
l'ampio avvallamento ("Sentiero Dallagiacoma"): raggiunta
la base del torrione sommitale del Castelletto Superiore, lo si
aggira a destra e si scende in un vallone roccioso alla base delle pareti
del Castello di Vallesinella. Per tracce e facili roccette si perde
quota, poi si traversa per un tratto su una esile cengia attrezzata
(esposto ma facile), per poi proseguire a scendere per ghiaie e detriti
fino allo sbocco del vallone nel più ampio Vallone di Tuckett.
Rimanendo alti sul fondovalle, si prosegue in leggera discesa verso destra
per dossi erbosi fino al poggio erboso dove sorgono le costruzioni dei Rifugi
"Q. Sella" e "F. F. Tuckett" (2270 m, h
1,00 dalla Bocca Alta di Vallesinella). |
| Tempo totale |
h
5,30 - 6,30 a seconda se si seguono le varianti alle cime oppure no |
| Difficoltà |
EE
allenati (passi di I° grado per le varianti) |
| Dislivello |
1000
m circa |
| Ultimo sopralluogo |
luglio
2008 |
| Commenti |
Periodo
consigliato: luglio - settembre
Percorso molto bello e panoramico, buon banco
di prova per i successivi tratti della "Via delle Bocchette".
Consigliate, anche se leggermente più impegnative, le varianti alle cime:
molto facile e veloce Cima Falkner, un po' più impegnativa la Cima del
Grostè, specie nella discesa verso Sud. Consigliabile la discesa per il
Sentiero Dallagiacoma, evitando l'inutile deviazione per la Bocca di
Tuckett (specie se si prosegue il giorno successivo con le "Bocchette
Alte"). |
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