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| Introduzione |
Il Monviso
(3841 m), situato alla testata delle valli Varaita e Po, è
la montagna simbolo delle Alpi sudoccidentali. La sua mole, così
nettamente preponderante rispetto alle cime vicine, lo rendono evidente e
visibile praticamente da ogni punto della pianura, ma anche da quasi tutte
cime dall’Appennino Ligure fino al Gruppo del Monte Rosa.
Si tratta di una cima spettacolare, da primato, e ogni lato riserva
aspetti diversi ma ugualmente degni di nota: dal roccioso versante
orientale, simile ad una piramide quasi perfetta, a quello occidentale,
costituito da severe placconate, a quelli settentrionale e
nordoccidentale, incisi da vertiginosi canaloni e colonizzati da
imprendibili ghiacciai pensili. Anche le cime satelliti, ovviamente,
risultano severe ed imponenti, rendendo ancora più interessante l’ambiente
di questo settore alpino. Il Giro Classico del Monviso è un
itinerario molto conosciuto, ottimamente servito da punti di appoggio
strategici, facile e spettacolare: per questo è anche molto frequentato,
e nelle belle giornate estive si patisce un po’ di affollamento, sia sui
sentieri che, soprattutto, nei rifugi. Ma sicuramente è un’escursione
che merita, per i panorami spettacolari, gli splendidi laghetti e le
vedute sempre diverse che si possono godere del Monviso. Un’altra
particolarità degna di nota è il Buco di Viso, una galleria
scavata nella roccia in epoca sabauda che sottopassa il Colle delle
Traversette, e che è da molti considerata come il primo esempio di
traforo alpino della storia. Qui è proposto l’itinerario più classico,
con partenza ed arrivo al Pian del Re (2020 m), alla testata della Valle
Po, raggiungibile con una comoda carrozzabile asfaltata, ma non
mancano gli escursionisti che intraprendono la traversata partendo da Castello
di Pontechianale (Valle Varaita) o dal Belvèdere du Viso
(Vallèe du Guil, specie gli escursionisti francesi): soprattutto
nel primo caso il dislivello aumenta di circa 400 m, rimanendo inalterati
gli altri aspetti che rendono il giro assai consigliabile. L’itinerario
è qui suddiviso in 3 tappe, ma nulla vieta di effettuarlo in 2 o 4
giorni, a seconda del tempo a disposizione e dell’allenamento di ognuno.
Effettuarlo in una sola giornata è possibile, ma sono richiesti grande
allenamento e velocità: ma a mio parere è un peccato, perché sarebbe a
scapito del tempo necessario per godersi l’ambiente ed i fantastici
panorami! L’unica piccola variante, rispetto all’itinerario più
classico, è la digressione al Rifugio Alpetto, recentemente
ricostruito e che consente un più tranquillo pernottamento rispetto all’affollatissimo
Rifugio Q. Sella. La prima traversata nota è dell’inglese Forbes
nell’estate del 1839, che effettuò il giro completo in un solo giorno,
marciando per ben 14 ore consecutive. |
| Punto di partenza |
Pian del Re
(2020 m), raggiungibile dalle uscite di Marene o Fossano
(Autostrada A6
Torino - Savona) attraverso Saluzzo e la Valle Po. Giunti a Crissolo
(1318 m, 33 km da Saluzzo), dominato dall'imponente Monviso
(3841 m), la strada prosegue ripida fino al Pian della Regina ed
infine al Pian del Re (grandi parcheggi a pagamento), ampio ripiano prativo in una magnifica
cerchia di vette rocciose; fra due roccioni, al margine sud-occidentale
del piano, sgorgano le Sorgenti del Po. Presso il termine della
strada sorge il Rifugio
Albergo Alpino, di proprietà privata. |
| Descrizione |
1° tappa:
da Pian del Re al Rifugio Alpetto
Raggiunte le Sorgenti
del Po, si prende il sentiero che risale con ampi tornanti il pendio
retrostante, tra erba e pietre; transitando a ridosso di una grande roccia
nera, si supera un rio e si giunge sulle rive del bel Lago Fiorenza
(2113 m, h 0,25); splendida vista sul Monviso
che si specchia nelle placide acque. Oltre il lago, si sale per un erto sentiero fino ad una
selletta, che si
affaccia sull' ampio e selvaggio vallone del Rio dei Quarti. Costeggiate alla base le
rocce della Colmetta (2389 m), si risale un breve pendio e si
arriva ad un bivio (h 1,15): tralasciata
la diramazione di destra, diretta la Rifugio
Giacoletti,
si prende quella di sinistra, che si abbassa leggermente e poi si dirama
ulteriormente. Lasciata la traccia, ormai in disuso e pericolosa per le
scariche di roccia e ghiaccio provenienti dal sovrastante Ghiacciaio
Coolidge, che costeggia dall'alto il piccolo Lago Chiaretto (2261
m), si scende ripidamente sulla sponda del
lago, per risalire poi
l'opposto versante per un erto pendio erboso cosparso di massi e
raggiungere la vecchia traccia presso una zona
detritica. Il sentiero si
innalza quindi su un pendio di sfasciumi e, tagliando a mezzacosta
(possibile neve), raggiunge
un poggio a circa 2500 m (h 1,50). Da
qui si entra nella conca rocciosa compresa tra il Monviso e il Viso
Mozzo (3019 m), che si risale con moderata salita fino alla vasta
depressione del Colle del Viso (2650 m, h
2,30), da cui ci si affaccia sull'ampio bacino del Lago
Grande di Viso (2590 m); lasciando in basso a destra il lago, si prosegue sul
sentiero che quasi pianeggiante taglia il versante Sud del Viso Mozzo
e conduce al Rifugio
Quintino Sella (2640 m, h 2,45).
