Si
continua lungo la stradetta asfaltata in lieve salita diretta, con lungo
giro, a Caprauna.
Con ottime vedute sull’abitato
di Alto, dominato in alto dal massiccio Monte Galero, si giunge ben presto ad una piazzola con tavolo da
pic-nic: alle nostre spalle, interessante veduta sul Castello
di Aquila, arroccato a vigilare la Colla
di San Giacomo, e sulla più lontana cuspide del Castellermo.
Tagliata una ripida valletta (piccolo rio), si doppia un costone
dominato dalle rocciose paretine della Rocca
del Bozzaro (947 m), quindi si traversa un’altra valletta più
ampia, discendente direttamente dal cocuzzolo della Madonna
del Monte. Proseguendo nel traversone nel fitto bosco, con
appena accennati saliscendi, si giunge ad alcuni
cartelli di legno che indicano, a destra, una carrareccia che
scende nella boscaglia (810 m ca., indicazione per le grotte
Val Pennavaira e Cascata
del Rio Ferraia, h 0,40 dalla
Colla di San Giacomo).
Volendo
risparmiare tempo e fatica, fin qui è possibile giungere senza
difficoltà anche in auto (piccole aree parcheggio a bordo strada).
Si
prosegue lungo la carrareccia che
scende dolcemente nel bosco e presto diviene sentiero: si giunge così
ad un bivio (paline):
trascurata temporaneamente la prosecuzione a sinistra (inizialmente poco
avvertibile) della traccia principale, si consiglia di proseguire lungo
diramazione che prosegue dritta, in ripida discesa, che lascia a
sinistra il Belvedere
della Ravinella
e conduce con alcuni tornanti al Belvedere
della Giera e all’omonima grotta (h 0,05 dal
bivio).
Il
Belvedere della Giera si trova su un piccolo ripiano alberato al sommo di altissime pareti
calcaree verticali che si inabissano verso il letto del Torrente Pannavaira. Alle spalle del ripiano si apre l’antro dell’Arma
d’a Giera (o Giara): si tratta di una cavità di origine tettonica, costituita da
una serie di fratture verticali collegate da pozzi molto stretti
(livello massimo -52 m). Trattandosi di una cavità assai pericolosa da
esplorare, all’ingresso è posizionato un cartello
di pericolo con divieto di ingresso.
Risaliti
brevemente al bivio con palina, si svolta decisamente a destra e si
prosegue a mezza costa, inizialmente su terreno invaso da vegetazione.
Dopo breve tratto, la
traccia torna marcata, mentre traversa il fondo di una
vallettina (guado
del piccolo rio). Con un breve ulteriore traversone (steccato
di legno) si guadagna un colletto boscoso, a monte di un
torrioncino roccioso. Da qui il
sentiero scende ripidissimo lungo un canalone boscoso
rinserrato tra verticali pareti di calcare chiaro, traversando poi in
saliscendi ai piedi di una lunga falesia (alcuni
tratti lievemente esposti sono protetti con altri steccati in legno).
Si giunge così ad un bivio (paline):
lasciata a destra la diramazione per l’Arma da Porta, la Forra
del Ferraia e Alto, si riprende a salire, sempre costeggiando la base
di alte falesie rocciose. Si sfiora in breve il grande antro dell’Arma
della Ravinella (790 m, h 0,35 dall’Arma d’a Giera).
L'ingresso
rettangolare è largo quasi 50 metri e alto dai 5 agli 8 metri. Il
cavernone, a pianta rettangolare (profondo una quindicina di metri) si
sviluppa, come tutti i grandi antri della Pennavaira, al contatto con il
basamento scistoso-calcareo che ha favorito la genesi
tettonico-clastica: imponenti i blocchi di crollo corrispondenti alle
nicchie di stacco dal soffitto. (da www.catastogrotte.net)
Proseguendo
lungo il sentiero, sempre con modesti saliscendi, si tocca in breve un
poggio panoramico dominante la confluenza tra il Torrente
Pennavaira ed il Rio
Ferraia. Di qui il sentiero scende ripido con alcuni
tornanti tra gli alberi (ringhiere in legno), consentendo di raggiungere
il fondo della Val
Ferraia; la si risale su ottimo sentiero, dove
a tratti è visibile la condotta forzata proveniente dalla
soprastante diga. Dopo un po’, sulla sinistra, alla base della parete
rocciosa, si apre la Tana
dei Carbonari (750 m, h 0,15 dall’Arma
della Ravinella).
