Pizzo delle Penne e Pizzo Castellino

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CARTINA CONSIGLIATA

FRATERNALI scala 1:25.000 – Foglio 19

CATEGORIA/ZONA

ESCURSIONISMO - ALPI LIGURI

SCHEDA N. 77

 

FOTO NOTEVOLI

FOTOPERCORSO VIRTUALE

CARTA TOPOGRAFICA DELL’ITINERARIO

ALCUNE DELLE BORGATE DI NASINO DALLA STRADINA CHE SALE A BORGATA CHIESA

DA BORGATA PERATI, L’AMPIO VALLONE DEL RIO LEVEZZO CON IL MASSICCIO MONTE GALERO SULLO SFONDO

LA CHIESETTA DIROCCATA DELLA MADONNA DELLA NEVE

ASFODELO BIANCO (ASPHODELUS ALBUS)

L’ALTA VAL NEVA, CON LA BORGATA CERISOLA ED IL COLLE DI SAN BERNARDO DI GARESSIO, DAL MONTE DELLE GETTINE

DAL TERMINE DEL TRATTO LEGGERMENTE ESPOSTO DEL SENTIERO DI CRESTA, IL BREVE PERCORSO PER RAGGIUNGERE IL PASSO DELLE CARANCHE

L’IMPONENTE MONTE CASTELLERMO DALLE CASE DI NASINO

 

PUNTO DI PARTENZA

Da Albenga (uscita della A10 Genova-Ventimiglia) si sale a Martinetto, da dove si svolta a sinistra e si risale la selvaggia Val Pennavaira. Superate varie borgate appartenenti al comune di Castelbianco, la strada di fondovalle lascia a sinistra una deviazione per la frazione Borgo e giunge in breve alle prime case di Nasino. Si lascia l’auto subito prima del ponte sul Rio Levezzo, nell’ampio slargo a sinistra della stradina asfaltata che sale alla borgata Chiesa (315 m circa, 15 km da Albenga).

 

Nasino, il cui territorio comunale confina con le province di Imperia e Cuneo, è un piccolo borgo del Savonese situato sul fondovalle del Pennavaira: è in realtà un paese “diffuso”, in quanto formato da diverse frazioni distinte situate a breve distanza fra di loro. L’unica borgata sulla destra idrografica del Pennavaira è Borgo (321 m), con un bellissimo ponte di epoca romana e la curiosa cappella di San Bernardo, con un alberello cresciuto sul tetto. Sulla sinistra idrografica invece sorgono le altre borgate: allo sbocco del Vallone del Rio Levezzo le frazioni Chiesa e Perati (sulla sinistra idrografica del vallone) e Costa e Vignoletto (con i ruderi del castello dei Del Carretto, sulla destra idrografica), mentre poco più a monte, su un pendio soleggiato, sorge la borgata Vignolo.

 

ITINERARIO

Si segue la stradina asfaltata che, con un ampio tornante, guadagna quota (bella vista sulle pareti rocciose del Monte Castellermo) e, dopo aver superato il piccolo cimitero, raggiunge la borgata Chiesa (335 m, h 0,10 dal parcheggio) con la parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, posta su un costone dominante la valle sottostante.

 

L’edificio, risalente al XVI° secolo, è decorato da pregiati affreschi ed è impreziosito da strutture marmoree notevoli. Diversi altari barocchi, con le tipiche colonne a "tortiglione" abbracciate da bellissimi angeli, rendono la chiesa unica nella zona.

 

Abbandonata la strada asfaltata, si prende a sinistra una stradetta pedonale in salita (Via 1° Maggio, segnavia , X e __ del “Sentiero delle Terre Alte”): questa fiancheggia diverse vecchie abitazioni, alcune abbandonate, altre ristrutturate, sbucando nuovamente sulla stradina asfaltata presso un caratteristico angolo con tettoia con sedili e fontanella. Seguendo i segnavia verso sinistra, si prosegue lungo la strada dapprima in leggera salita, poi con breve discesa, passando di fianco alla piccola cappella di San Biagio, e si giunge all’inizio della borgata Perati (363 m, h 0,10 dalla chiesa).