Dal rifugio si scende lungo una mulattiera sulla sponda del Lago Grande
di Viso, quindi si prosegue alternando tratti pianeggianti a brevi
discese inoltrandosi nella regione delle Sagnette, sede degli
omonimi laghi. Si incontrano così altri due laghetti, il primo senza
nome, il secondo denominato Lago della Pellegrina. Raggiunto un
bivio, si abbandona la mulattiera principale (che sale direttamente al Passo
Gallarino) e si prende un sentiero a sinistra (ind. per Rifugio
Alpetto), che inizia a scendere con decisione in un ampio vallone
erboso e detritico ai piedi delle Balze di Cesare. Con diversi
tornanti si scende ad una presa dell’acquedotto con centralina
idroelettrica, quindi si prosegue la discesa, tagliando verso sinistra una
scarpata rocciosa. Seguendo il corso dell’impetuoso rio, si perde quota
lasciando a destra una deviazione in salita per il Passo Gallarino
e si raggiunge un ampio ripiano erboso (2330 m circa), dove il ruscello si
distende con pigre volute. Si attraversa il ripiano da sinistra a destra
poi, dopo una brevissima risalita, si scende dall’altra parte per un
costoncino erboso nella conca che ospita il placido Lago dell’Alpetto
(2238 m). Tagliando dall’alto la conca, si raggiunge un colletto erboso
dove sorge il rustico edificio del vecchio Rifugio Alpetto (ora
convertito in museo etnografico): proseguendo poche decine di metri, si
giunge al nuovo e funzionale Rifugio
Alpetto (2268 m, h 1,15
dal Rifugio Q. Sella, h 4,00
complessive).
2° tappa: dal Rifugio Alpetto al Rifugio Vallanta
Dal rifugio si segue a ritroso il percorso del giorno precedente fin
oltre il ripiano erboso, dove si incontra un bivio: si abbandona il
sentiero diretto ai Laghi delle Sagnette e si segue, a sinistra,
una traccia che risale l’ampio vallone mantenendosi sulla sua destra
idrografica. Ormai quasi a ridosso delle scure Rocce del Lu, il
sentiero scavalca alcuni dossi e si porta al centro di una spianata
erbosa, dove si trova un gias (2480 m). Qui la traccia è poco evidente, e
bisogna far riferimento ai segni bianco-rossi ed agli ometti, che comunque
guidano il cammino senza troppe incertezze. Riprendendo a salire per una
serie di conche detritiche alla base delle rocce (possibile neve residua
ad inizio stagione) si intercetta infine l’ampia mulattiera proveniente
dai Laghi delle Sagnette. Seguendo questa mulattiera, si sale con
alcuni comodi tornanti al vasto altipiano detritico del Passo Gallarino
(2727 m), da dove ci si affaccia sulla testata del selvaggio Piano
Gallarino, dominato dalla piramide rocciosa della Cima delle Lobbie
(3015 m, h 2,15 dal Rifugio Alpetto,
cartelli). Si prosegue sulla mulattiera principale che, dapprima in
leggera salita e poi pianeggiante, taglia dall’alto tutta l’ampia
testata del Piano Gallarino (quasi una specie di altipiano di erba
e lastronate rocciose, punteggiato di minuscoli specchi d'acqua) per
portarsi alla sella rocciosa del Passo di San Chiaffredo (2764 m, h
0,15 dal Passo Gallarino), aperto tra la Punta Malta
e la Punta Trento, che mette in comunicazione il Piano Gallarino
con il Vallone delle Giargiatte. Si scende ora in quest’ultimo
vallone, in ambiente assai aspro e selvaggio. Si supera un primo grazioso
laghetto, si raggiunge un secondo specchio d'acqua (Lago Lungo), sulle cui sponde sorge una curiosa
"foresta" di ometti di pietre di ogni forma e dimensione, quindi
si scende ancora fin sulle rive del Lago Bertin (2701 m, h
0,25 dal passo), dominato da un poggio roccioso su cui sorge il
giallo Bivacco
Bertoglio (2760 m). Trascurando il sentierino che sale
al bivacco, si prosegue nel fondovalle: due tracce parallele, una sulla
destra ed una sulla sinistra idrografica, conducono indifferentemente alla
base di un gradone, poi, una volta riunitesi, si continua a discendere il
lungo vallone, in cui si alternano brevi riposanti ripiani erbosi a più
ripide balze detritiche, che il sentiero supera con numerosi tornanti.
