Mongioie 2630 - Cresta Nord-Ovest

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CARTINA CONSIGLIATA

Fraternali scala 1:25.000 – Foglio 19

CATEGORIA/ZONA

ALPINISMO - ALPI LIGURI

SCHEDA N. 65

 

FOTO NOTEVOLI

FOTOPERCORSO VIRTUALE

CARTINA TOPOGRAFICA DELLA GITA

ROCCA DEL PIS E PUNTA HAVIS DE GIORGIO, CON LA SELLA PISCIO E IL RIFUGIO MONDOVÌ, DAL PIAN MARCHISIO

DAL COSTONE SOPRA IL GIAS GRUPPETTI VERSO IL MASSICCIO SALINE-PIAN BALLAUR

LUNGO L’AEREA E PANORAMICISSIMA CRESTA NORD-OVEST DEL MONGIOIE

DI RITORNO VERSO IL GIAS GRUPPETTI, CON LA CIMA DELLE SALINE SULLO SFONDO

 

STORIA ALPINISTICA

Il Mongioie ( 2630 m ) è la cima più significativa della lunga costiera che, originatasi dalla Punta Marguareis, costituisce la fiancata sinistra idrografica dell'alta Val Tanaro. Nel tratto sopra l'abitato di Viozene detta costiera assume un aspetto prettamente dolomitico, presentando imponenti placconate rocciose orlate da arditi campanili, fra cui si insinuano numerosi canali che, se innevati, risultano molto interessanti dal punto di vista alpinistico. 

Dal Pian Rosso, presso il Rifugio Mongioie, la cima vera e propria non è individuabile, in quanto l'imponente bastionata della Rocca Garba ( 2460 m ), a cui si appoggiano a sinistra i tre arditi pinnacoli chiamati Bricchi Neri ( 2296 m ), la nasconde con prepotenza. Verso Nord, sulla testata di Valle Ellero, presenta un caratteristico versante a placche e erba di aspetto carsico, con numerose doline, mentre ad Est scende sul Bocchino dell'Aseo ( 2292 m ) con un uniforme pendio detritico o nevoso, logica via normale di salita. Ma il versante più spettacolare è senza dubbio quello Nord-Est, rivolto all'alta Valle Corsaglia, che è costituito da una triangolare parete rocciosa alta circa 500 m che domina il piccolo Lago della Raschera. La cresta Sud-Ovest, che costituisce lo spartiacque fra i bacini dell’Ellero e del Tanaro, è molto frequentata dagli escursionisti, grazie ad una marcata traccia di sentiero segnalata che raggiunge la vetta partendo dal Bocchino delle Scaglie (2325 m).

La cresta Nord-Ovest, a cavallo fra Ellero e Corsaglia, al contrario risulta assai solitaria e quasi sconosciuta, a causa dell’assenza di tracce e di una maggiore lontananza dagli itinerari di traversata segnalati della zona. Inoltre, un breve tratto di roccette nella parte alta rende questo itinerario non per tutti, sebbene comunque facile e abbastanza sicuro. Ho valutato a lungo se considerare questa salita un itinerario già alpinistico o solo per esperti escursionisti, ma alla fine ho deciso di classificarlo F, in quanto al tratto di roccette già menzionato vanno aggiunti anche l’assenza di tracce lungo la cresta ed una significativa esposizione sulla parete Nord-Est nell’ultimo tratto. Primi salitori sconosciuti.

 

PUNTO DI PARTENZA

Rifugio Mondovì ( 1761 m ), raggiungibile dalla Porta di Pian Marchisio (Valle Ellero), in h 0,45. Per i particolari sull’accesso, vedi itinerario Al Pis dell’Ellero.   

