Si segue la stradina
asfaltata che, con un ampio tornante, guadagna quota (bella
vista sulle pareti rocciose del Monte Castellermo) e,
dopo aver superato il piccolo cimitero, raggiunge la borgata Chiesa
(335 m, h 0,10 dal parcheggio) con la
parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista, posta su un
costone dominante la valle sottostante.
L’edificio, risalente
al XVI° secolo, è decorato da pregiati affreschi ed è impreziosito da
strutture marmoree notevoli. Diversi altari barocchi, con le tipiche
colonne a "tortiglione" abbracciate da bellissimi angeli,
rendono la chiesa unica nella zona.
Abbandonata la strada
asfaltata, si prende a sinistra una
stradetta pedonale in salita (Via 1° Maggio, segnavia ●,
X e __
del “Sentiero delle Terre Alte”): questa fiancheggia
diverse vecchie abitazioni, alcune abbandonate, altre ristrutturate,
sbucando nuovamente sulla stradina asfaltata presso un
caratteristico angolo con tettoia con sedili e fontanella.
Seguendo i segnavia verso sinistra, si prosegue lungo la strada dapprima
in leggera salita, poi con breve discesa, passando di fianco alla piccola cappella
di San Biagio, e si giunge all’inizio della borgata Perati
(363 m, h 0,10 dalla chiesa).
Al termine delle case si
continua lungo un’ampia mulattiera segnalata (vecchio
cartello, segnavia ●, X
e __)
che si inoltra pressoché pianeggiante a mezza costa nel Vallone
Levezzo. La mulattiera, fiancheggiata da imponenti muri a secco,
appare semi abbandonata, con tratti in frana e vegetazione fastidiosa: il
passo e l’orientamento non ne sono comunque mai compromessi. Con bella
veduta, sull’altro lato del vallone, sulle
case della borgata Vignoletto, la mulattiera rimonta il
vallone con salita moderata, superando anche alcuni modesti ma pittoreschi
rii. Oltre un tratto che conserva ancora l’originaria
lastricatura del selciato, la mulattiera si riduce a sentiero
e, con una breve salitella, va ad
innestarsi in una carrareccia sterrata nei pressi di una
costruzione in cemento dell’acquedotto. Seguendo questa carrareccia in
salita verso destra, si raggiungono in pochi minuti i
ruderi della Chiesa della Madonna della Neve (516 m, h
0,35 da Perati).
Sebbene non ci siano
date certe di fondazione scolpite sulla pietra, la tipologia
architettonica (una cappella rurale semplice a navata
unica) e la dedica alla "Madonna della Neve"
suggeriscono una costruzione legata alla protezione contro le intemperie
montane, tipica del XVII° o XVIII° secolo. Oggi la struttura si presenta
come un rudere a cielo aperto: sono ancora visibili i muri perimetrali in
pietra locale (a secco o con poca malta), con resti
di interessanti affreschi, e la grande
arcata che separava la navata dal presbiterio. Il tetto,
originariamente in "ciappe" (lastre di ardesia o pietra locale),
è purtroppo crollato da decenni. La chiesa ha seguito il destino di molti
insediamenti montani della zona: con lo spopolamento delle alte valli e
l'abbandono delle attività pastorali nel secondo dopoguerra, la
manutenzione è venuta meno, portando al rapido degrado del tetto e degli
arredi interni. Come per ogni santuario dedicato a questo titolo, la
tradizione locale rimanda (anche se in scala ridotta) al miracolo della
nevicata d'agosto sul colle Esquilino a Roma. In queste zone, si pregava
la Madonna per chiedere protezione durante le improvvise bufere di neve
che potevano sorprendere il bestiame al pascolo. Nonostante sia diroccata,
la Madonna della Neve rimane una meta molto amata dagli escursionisti.
All'interno dei resti del presbiterio, a volte si trovano piccoli lumini o
fiori portati dai passanti, segno che la memoria spirituale del luogo è
ancora viva.
Subito dopo i ruderi
della chiesetta si abbandona la carrareccia (da cui si arriverà al
ritorno) per imboccare a destra un sentiero segnalato __ che in
costante salita e ben marcato tra i boschi guadagna
quota sulla destra idrografica del vallone. Con lungo spostamento, tagliando
numerosi vallonetti laterali e toccando alcuni bei punti
panoramici su aerei poggi, il sentiero traversa poco sotto l’ampia e
boscosa Colla di Peragallo (897 m, aperta tra il Monte Lapeu
ed il Monte delle Gettine, vedi anche itinerario Monte
delle Gettine) quindi si giunge ad un bivio
segnalato a quota 1060 circa, da dove si
continua a destra in salita sul sentiero fino a raggiungere la
cresta spartiacque con la Val Neva all’altezza del Passo
Cerisola (1150 m, h 1,40
dalla Madonna della Neve).
Di qui, volendo, con
breve percorso, prima in piano e poi in salita lungo il crinale
verso destra, si può toccare in circa h
0,10 l’ampia sommità, in parte rocciosa, del Monte delle
Gettine (1183 m). Bellissimo panorama sia sui
fitti boschi della Val Neva (con la piccola borgata di Cerisola
nel fondovalle e le pale eoliche del Colle di San Bernardo di Garessio)
che sulla
piana di Albenga e il Mar Ligure. Sul versante Pennavaira,
domina la
grossa mole rocciosa del Monte Castellermo.
Tornati in breve al
Passo Cerisola, si prosegue sempre
sul
crinale
per sentierino di cresta, ora
segnato con ◇,
un
po’ da un lato e un po’ dall’altro della dorsale. Seguendo
gli evidenti segnavia, si affronta un ripido canalino in
una zona di tozzi torrioni rocciosi, giungendo ad una
selletta erbosa, oltre la quale si traversa lungamente nel
bosco, sotto il
ripido versante sud del Pizzo
delle Penne. Quando il versante si fa meno ripido ed accessibile, si rimonta il
breve pendio fra radi alberi e grossi blocchi rocciosi per
raggiungere lo spartiacque, in prossimità della crestina
rocciosa sommitale del Pizzo
delle Penne (1405 m, h 1,00 dal Passo Cerisola, attenzione all’improvviso salto sul versante Neva).
Bella veduta sul massiccio
Monte
Galero e sulle borgate
di
Nasino,
nel lontano fondovalle.
Ritornati
al sentiero segnato, si continua a seguirlo con scarsi saliscendi verso
destra per alcune centinaia di metri, quindi, dove il pendio appare meno
ripido, si sale per erba e vegetazione a tratti fitta fino a risbucare
nuovamente sul crinale, presso la lunga crestina rocciosa sommitale del Pizzo
Castellino (1414 m, h 0,35 dal Pizzo delle Penne).
La
cima è costituita da una
allungata crestina di erba e roccette, piuttosto affilata in
alcuni punti e incombente, con un discreto balzo, sui boschi della Val
Neva. Il punto esatto della vetta più alta non è facilissimo da
individuare, ma il percorso dell’intera cresta risulta piuttosto
agevole, pur richiedendo la dovuta attenzione per via dei salti
incombenti. Bellissima veduta su tutto lo svolgimento della
Val Neva e della Val
Pennavaira.
Tornati
ancora una volta al sentiero segnalato, lo si continua a seguire verso
destra: gradualmente, aumentano
gli affioramenti rocciosi, che il sentiero affronta con alcuni
saliscendi comunque sempre poco faticosi. In ultimo il sentiero taglia un
rilievo roccioso per un sistema di cengette leggermente esposte ma facili
e, con
un’ultima breve discesa per placchette che in caso di bagnato
potrebbero risultare scivolose (attenzione a non perdere di vista i
segnavia!), si tocca in breve l’esile Passo
delle Caranche (1411 m, h 0,20 dal Pizzo Castellino, paline). Qui si incontra la
mulattiera proveniente dal Colle
di San Bernardo di Garessio e diretta
al Monte Galero (vedi
anche itinerario Monte
Galero – Via normale).
Dal
Passo delle Caranche si segue a questo punto il sentiero in
discesa verso sinistra, segnalato con △: con un lungo tratto di discesa ad ampi tornanti si
giunge ad un
bivio su un costone erboso (Sella del Poggio), dove si lascia a destra il sentiero principale per
la borgata Vignolo e si prosegue a sinistra, lungo il vecchio sentiero
segnalato con ●. Questo, con tortuoso percorso nel magnifico bosco
secolare, perde
quota con numerosi tornanti, sfiorando alcune modeste strutture
rocciose nella fitta vegetazione. Più in basso, in un tratto
pianeggiante, si incontra a destra lo
stacco di una variante più diretta (palina bianca “Via
Acquedotto”): seguendola, si perde quota molto decisamente
nel ripidissimo bosco per labili tracce segnalate da frecce rosse di
vernice. Al termine del ripido tratto di discesa, si
va ad intercettare un’ampia mulattiera, che continua a
scendere nel bosco ma con pendenze molto più modeste. Seguendo la comoda
mulattiera, a tratti quasi
una carrareccia, si continua a perdere quota nella fitta
vegetazione fino ai ruderi, ormai quasi completamente sommersi dalla
vegetazione, della Cascina
Cipriani
(palina). Ormai divenuta ampia carrareccia, la mulattiera scende fino al
comodo guado sul Rio del Passetto, dove inverte la direzione di marcia e prosegue,
ormai quasi in piano, passando prima accanto ai
ruderi di Cascina Giraja e giungendo infine alla diroccata chiesetta
della Madonna della Neve,
chiudendo così l’anello (h
1,45 dal Passo delle Caranche).
Non
rimane, a questo punto, che seguire a ritroso il percorso dell’andata
fino alle case di Nasino (h 0,45 dalla Madonna della Neve).