Quando i detriti lasciano definitivamente il posto ai prati ed ai primi
alberi, il sentiero inizia a traversare leggermente verso destra: ben
presto si entra nel magnifico Bosco dell’Alevè (una delle
foreste più estese d’Italia), proprio in corrispondenza di una brusca
impennata del vallone, che scende ripido confluendo nel Vallone di
Vallanta. Sempre tendendo a destra, il sentiero scende nel
lussureggiante lariceto, lascia a sinistra una traccia diretta al Rifugio
Bagnour e, con un’ultima serie di tornanti, raggiunge
il fondovalle presso alcune baite diroccate (Grange Gheit, 1912 m).
Attraversato il rio su un ponte in legno, si risale brevemente sull’altra
sponda e ci si inserisce sulla larga mulattiera proveniente da Castello
di Pontechianale che risale il Vallone di Vallanta (h
2,00 dal Lago Bertin). Seguendo questa mulattiera a
destra, in salita moderata, si raggiungono alcuni casolari in un ripiano
erboso, si supera nuovamente il rio, quindi con alcune svolte si risale un
pendio e si taglia alla base il Vallone delle Forciolline fino ad
un’altra baita, ormai al limitare superiore del bosco. Si attraversa per
l’ultima volta il rio su un ponte, portandosi definitivamente sulla
destra idrografica, quindi si prosegue lungamente per prati lungo il
rettilineo vallone, con belle vedute sulle lisce placconate della Punta
Caprera (in alto a destra). Giunti in vista di una balza che sbarra il
vallone, la mulattiera prende quota a sinistra con diversi tornanti
quindi, lasciata a sinistra una diramazione per il Passo della Losetta,
si porta sul sovrastante ripiano
erboso, ormai in vista del rifugio.
Abbandonata la mulattiera principale, diretta al Passo di Vallanta,
si prende un sentiero a destra che taglia pianeggiante una valletta e,
superato il rio, sale in breve al poggio dove sorge l’avveniristico
edificio del Rifugio
Vallanta (2450 m, h 2,00
dal bivio col Vallone delle Giargiatte, h
7,00 complessive): oltre il rifugio giace il grazioso laghetto
chiamato "Bealera Funsa", dominato dall’altissimo
versante occidentale del Monviso e del Viso di Vallanta.
3° tappa: dal Rifugio Vallanta al Pian del Re
Dal rifugio si segue un sentierino (indicazioni) che risale un breve
ripido pendio fino a ritrovare la mulattiera principale diretta al Passo
di Vallanta. Con percorso in costante ma non troppo ripida salita,
questa consente di guadagnare quota al di sopra del vasto ripiano di
fondovalle dove sorge il vecchio ed ormai in disuso Rifugio Gagliardone.
Superata una strettoia rocciosa, la mulattiera sale ancora sulla destra
idrografica con diversi tornanti (bellissime vedute sulla piramide del Monviso),
quindi effettua un lungo traversone tagliando i pendii prativi fino ad
aggirare un costone. Lasciata a sinistra un’altra diramazione diretta al
Passo della Losetta, si raggiungono gli estesi macereti alla
testata del vallone, e si scende leggermente fino all’ampia insellatura
del Passo di Vallanta (2811 m, spesso neve, h
1,15 dal rifugio). Ammirato lo spettacolare versante nord-ovest
del Monviso, affiancato dal Visolotto e dalla Punta
Gastaldi, si scende dall’altra parte in territorio francese per
ripidi pendii detritici (attenzione in caso di lingue di neve dura).
