Alla Cascata del Rio Ferraia

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CARTINA CONSIGLIATA

I.G.C. scala 1:50.000 – Foglio 15

CATEGORIA/ZONA

ESCURSIONISMO - ALPI LIGURI

SCHEDA N. 76 

 

FOTO NOTEVOLI

FOTOPERCORSO VIRTUALE

CARTINA TOPOGRAFICA DELL’ITINERARIO

LA CARATTERISTICA ARMA DELLA RAVINELLA

LO SPETTACOLARE SALTO DELLA CASCATA DEL RIO FERRAIA, ALLA FINE DI APRILE CON LA MASSIMA PORTATA

LA GRANDIOSA IMBOCCATURA DELL’ARMA DU CÜPÀ

IL BACINO ARTIFICIALE DI VAL FERRAIA

 

PUNTO DI PARTENZA

Da Albenga (uscita della A10 Genova-Ventimiglia) si seguono le indicazioni per Pieve di Teco, imboccando l’ampia Valle Arroscia. Superato il paese di Ranzo, in località Canata si imbocca a destra la diramazione per Leverone e Aquila d’Arroscia: con tortuoso percorso a tornanti si guadagna quota, si lascia a sinistra la diramazione per Leverone e, con un lungo traversone prima e poi con nuovi ripidi tornanti si giunge all’abitato di Aquila d’Arroscia (borgata Piazza, 495 m).

Proseguendo con un doppio tornante fra le case si giunge ad un trivio: si prosegue a sinistra, in piano, in direzione Leverone, per prendere poi dopo poche decine di metri una diramazione a destra in salita nel bosco che, con alcune ampie svolte, raggiunge la displuviale Arroscia-Pennavaira in corrispondenza della Colla di San Giacomo (820 m, 25 km da Albenga, piccole piazzole di parcheggio).

Sul colle, al centro di un bel prato, sorge la piccola cappella di San Giacomo, dominata dai ruderi del castello medievale arroccato su uno sperone sovrastante.

 

ITINERARIO

Si continua lungo la stradetta asfaltata in lieve salita diretta, con lungo giro, a Caprauna. Con ottime vedute sull’abitato di Alto, dominato in alto dal massiccio Monte Galero, si giunge ben presto ad una piazzola con tavolo da pic-nic: alle nostre spalle, interessante veduta sul Castello di Aquila, arroccato a vigilare la Colla di San Giacomo, e sulla più lontana cuspide del Castellermo. Tagliata una ripida valletta (piccolo rio), si doppia un costone dominato dalle rocciose paretine della Rocca del Bozzaro (947 m), quindi si traversa un’altra valletta più ampia, discendente direttamente dal cocuzzolo della Madonna del Monte. Proseguendo nel traversone nel fitto bosco, con appena accennati saliscendi, si giunge ad alcuni cartelli di legno che indicano, a destra, una carrareccia che scende nella boscaglia (810 m ca., indicazione per le grotte Val Pennavaira e Cascata del Rio Ferraia, h 0,40 dalla Colla di San Giacomo).

 

Volendo risparmiare tempo e fatica, fin qui è possibile giungere senza difficoltà anche in auto (piccole aree parcheggio a bordo strada).

 

Si prosegue lungo la carrareccia che scende dolcemente nel bosco e presto diviene sentiero: si giunge così ad un bivio (paline): trascurata temporaneamente la prosecuzione a sinistra (inizialmente poco avvertibile) della traccia principale, si consiglia di proseguire lungo diramazione che prosegue dritta, in ripida discesa, che lascia a sinistra il Belvedere della Ravinella e conduce con alcuni tornanti al Belvedere della Giera e all’omonima grotta (h 0,05 dal bivio).