Dopo
la bassa saletta iniziale a pianta subtriangolare, con blocchi di crollo
sul lato NE (un tempo il pavimento era coperto da un crostone
stalagmitico tagliato dagli scavi archeologici), un brusco angolo a 90°
immette in uno stretto cunicolo tra le concrezioni sino ad una bassa
saletta subcircolare con colate e colonne calcitiche in parte ricorrose.
In questa sala è stata ritrovata una fibbia di cintura composta da due
teste di anatra in bronzo risalente all'età del ferro (da www.catastogrotte.net)
Proseguendo
lungo la traccia che risale la valletta, in ambiente umido ed ombroso
molto caratteristico, si giunge ad un
bivio con paline; lasciando a sinistra la diramazione diretta
ad Aquila e Caprauna (che si seguirà successivamente), si continua a
destra, con un breve tratto più ripido, e si arriva in breve ad un
ennesimo bivio. Con
pochi passi in discesa a destra, verso il fondo della
valletta, si arriva di fronte alla spettacolare Cascata
del Ferraia (790
m ca., h 0,10 dalla
Tana dei Carbonari).
La
cascata è originata dal Rio
Ferraia, tributario del Pennavaira, che compie un salto verticale di circa 25 di metri, alimentando un
ampio, limpido laghetto. Purtroppo, a causa della costruzione della
soprastante diga, nei periodi secchi tutta l’acqua viene convogliata
nelle condotte forzate e la cascata rimane asciutta. Guardando la
cascata, nella parete rocciosa sulla sinistra appare l’imbocco
della galleria artificiale di circa 80 metri che consente il
passaggio della tubazione della condotta forzata proveniente dal
sovrastante bacino. Il percorso di detta galleria per raggiungere
direttamente il lago, pur possibile, è sconsigliato per il fondo ripido
e scivoloso e la necessità di una torcia elettrica.
Ritornati
in breve al primo bivio, si
segue il sentiero che sale con alcune svolte alla sovrastante
Arma
du Cüpà
(840 m, h 0,05 dalla
cascata).
Cavernone
di dimensioni imponenti (a pianta subtriangolare allungata verso SE),
quasi pianeggiante, lunga 45 m, con una superficie di circa 1000 metri
quadrati. Sul lato settentrionale, scalinato dalla stratificazione dei
calcari, con grandi blocchi da crollo collassati, si sviluppano piccole
diramazioni e nicchie. La parte interna presenta ampi depositi
calcitici, in gran parte fossili, in particolare un grandioso duomo
stalagmitico. Sul lato NE si innalza la grossa stalagmite a pilastro
conico, con un solco inciso dall'uomo (è l'idolo di M. Leale Anfossi).
Sulla parete meridionale si sviluppa un camino, con una
bella colata di calcite arancione, da cui nei periodi di
forti precipitazioni sgorga una cascatella. La cavità termina con un
cunicolo, in direzione SE, a sezione subtriangolare, di tipo tettonico,
con minuti clastici. Nella caverna sono stati trovati resti di uomini,
animali e ceramiche di epoca preistorica. (da www.catastogrotte.net)
Si
ritorna al bivio presso la cascata e poi a quello precedente con paline:
lasciato a sinistra il sentiero da cui siamo venuti, si sale a destra,
guadagnando quota con
ampi tornanti in un canalone rinserrato fra le rocce;
uscitone a sinistra, si
prosegue nel bosco con
minor pendenza, si attraversa un ampio ripiano alberato dove
è possibile perdere di vista la traccia e si incontra una stradetta
forestale che, in leggera salita diagonale, va a raggiungere nuovamente
la strada asfaltata che collega la Colla di San Giacomo a Caprauna
nel punto in cui si stacca una diramazione sterrata
che scende nel bosco (paline,
h 0,30 dall’Arma
du Cüpà).
Volendo,
qui è possibile interrompere la gita e ritornare alla macchina seguendo
a ritroso la strada asfaltata. Altrimenti, si può seguire la
diramazione sterrata che, con alcuni
lunghi tornanti in discesa nel fitto bosco, raggiunge il
piede della Diga
del Ferraia (800 m ca., h 0,20 dal
bivio). Una breve
diramazione a sinistra risale e aggira il fronte della diga e
raggiunge la
sponda dell’invaso artificiale (attenzione!).
La
diga, alta 10 metri, è stata costruita nel 1998 per irrigare i comuni
di Ranzo, Aquila d’Arroscia e Borghetto d’Arroscia, che da sempre
soffrono di carenza d’acqua nei mesi estivi. Il lago artificiale,
posto in una bella valletta coperta da folti boschi, è frequentato dai
pescatori. (da www.appenninista.it)
Ritornati
alla stradetta asfaltata, la si segue verso Sud per circa 3 km fino a
ritornare alla Colla di San Giacomo (h 1,00 circa dal lago).