 

AVVICINAMENTO

Dal rifugio si segue la carrareccia che, aggirato il dosso dove sorge la Sella Piscio , si va ad innestare in dolce discesa sulla sterrata di fondovalle. Ci si dirige verso la testata del vallone, si guada una prima volta il rio, si passa nei pressi del Gias Pra Canton ( 1764 m ) e si supera nuovamente il corso d’acqua. Raggiunto uno sbarramento roccioso che sembra chiudere la valle, una serie di tornanti scavati nella roccia permettono di superarlo, giungendo così ad un ripiano con bella vista su Mongioie e Cima delle Saline, dove stacca a destra la mulattiera per il Passo delle Saline (vedi anche itinerario Traversata del Mongioie, paline). Trascurata la mulattiera, si procede sulla carrareccia principale, che traversa alta sul letto del rio poi, fra spettacolari rocce carsiche, raggiunge un ponticello che immette nel vasto ripiano pascolivo sede del ristrutturato Gias Gruppetti (1863 m, h 1,20), ai piedi dello spettacolare circo carsico-glaciale che caratterizza il versante ovest del Mongioie.

Raggiunta la bella costruzione del gias, si prosegue lungo la traccia che, abbandonato il fondovalle, risale con lunga diagonale i dossi erbosi discendenti dalla Cima della Brignola (paletti segnavia e segni rossi sulle rare pietre affioranti): in alternativa, con percorso più diretto, è possibile risalire direttamente gli arrotondati dossi erbosi con facile percorso fino ad un più marcato costone, dove in ogni caso si ritrovano i segnavia. Dalla sommità del costone si scende brevemente in un’ampia conca erbosa, da dove si riprende la salita (tracce marcate) in direzione del piede di una fascia rocciosa strapiombante. Con alcuni ripidi tornanti si giunge alla base delle rocce, che si costeggiano poi alla base con insistente salita, sfruttando nella prima parte un’ampia cengia erbosa. Si giunge così all’inizio di un’allungata valletta carsica (2180 m circa), sovrastata sulla sinistra dalla Cima della Brignola e, sulla destra, dai contrafforti rocciosi del Mongioie. Lasciata a sinistra una traccia segnalata diretta al Colletto Brignola-Seirasso (paline), si continua sul fondo della valletta, tendendo leggermente a destra, fra erba e rari massi, in ambiente carsico sempre più spettacolare: giunti alla base del ripido pendio erboso che, verso sinistra sale alla sella 2392 m, al piede della cresta Nord-Ovest del Mongioie, si abbandona la traccia segnalata (diretta al Bocchino delle Scaglie, che seguiremo al ritorno) e si attacca direttamente il ripido pendio di erba e lingue di fini detriti. In assenza di tracce, ma del tutto facilmente, si guadagna quota seguendo il percorso giudicato più consono: la giusta attenzione va comunque prestata, specie tagliando ripide lingue detritiche, alle pietre mobili (EE). Con un po’ di fatica, ma del tutto facilmente, si guadagna infine la sella 2392 m (h 1,30 dal Gias Gruppetti), dove si incontrano i segnavia bianco-rossi del “Sentiero Tonino Vigna”, proveniente dalla Cima della Brignola e diretto al Mongioie per il versante Nord-Nord-Est. Appare, sull’opposto versante, l’ampia testata pascoliva della Valle Corsaglia, con i pascoli dell’Alpe Raschera dominati dalla Punta del Zucco. Alle nostre spalle, domina il paesaggio il massiccio della Cima delle Saline, che non riesce a nascondere la lontana Serra dell’Argentera. Attacco.

 