Al termine delle case si continua lungo un’ampia mulattiera segnalata (vecchio cartello, segnavia , X e __) che si inoltra pressoché pianeggiante a mezza costa nel Vallone Levezzo. La mulattiera, fiancheggiata da imponenti muri a secco, appare semi abbandonata, con tratti in frana e vegetazione fastidiosa: il passo e l’orientamento non ne sono comunque mai compromessi. Con bella veduta, sull’altro lato del vallone, sulle case della borgata Vignoletto, la mulattiera rimonta il vallone con salita moderata, superando anche alcuni modesti ma pittoreschi rii. Oltre un tratto che conserva ancora l’originaria lastricatura del selciato, la mulattiera si riduce a sentiero e, con una breve salitella, va ad innestarsi in una carrareccia sterrata nei pressi di una costruzione in cemento dell’acquedotto. Seguendo questa carrareccia in salita verso destra, si raggiungono in pochi minuti i ruderi della Chiesa della Madonna della Neve (516 m, h 0,35 da Perati).

 

Sebbene non ci siano date certe di fondazione scolpite sulla pietra, la tipologia architettonica (una cappella rurale semplice a navata unica) e la dedica alla "Madonna della Neve" suggeriscono una costruzione legata alla protezione contro le intemperie montane, tipica del XVII° o XVIII° secolo. Oggi la struttura si presenta come un rudere a cielo aperto: sono ancora visibili i muri perimetrali in pietra locale (a secco o con poca malta), con resti di interessanti affreschi, e la grande arcata che separava la navata dal presbiterio. Il tetto, originariamente in "ciappe" (lastre di ardesia o pietra locale), è purtroppo crollato da decenni. La chiesa ha seguito il destino di molti insediamenti montani della zona: con lo spopolamento delle alte valli e l'abbandono delle attività pastorali nel secondo dopoguerra, la manutenzione è venuta meno, portando al rapido degrado del tetto e degli arredi interni. Come per ogni santuario dedicato a questo titolo, la tradizione locale rimanda (anche se in scala ridotta) al miracolo della nevicata d'agosto sul colle Esquilino a Roma. In queste zone, si pregava la Madonna per chiedere protezione durante le improvvise bufere di neve che potevano sorprendere il bestiame al pascolo. Nonostante sia diroccata, la Madonna della Neve rimane una meta molto amata dagli escursionisti. All'interno dei resti del presbiterio, a volte si trovano piccoli lumini o fiori portati dai passanti, segno che la memoria spirituale del luogo è ancora viva.

 

Subito dopo i ruderi della chiesetta si abbandona la carrareccia (da cui si arriverà al ritorno) per imboccare a destra un sentiero segnalato __ che in costante salita e ben marcato tra i boschi guadagna quota sulla destra idrografica del vallone. Con lungo spostamento, tagliando numerosi vallonetti laterali e toccando alcuni bei punti panoramici su aerei poggi, il sentiero traversa poco sotto l’ampia e boscosa Colla di Peragallo (897 m, aperta tra il Monte Lapeu ed il Monte delle Gettine, vedi anche itinerario Monte delle Gettine) quindi si giunge ad un bivio segnalato a quota 1060 circa, da dove si continua a destra in salita sul sentiero fino a raggiungere la cresta spartiacque con la Val Neva all’altezza del Passo Cerisola (1150 m, h 1,40 dalla Madonna della Neve).

 

Di qui, volendo, con breve percorso, prima in piano e poi in salita lungo il crinale verso destra, si può toccare in circa h 0,10 l’ampia sommità, in parte rocciosa, del Monte delle Gettine (1183 m). Bellissimo panorama sia sui fitti boschi della Val Neva (con la piccola borgata di Cerisola nel fondovalle e le pale eoliche del Colle di San Bernardo di Garessio) che sulla piana di Albenga e il Mar Ligure. Sul versante Pennavaira, domina la grossa mole rocciosa del Monte Castellermo.

 

Tornati in breve al Passo Cerisola, si prosegue sempre sul crinale per sentierino di cresta, ora segnato con , un po’ da un lato e un po’ dall’altro della dorsale. Seguendo gli evidenti segnavia, si affronta un ripido canalino in una zona di tozzi torrioni rocciosi, giungendo ad una selletta erbosa, oltre la quale si traversa lungamente nel bosco, sotto il ripido versante sud del Pizzo delle Penne. Quando il versante si fa meno ripido ed accessibile, si rimonta il breve pendio fra radi alberi e grossi blocchi rocciosi per raggiungere lo spartiacque, in prossimità della crestina rocciosa sommitale del Pizzo delle Penne (1405 m, h 1,00 dal Passo Cerisola, attenzione all’improvviso salto sul versante Neva). Bella veduta sul massiccio Monte Galero e sulle borgate di Nasino, nel lontano fondovalle.

