Dalla stazione di arrivo
delle telecabine (paline)
si segue la stradetta cementata verso sinistra, seguendo le indicazioni
per Cunéaz (segnavia 13).
Questa, con un ampio tornante in
discesa, perde quota verso il fondovalle, passando a valle
del Bar Ristorante del Crest (laghetto). Divenuta sterrata, la
carrareccia prosegue la non ripida discesa fra i pascoli in
direzione di un gruppo di larici: ad un bivio si
prosegue a sinistra, in piano, lasciando a destra la
prosecuzione della carrareccia diretta a Frantze. Con percorso
ora in falsopiano, la larga mulattiera attraversa una fresca zona
alberata, lascia a destra il sentiero che scende a superare il rio su
un ponte e diretto a Mascognaz, quindi giunge ad un’ampia
radura erbosa in lieve salita, dove sorgono alcune belle
baite ristrutturate. Con un
breve tratto in salita un po’ più marcata (bella vista,
alle nostre spalle, sull’imponente
Grand Tournalin) si giunge ad una nuova area boscosa,
dove si supera un piccolo rio su
un ponticello di legno (curiose formazioni
di muschio sui parapetti del ponte).
Con un tratto in lieve
salita si
esce definitivamente dal bosco, raggiungendo aperti pendii
erbosi da cui si avvistano, abbarbicate al costone, le
case di Cunéaz: con un’ultima breve ma più
insistente salita
fra i prati si giunge in breve alla
chiesetta, che precede le altre case della borgata di Cunéaz
(2049 m, h 0,45 da Crest).
Citato nei documenti
storici come alpeggio nel 1323, il villaggio di Cunéaz (Quenéa
in patois) risulta abitato in permanenza intorno al 1376. Trovandosi
all’imbocco del vallone omonimo, sulla mulattiera di collegamento fra
la Val d’Ayas e la Valle di Gressoney attraverso il Colle Pinter, il
piccolo insediamento originario si accrebbe nel XIV° secolo durante la
migrazione dal Vallese di popolazioni walser che si stabilirono nella
valle. A conferma storica della loro presenza sono ancora oggi alcuni
toponimi di origine germanica.
Nel XVIII° secolo Cunéaz
era un grande centro densamente popolato, che arrivò a contare oltre
100 abitanti, distribuiti in 16 famiglie che vivevano tutto l’anno ad
una quota così alta. Il villaggio, completamente autosufficiente, era
organizzato in tre quartieri: la Véla (dal latino villa,
casa di campagna), che era il centro vero e proprio, la Cazà, in
basso, e l’Oberdò (termine di origine germanica Ober Dorf,
villaggio superiore) in alto. Aveva un mulino e tre forni, di cui due
privati e uno collettivo (restaurato nel 1990).
È inoltre documentata
l’esistenza di una scuola mista già nel 1783, retribuita in buona
parte dall’antica Cappella di San Lorenzo (XVII° secolo).
Accanto alle più
recenti case in muratura di pietra (XVIII°-XIV° secolo) si ergono
ancora numerosi gli antichi rascard, di cui uno risalente
addirittura al XV° secolo, prezioso patrimonio storico e architettonico
oggi tutelato da sapienti operazioni di recupero e ristrutturazione.
(notizie tratte da
tabellone in loco)
Salendo fra
le antiche caratteristiche case, è possibile raggiungere la
piazzetta dove si può osservare il vecchio forno comunitario
ristrutturato (fontana) ed eventualmente salire alla parte superiore del
villaggio, oppure, volgendo a sinistra, salire al grande antico edificio
che ospita il Rifugio
l’Aroula, in bella posizione panoramica (fontana).
Girellando per il
villaggio, saltano agli occhi i rascard (rahĉart in
patois): costruiti in tronchi assemblati con tecniche costruttive
diverse nei secoli, erano edifici adibiti al deposito e alla trebbiatura
dei cereali (segale, orzo, frumento). La loro caratteristica peculiare
è quella di essere “sollevati” da terra tramite pilastrini di
pietra a forma di fungo, con lo scopo di impedire l’accesso
all’interno ai roditori: un sistema tanto ingegnoso quanto efficace!
Ritorno per la stessa
via in h 0,40. Volendo, è anche
possibile tornare a Crest seguendo la sterrata di servizio agli
impianti di risalita, che passa pochi metri sopra il Rifugio
l’Aroula (in questo caso h 0,20,
ma percorso più assolato e meno pittoresco).