DESCRIZIONE DELLA VIA

Dalla sella si sale per il filo di cresta, ampio ed erboso ma ripido, fino al successivo dosso (ometto su alcuni lastroni rocciosi), da dove appare evidente tutto il prosieguo dell’itinerario. Trascurando la dirittura degli ometti (che indicano il “Sentiero Tonino Vigna”, che taglia i dossi erbosi verso Ovest, alla base delle placconate sommitali della parete Nord del Mongioie), si devia gradualmente verso sinistra, risalendo in diagonale i ripidi pendii erbosi in direzione di un evidente colletto alla base di un marcato rilievo sul filo di cresta. Raggiunto il colletto, si rimonta la cresta del rilievo per magra erba e qualche banale roccetta (EE), giungendo così al piede dell’ultimo tratto roccioso della cresta, che precipita verso Nord-Est con una vertiginosa parete. Si sale poco a destra del filo, per facili rocce gradinate ( grado, F), fino alla base di una breve placca rocciosa piuttosto liscia. Ci si porta nei pressi del filo (un po’ esposto), dove una rampa inclinata verso destra consente di superare la breve fascia superiore, leggermente strapiombante ( grado, F) e di raggiungere le rocce gradinate ( grado, esposto) che, in breve, conducono all’aerea spalla dove sorge la monumentale statua bronzea della Madonna, alta circa tre metri, rivolta verso la Valle Corsaglia. Si prosegue lungo filo, scendendo ad uno strettissimo intaglio grazie ad alcuni gradini scalpellati ( grado, esposto!), da dove un inquietante canale precipita verso la parete Nord-Est. Proseguendo più facilmente, si continua lungo l’aerea cresta fino ad incrociare i segnavia della via normale, provenienti dal Bocchino dell’Aseo: seguendo l’ormai facile cresta rocciosa poco inclinata (in comune con la via normale), si guadagna in breve la vetta del Mongioie (2630 m, h 1,00 dalla sella 2392 m, grande croce). Panorama veramente spettacolare a giro d’orizzonte, dalle Alpi Liguri alle Marittime, al Monviso e alla pianura. Verso Sud appare il Mar Ligure e, nelle giornate più limpide, il profilo della Corsica.

 

Discesa: Si segue il marcato sentierino segnalato che percorre, in discesa, l’ampia cresta Sud-Ovest. Lasciata a sinistra l’arrotondata sommità della Rocca Garba, si perde quota per gli ampi pendii di detriti e magra erba e, con alcuni ampi tornanti, si tocca l’allungata depressione erbosa del Bocchino delle Scaglie (2325 m, h 0,30 dalla vetta, paline).

Trascurata la traccia che, attraverso il Canale delle Scaglie, scende verso Sud in direzione del Rifugio Mongioie e quella che prosegue lungo l’arrotondata cresta erbosa verso il Passo delle Saline (vedi anche itinerario Traversata del Mongioie in senso inverso), si seguono le labili tracce che, verso Nord, percorrono una serie di valloncelli carsici caratterizzati da doline, pozzi e inghiottitoi, in ambiente assai caratteristico. Tendendo gradualmente verso destra, le tracce (labili ma segnalate) giungono sul ciglio di un ripido pendio sovrastante un’enorme dolina dal fondo erboso, localmente nota come Ngoro Ngoro (scherzoso accostamento con l’omonima monumentale caldera in Tanzania). Con numerose svolte, il sentierino perde quota per erba e massi e giunge sul fondo pianeggiante della grande dolina: se ne esce all’estremità opposta, proseguendo in discesa diagonale per una serie di valloncelli carsici fino al punto in cui si era abbandonata la traccia per risalire il pendio verso la sella 2392 m. Seguendo quindi il percorso già seguito in salita, si ritorna al Rifugio Mondovì  (h 1,40 dal Bocchino delle Scaglie) ed eventualmente alla Porta di Pian Marchisio (h 0,40 dal rifugio).

 

TEMPO TOTALE

h 6,00 circa (h 0,30 circa di facile arrampicata, esclusi avvicinamento e discesa dal rifugio)

DISLIVELLO

1000 m circa (esclusi avvicinamento e discesa dal rifugio)

DIFFICOLTA’

F (brevi passi di I° grado leggermente esposti, concentrati nell’ultimo tratto di cresta)

MATERIALE UTILE

casco

ULTIMO SOPRALLUOGO

22 agosto 2025

PERIODO CONSIGLIATO

giugno e settembre

COMMENTI

Facile salita, piuttosto lunga ma non eccessivamente faticosa, in ambiente carsico fra i più spettacolari del cuneese. Le difficoltà (comunque assai modeste) sono concentrate nel breve tratto finale della cresta, dove non manca anche una certa esposizione. Assai poco frequentato, difficilmente si incontrerà qualcuno finchè non si esce in vetta, dove invece l’affollamento sarà quasi garantito. Molto bello anche il ritorno dal Bocchino delle Scaglie e il Ngoro Ngoro, anche qui poco frequentato e in ambiente naturale pregevole (attenzione all’orientamento in caso di nebbia!). Consigliatissimo!