 

Il Belvedere della Giera si trova su un piccolo ripiano alberato al sommo di altissime pareti calcaree verticali che si inabissano verso il letto del Torrente Pannavaira. Alle spalle del ripiano si apre l’antro dell’Arma d’a Giera (o Giara): si tratta di una cavità di origine tettonica, costituita da una serie di fratture verticali collegate da pozzi molto stretti (livello massimo -52 m). Trattandosi di una cavità assai pericolosa da esplorare, all’ingresso è posizionato un cartello di pericolo con divieto di ingresso.

 

Risaliti brevemente al bivio con palina, si svolta decisamente a destra e si prosegue a mezza costa, inizialmente su terreno invaso da vegetazione. Dopo breve tratto, la traccia torna marcata, mentre traversa il fondo di una vallettina (guado del piccolo rio). Con un breve ulteriore traversone (steccato di legno) si guadagna un colletto boscoso, a monte di un torrioncino roccioso. Da qui il sentiero scende ripidissimo lungo un canalone boscoso rinserrato tra verticali pareti di calcare chiaro, traversando poi in saliscendi ai piedi di una lunga falesia (alcuni tratti lievemente esposti sono protetti con altri steccati in legno). Si giunge così ad un bivio (paline): lasciata a destra la diramazione per l’Arma da Porta, la Forra del Ferraia e Alto, si riprende a salire, sempre costeggiando la base di alte falesie rocciose. Si sfiora in breve il grande antro dell’Arma della Ravinella (790 m, h 0,35 dall’Arma d’a Giera).

 

L'ingresso rettangolare è largo quasi 50 metri e alto dai 5 agli 8 metri. Il cavernone, a pianta rettangolare (profondo una quindicina di metri) si sviluppa, come tutti i grandi antri della Pennavaira, al contatto con il basamento scistoso-calcareo che ha favorito la genesi tettonico-clastica: imponenti i blocchi di crollo corrispondenti alle nicchie di stacco dal soffitto. (da www.catastogrotte.net)

 

Proseguendo lungo il sentiero, sempre con modesti saliscendi, si tocca in breve un poggio panoramico dominante la confluenza tra il Torrente Pennavaira ed il Rio Ferraia. Di qui il sentiero scende ripido con alcuni tornanti tra gli alberi (ringhiere in legno), consentendo di raggiungere il fondo della Val Ferraia; la si risale su ottimo sentiero, dove a tratti è visibile la condotta forzata proveniente dalla soprastante diga. Dopo un po’, sulla sinistra, alla base della parete rocciosa, si apre la Tana dei Carbonari (750 m, h 0,15 dall’Arma della Ravinella).

 

Dopo la bassa saletta iniziale a pianta subtriangolare, con blocchi di crollo sul lato NE (un tempo il pavimento era coperto da un crostone stalagmitico tagliato dagli scavi archeologici), un brusco angolo a 90° immette in uno stretto cunicolo tra le concrezioni sino ad una bassa saletta subcircolare con colate e colonne calcitiche in parte ricorrose. In questa sala è stata ritrovata una fibbia di cintura composta da due teste di anatra in bronzo risalente all'età del ferro (da www.catastogrotte.net)

 

Proseguendo lungo la traccia che risale la valletta, in ambiente umido ed ombroso molto caratteristico, si giunge ad un bivio con paline; lasciando a sinistra la diramazione diretta ad Aquila e Caprauna (che si seguirà successivamente), si continua a destra, con un breve tratto più ripido, e si arriva in breve ad un ennesimo bivio. Con pochi passi in discesa a destra, verso il fondo della valletta, si arriva di fronte alla spettacolare Cascata del Ferraia (790 m ca., h 0,10 dalla Tana dei Carbonari).

 

La cascata è originata dal Rio Ferraia, tributario del Pennavaira, che compie un salto verticale di circa 25 di metri, alimentando un ampio, limpido laghetto. Purtroppo, a causa della costruzione della soprastante diga, nei periodi secchi tutta l’acqua viene convogliata nelle condotte forzate e la cascata rimane asciutta. Guardando la cascata, nella parete rocciosa sulla sinistra appare l’imbocco della galleria artificiale di circa 80 metri che consente il passaggio della tubazione della condotta forzata proveniente dal sovrastante bacino. Il percorso di detta galleria per raggiungere direttamente il lago, pur possibile, è sconsigliato per il fondo ripido e scivoloso e la necessità di una torcia elettrica.