Ritornati al sentiero segnato, si continua a seguirlo con scarsi saliscendi verso destra per alcune centinaia di metri, quindi, dove il pendio appare meno ripido, si sale per erba e vegetazione a tratti fitta fino a risbucare nuovamente sul crinale, presso la lunga crestina rocciosa sommitale del Pizzo Castellino (1414 m, h 0,35 dal Pizzo delle Penne).

 

La cima è costituita da una allungata crestina di erba e roccette, piuttosto affilata in alcuni punti e incombente, con un discreto balzo, sui boschi della Val Neva. Il punto esatto della vetta più alta non è facilissimo da individuare, ma il percorso dell’intera cresta risulta piuttosto agevole, pur richiedendo la dovuta attenzione per via dei salti incombenti. Bellissima veduta su tutto lo svolgimento della Val Neva e della Val Pennavaira.

 

Tornati ancora una volta al sentiero segnalato, lo si continua a seguire verso destra: gradualmente, aumentano gli affioramenti rocciosi, che il sentiero affronta con alcuni saliscendi comunque sempre poco faticosi. In ultimo il sentiero taglia un rilievo roccioso per un sistema di cengette leggermente esposte ma facili e, con un’ultima breve discesa per placchette che in caso di bagnato potrebbero risultare scivolose (attenzione a non perdere di vista i segnavia!), si tocca in breve l’esile Passo delle Caranche (1411 m, h 0,20 dal Pizzo Castellino, paline). Qui si incontra la mulattiera proveniente dal Colle di San Bernardo di Garessio e diretta al Monte Galero (vedi anche itinerario Monte Galero – Via normale).

Dal Passo delle Caranche si segue a questo punto il sentiero in discesa verso sinistra, segnalato con : con un lungo tratto di discesa ad ampi tornanti si giunge ad un bivio su un costone erboso (Sella del Poggio), dove si lascia a destra il sentiero principale per la borgata Vignolo e si prosegue a sinistra, lungo il vecchio sentiero segnalato con . Questo, con tortuoso percorso nel magnifico bosco secolare, perde quota con numerosi tornanti, sfiorando alcune modeste strutture rocciose nella fitta vegetazione. Più in basso, in un tratto pianeggiante, si incontra a destra lo stacco di una variante più diretta (palina bianca “Via Acquedotto”): seguendola, si perde quota molto decisamente nel ripidissimo bosco per labili tracce segnalate da frecce rosse di vernice. Al termine del ripido tratto di discesa, si va ad intercettare un’ampia mulattiera, che continua a scendere nel bosco ma con pendenze molto più modeste. Seguendo la comoda mulattiera, a tratti quasi una carrareccia, si continua a perdere quota nella fitta vegetazione fino ai ruderi, ormai quasi completamente sommersi dalla vegetazione, della Cascina Cipriani (palina). Ormai divenuta ampia carrareccia, la mulattiera scende fino al comodo guado sul Rio del Passetto, dove inverte la direzione di marcia e prosegue, ormai quasi in piano, passando prima accanto ai ruderi di Cascina Giraja e giungendo infine alla diroccata chiesetta della Madonna della Neve, chiudendo così l’anello (h 1,45 dal Passo delle Caranche).

Non rimane, a questo punto, che seguire a ritroso il percorso dell’andata fino alle case di Nasino (h 0,45 dalla Madonna della Neve).

 

TEMPO TOTALE

h 7,15 circa 

DISLIVELLO

1490 m circa 

DIFFICOLTA’

E (EE le due brevi divagazioni alle sommità del Pizzo delle Penne e del Pizzo Castellino)

ULTIMO SOPRALLUOGO

9 maggio 2021

PERIODO CONSIGLIATO

maggio-giugno e settembre-ottobre

COMMENTI

Itinerario molto lungo e faticoso, in gran parte lungo sentieri segnati ma comunque in ambiente selvaggio e poco frequentato. Molto belli i boschi attraversati, ma proprio per questo lunghi tratti risultano poco panoramici. Interessante e pittoresco l’ambiente sul crinale, molto più movimentato di quanto non appaia dal basso. Facoltative, ma interessanti, le salite ai due Pizzi, cime secondarie ma molto panoramiche. Per buoni camminatori.