Seguendo tracce, segni ed ometti si traversa in leggera discesa a lungo
verso sinistra, alla base della Cima della Losetta, indi si perde
quota alla testata della Vallèe du Guil, di cui appaiono già le
grandi distese prative, con il visibile Refuge du Mont Viso. Con
numerosi erti tornanti fra i detriti si raggiunge il fondo erboso di una
bella conca, in cui giace il pittoresco Lac Lestio (2510 m, h
1,00 dal passo). Si segue per un breve tratto l’emissario del
lago, poi lo si attraversa e si prosegue in diagonale per una comoda
mulattiera sui vasti e poco inclinati pendii erbosi alla testata del
vallone. Con piacevole percorso poco faticoso, e con
panorami veramente mozzafiato sul Monviso, si raggiunge il moderno e
confortevole edificio del Refuge
du Mont Viso (2460 m, h 0,30
dal lago). Da qui si prosegue lungo la pianeggiante mulattiera che taglia
gli assolati pendii erbosi, fino ad una conca dove si incontra un bivio:
si trascura il sentiero di sinistra, diretto al Col Seilliere ed al
Rifugio
Battaglione Alpini Monte Granero, e si prosegue a
destra, in direzione del Colle delle Traversette (indicazioni
evidenti). Il sentiero risale con numerose svolte l’aspro
vallone,
supera un gradone e, in ambiente ormai aspro e roccioso, ne raggiunge la
detritica testata. Lasciata a sinistra un’ulteriore deviazione per il Passo
Seillerino ed il Rifugio Monte Granero, la traccia taglia la
comba terminale alla base di alte pareti rocciose, quindi sale decisamente
fino ad un ripiano, ormai in vista dell’intaglio del Colle delle
Traversette: qui si trovano un tabellone esplicativo e le indicazioni
per il Buco di Viso. Si abbandona dunque la traccia
principale diretta al Colle delle Traversette (comunque possibile
variante di percorso), e si sale pochi metri a sinistra, fino alla base
della parete rocciosa: qui, spesso nascosto da residui nevosi, si trova l’imbocco
francese del Buco di Viso (2880 m, h 1,30
dal rifugio). Questo è situato in una zona altamente friabile, per cui
nel corso dei secoli questo lato è stato spesso ostruito da frane e
smottamenti. Attualmente (2010) l’ingresso è rinforzato con una rete di
tondini di acciaio, che se da un lato ne preservano l’integrità, dall’altro
costringono a muoversi con attenzione, per evitare di ferirsi o graffiarsi
….. Raggiunto il fondo della galleria calandosi per circa due metri
(attenzione!), la si percorre per circa un centinaio di metri (necessaria
la torcia elettrica), facendo attenzione a non battere la testa contro gli
spuntoni della volta. Si esce dall’altra parte alla testata del Vallone
delle Traversette, nuovamente in territorio italiano, alla base delle
vertiginose pareti rocciose della Punta delle Traversette e delle Rocce
Fourion. Lungo una breve traccia ci si innesta sul sentiero
proveniente dal sovrastante vicino colle, che scende con regolari tornanti
fino ad una grande casermetta in rovina. Lasciato a sinistra il sentiero
per il Colle Luisàs, si continua a scendere per un largo canale
detritico fino ad una comba ingombra di massi: si lascia il vallone
principale a destra e si prosegue dritti, lungo una sorta di ripiano
detritico fra grossi pietroni (Pian Mait). Con alcuni tornanti si
scende verso destra nuovamente sul fondovalle, dove questo si restringe
sensibilmente; si discende una balza rocciosa e si esce nella parte
inferiore del vallone, dove questo diventa erboso. Si trascura a destra la
traccia del Sentiero del Postino (diretto al Rifugio
Giacoletti) e si traversa in quota alti sulla sinistra
idrografica, raggiungendo vasti tavolati pascolivi. Lasciato a sinistra il
sentiero diretto a Col des Moines, si scende con numerosi tornanti
nuovamente sul fondovalle, quindi si prosegue per terrazze erbose fino ad
un’ultima balza. Lasciato ancora a destra il sentiero dell’accesso
normale al Rifugio Giacoletti, si scende con un ultimo traversone
fino ai parcheggi del Pian del Re (2020 m, h
2,15 dal Buco di Viso, h 6,30
complessive).
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| Tempo totale |
h
17,30 circa |
| Difficoltà |
E
allenati |
| Dislivello |
1°
tappa: 650 m in salita – 450 m in discesa; |
| 2°
tappa: 1250 m in salita – 1000 m in discesa; |
| 3°
tappa: 1000 m in salita - 1400 m in discesa |
| Ultimo sopralluogo |
luglio
2010 |
| Commenti |
Periodo
consigliato: luglio - settembre
Classicissimo giro, lungo ed un poco faticoso
ma senza difficoltà: gli unici problemi potrebbero derivare dalla
presenza di lingue di neve dura sul versante francese del Passo di
Vallanta, nel qual caso bisogna porre la giusta attenzione. Panorami e
vedute sempre nuove ed interessanti, numerosi laghi toccati durante il
percorso e comodità dei punti di appoggio ne fanno un itinerario molto
frequentato. Prenotare per tempo nei rifugi. Per il Buco di Viso, altra
particolarità del percorso, è necessario avere con sé una torcia
elettrica. |
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