 

Ritornati in breve al primo bivio, si segue il sentiero che sale con alcune svolte alla sovrastante Arma du Cüpà (840 m, h 0,05 dalla cascata).

 

Cavernone di dimensioni imponenti (a pianta subtriangolare allungata verso SE), quasi pianeggiante, lunga 45 m, con una superficie di circa 1000 metri quadrati. Sul lato settentrionale, scalinato dalla stratificazione dei calcari, con grandi blocchi da crollo collassati, si sviluppano piccole diramazioni e nicchie. La parte interna presenta ampi depositi calcitici, in gran parte fossili, in particolare un grandioso duomo stalagmitico. Sul lato NE si innalza la grossa stalagmite a pilastro conico, con un solco inciso dall'uomo (è l'idolo di M. Leale Anfossi). Sulla parete meridionale si sviluppa un camino, con una bella colata di calcite arancione, da cui nei periodi di forti precipitazioni sgorga una cascatella. La cavità termina con un cunicolo, in direzione SE, a sezione subtriangolare, di tipo tettonico, con minuti clastici. Nella caverna sono stati trovati resti di uomini, animali e ceramiche di epoca preistorica. (da www.catastogrotte.net)

 

Si ritorna al bivio presso la cascata e poi a quello precedente con paline: lasciato a sinistra il sentiero da cui siamo venuti, si sale a destra, guadagnando quota con ampi tornanti in un canalone rinserrato fra le rocce; uscitone a sinistra,  si prosegue nel bosco con minor pendenza, si attraversa un ampio ripiano alberato dove è possibile perdere di vista la traccia e si incontra una stradetta forestale che, in leggera salita diagonale, va a raggiungere nuovamente la strada asfaltata che collega la Colla di San Giacomo a Caprauna nel punto in cui si stacca una diramazione sterrata che scende nel bosco (paline, h 0,30 dall’Arma du Cüpà).

Volendo, qui è possibile interrompere la gita e ritornare alla macchina seguendo a ritroso la strada asfaltata. Altrimenti, si può seguire la diramazione sterrata che, con alcuni lunghi tornanti in discesa nel fitto bosco, raggiunge il piede della Diga del Ferraia (800 m ca., h 0,20 dal bivio). Una breve diramazione a sinistra risale e aggira il fronte della diga e raggiunge la sponda dell’invaso artificiale (attenzione!).

 

La diga, alta 10 metri, è stata costruita nel 1998 per irrigare i comuni di Ranzo, Aquila d’Arroscia e Borghetto d’Arroscia, che da sempre soffrono di carenza d’acqua nei mesi estivi. Il lago artificiale, posto in una bella valletta coperta da folti boschi, è frequentato dai pescatori. (da www.appenninista.it)

 

Ritornati alla stradetta asfaltata, la si segue verso Sud per circa 3 km fino a ritornare alla Colla di San Giacomo (h 1,00 circa dal lago).

 

TEMPO TOTALE

h 3,45 circa

DISLIVELLO

300 m circa 

DIFFICOLTA’

E

ULTIMO SOPRALLUOGO

25 aprile 2025

PERIODO CONSIGLIATO

primavera o autunno

COMMENTI

Giro un po’ anomalo, che inizia in discesa e finisce in salita: ideale ai primi caldi, grazie al suo svolgimento in gran parte in ombra. Un po’ di attenzione va posta a quei rari momenti un po’ esposti, visto che si costeggiano comunque imponenti falesie calcaree. Itinerario da pianificare possibilmente dopo un periodo piovoso, in modo da riuscire a godere appieno dello spettacolo della cascata. Possibilità di accorciare ulteriormente il tragitto partendo in auto all’altezza del primo bivio o trascurando la discesa al lago (non eccessivamente interessante).