Alla "Borna da Ghiasa" da Eresaz

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CARTINA CONSIGLIATA

FRATERNALI scala 1:25.000 – Foglio 37

CATEGORIA/ZONA

ESCURSIONISMO - VAL D'AOSTA

SCHEDA N. 26

 

FOTO NOTEVOLI

FOTOPERCORSO VIRTUALE

CARTA TOPOGRAFICA DELLA GITA

LE CASE DI ERESAZ E, SULLO SFONDO, LE CIME CHE FANNO CORONA AL VALLONE DI CHAMPDEPRAZ

LO STRETTO INGRESSO DELLA BORNA DA GHIASA VISTO DALL’INTERNO DELLA BORNA STESSA

IL NUOVO E L’ANTICO SI FONDONO AD ERESAZ

 

PUNTO DI PARTENZA

a. Da Verres (uscita della A5 Torino-Aosta) si risale la prima parte della Val d’Ayas, superando il paese di Challand St. Victor e raggiungendo Challand St. Anselme (1030 m, 9 km da Verres). Di qui si svolta a sinistra e, per una stradina asfaltata in alcuni tratti piuttosto stretta, si sale con numerosi tornanti fra boschi e prati all’ampio Colle Tzecore (1607 m, 6,5 km circa da Challand Saint Anselme). Dal valico si scende con alcuni ampi tornanti su aperti pendii, superando un paio di modeste borgate, fino all’evidente bivio in località Ravet (1323 m): prendendo a sinistra, in decisa discesa, si perde quota fino alla graziosa frazione di Eresaz (1190 m, 19 km dal Colle Tzecore), capoluogo del comune sparso di Emarese.   

b. Da Chatillon - Saint Vincent (uscita della A5 Torino-Aosta) si svolta a destra, in direzione Saint Vincent, e si seguono le indicazioni per Emarése: con lenta salita diagonale per ampi pendii coltivati si raggiunge la cappella dedicata ai SS. Giacomo e Filippo quindi, con numerosi tornanti, si guadagna quota fino all’ampio terrazzamento su cui sorge Eresaz (1190 m, 12 km da Chatillon-Saint Vincent).

Si lascia l’auto nel piccolo parcheggio nel centro della borgata, di fronte al Municipio ed al Centro Studi Abbé Trèves.

 

Le origini storiche di Eresaz si intrecciano con la storia millenaria della regione: nella documentazione medievale, il villaggio figurava tra i beni della Chiesa di Sion già nel XIII° secolo e, nei secoli successivi, passò sotto numerose signorie locali, tra cui quella degli Challant e della famiglia Decré, che lasciò impronte visibili ancora oggi nella struttura insediativa e nei palazzi storici della zona. L’etimologia stessa di Eresaz e dei villaggi circostanti è oggetto di studi: secondo alcune ipotesi, “Eresaz” deriverebbe dal latino "arcensis", con il significato di “pianoro”, elemento che riflette la morfologia del territorio, segnato da dolci terrazzi prativi alternati a boschi di latifoglie e conifere.

Il villaggio conserva una cappella dedicata a San Rocco, patrono locale, che rappresenta ancora oggi il cuore della vita religiosa e comunitaria: la struttura, oggetto di restauri tra il 1978 e il 1979, ospita ogni anno, il 16 agosto, la festa patronale che vede la partecipazione degli abitanti e dei villeggianti. