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| Introduzione |
Il
versante destro orografico della Valle Sciusa (o Fiumara) è
costituito da un altopiano boscoso dove strette ed ombrose vallette si
insinuano fra salti rocciosi e fittissimi boschi fino ai poco accentuati
crinali superiori. Queste vallette un tempo erano molto frequentate dalle
popolazioni locali, che avevano eretto numerosissimi muretti a secco
creando le famose "fasce", e permettendo così un intensissimo
sfruttamento a livello agricolo di tutto il territorio. Oggi sembra
impossibile, risalendo queste vallette per sentieri quasi soffocati dalla
prorompente vegetazione infestante, che un tempo qui tutto era curato e
coltivato con grande cura e attenzione: ma le vestigia del passato sono
lì, a ricordo di questa società ormai scomparsa ma che è stata la sola
esistente da queste parti per molti secoli. Durante questo percorso, poco
faticoso, sono molto interessanti anche i numerosi ripari sotto roccia che
si incontrano, specialmente in Valle del Vacchè (il più
significativo è chiamato Casa del Vacchè) e a Camporotondo:
una ulteriore testimonianza, se ancora ce ne fosse bisogno, delle
condizioni di vita dei nostri antenati in queste terre. Infine, si
incontra sulla via del ritorno il grande recinto megalitico di Camporotondo,
del diametro di oltre 150 metri, il cui significato e la civiltà stessa
che l'ha edificato sono ancora un mistero irrisolto. |
| Punto di partenza |
Finalpia
(uscita di Finale Ligure della A10
Genova - Vantimiglia, poi, una volta sulla Via Aurelia,
proseguire in direzione Savona per circa 1 km),
da dove si prende la strada per Calvisio. Si passa il ponte sullo Sciusa
e, subito oltre la chiesa, si prende a sinistra la stretta Via Bedina.
Dopo poche decine di metri si imbocca a destra una stradina (ind. per Lacremà)
che sale ripida con numerosi tornanti fino alla chiesa di San Cipriano
di Calvisio (190 m, piccolo parcheggio presso la chiesa). |
| Descrizione |
Dalla chiesa si segue brevemente la stradina asfaltata verso
sinistra (indicazioni, segnavia ),
ma dopo pochi metri si segue un comodo sentiero a destra che costeggia un
piccolo uliveto e prosegue pianeggiante fino ad una grande cisterna per
l'irrigazione (bel panorama su San Cipriano e Finale).
Costeggiata una aggettante parete di roccia giallastra, si giunge ad un
primo bivio: si trascura il breve ramo che scende verso il letto asciutto
del ruscello (segnavia gialli) per proseguire sul segnavia
che svolta a destra e si inoltra pianeggiante nel bosco. Si segue per un
tratto il piccolo rio asciutto, si lascia a sinistra la perenne sorgente
della Ruggetta
(possibilità di rifornirsi d'acqua fresca) e continua nell'ombroso
fondovalle, fra alberi e roccette (breve variante a destra). Si lascia a
sinistra il segnavia =
diretto all'Altipiano di San Bernardino e si prosegue a
destra, in un bel bosco ombroso dove sorgono numerosissimi muretti a
secco, segno di un antico sfruttamento agricolo della zona. Si raggiungono
due splendidi ripari sotto roccia, uno la cui porta è visibile sul
versante opposto della valletta, l'altro è
sfiorato dal sentiero: è costituito da un grande vano ricavato
chiudendo con muri a secco l'ingresso di una capace caverna (h
0,35). Si passa sulla destra idrografica della valletta: qui il
sentiero è comodo e spazioso, fiancheggiato da un basso ma continuo
muretto a secco. Ci si mantiene un po' alti rispetto al fondovalle, qui
costituito da ampi ripiani terrazzati dove ormai la vegetazione arborea ha
avuto la meglio sull'originale sistemazione agricola. Raggiunto più in
avanti il fondovalle, si passa per un tratto sulla sinistra idrografica,
sempre in ambiente rurale "antico": il luogo, molto solitario e
pittoresco, è chiamato Ciàn de Rùe (Pian dei Roveri).
Ad un certo punto, presso un albero biforcuto, si abbandona il sentiero
principale, che va a morire fra la vegetazione poco più avanti, per
seguire una pista pianeggiante a destra. Il punto dove svoltare può dare
adito a qualche dubbio: comunque, seguendo il sentierino pianeggiante, si
raggiunge dopo qualche decina di metri un gradino (muretto a secco), nei
cui pressi si trova un segnavia
sbiadito, che rassicura sull'esattezza del percorso. Si procede per un
tratto per fasce quasi pianeggianti, poi si raggiunge una zona fangosa,
ritrovo abituale di cinghiali: si sale a questo punto un po' a destra, a
ridosso di una fascia rocciosa, guadagnando quota più decisamente in
ambiente umido e caratteristico. Raggiunto un grande masso con inquietante
scritta ammonitrice (VIPERE), ci si sposta un po' a sinistra e si
continua a risalire la testata della valletta: oltre le ultime due grandi
fasce successive (che ospitano al centro un angusto ricovero sotterraneo)
si esce su di un crinale boscoso, dove si incontra il largo sentiero 
proveniente direttamente da Camporotondo (h
1,10). Si prosegue verso sinistra, in piano, e si incontrano
quasi subito i pochi resti di Cà Cerisola (300 m), immersi nel
bosco a destra del sentiero. Dopo poco si trova un bivio: si trascura la
prosecuzione del segnavia  ,
diretto all'Altipiano di San Bernardino, e si scende a destra
(sempre segnavia )
con alcuni tornanti fino a raggiungere il fondo della Valle del Vacchè
nei pressi di un bel riparo sotto roccia costituito da più stanze
successive. Qui si incontra il largo sentiero con segnavia ,
proveniente da Lacremà e diretto al Ciappo dei Ceci. Si
segue questo sentiero verso destra, in discesa lungo la pittoresca
valletta, che alterna tratti boscosi a splendidi prati verdissimi. A
sinistra del sentiero si incontra la caratteristica Casa
del Vacchè, ricavata dalla chiusura con muri e tetto
spiovente di una piccola grotta naturale (h 1,30).
Si continua in lieve discesa e si raggiunge la
grande radura mediana della valle, dove a sinistra si trova un altro
piccolo riparo sotto roccia sul tipo della Casa del Vacchè e a
destra si trovano due case coloniche, ormai semi sommerse dalla
vegetazione. Poco oltre, nel bosco, si trova un bivio: si trascura la
prosecuzione del ,
che scende diretto verso Lacremà, per seguire a destra il segnavia
: questo all'inizio sale
leggermente, poi prosegue quasi in piano, a ridosso di basse paretine
strapiombanti. Un tratto di decisa salita, quasi una scalinata nella
roccia, consente di guadagnare quota, poi si traversa un po' a destra e si
entra (attraverso un varco) nel recinto megalitico di Camporotondo:
al centro una
splendida radura prativa è spesso meta di pic-nic e scampagnate.
All'estremità opposta, fra gli alberi, si trova un'altra interessantissima
casa ricavata in parte da preesistenti grotte (h
1,45). Si prosegue a sinistra della casa, con breve salita: al
segnavia si sovrappone,
per breve tratto, il .
Dopo pochi metri lo si lascia a sinistra (anche questo diretto a Lacremà)
e si prosegue a destra, per un pianeggiante crinale boscoso. Oltre un
piccolo "ciappo", il sentiero
inizia a scendere decisamente, con frequenti tratti rocciosi. Dopo un
ulteriore tratto pianeggiante (splendidi e alti muraglioni a sinistra,
ottimamente conservati), si raggiunge un altro bel "ciappo", con
vista su Finale ed il mare: si scende a questo punto con diversi
tornanti nel bosco (punto
panoramico su Lacremà) e si incontra il tracciato del .
Lo si segue verso destra, in ripida discesa nel bosco (tratti lastricati,
tornanti) e si incrocia anche il segnavia :
si prosegue dritti e si giunge in vista di Lacremà.
Lasciato a destra il sentiero diretto alla falesia di Lacremà
Inferiore, si scende fino al minuscolo centro abitato, molto
caratteristico in stile ligure-medioevale. La mulattiera passa sotto un
paio di archivolti
fra le case e raggiunge la carrareccia sterrata che, pianeggiante,
raggiunge in poche centinaia di metri nuovamente la chiesa di San
Cipriano (h 2,20). |
| Tempo totale |
h
2,20 circa |
| Difficoltà |
E |
| Dislivello |
200
m circa |
| Ultimo sopralluogo |
aprile
2010 |
| Commenti |
Gita
poco faticosa ma molto interessante, che consente di visitare luoghi
altamente solitari ma caratteristici e riposanti. Numerosi esempi di
ripari sotto roccia, anche molto elaborati, sono visibili lungo il
percorso: il più interessante, a parte la Casa del Vacchè, è quello
osservabile presso il recinto megalitico di Camporotondo, altra
particolarità degna di nota lungo il percorso. Infine, meritevole il
piccolo borgo di Lacremà, veramente pittoresco!
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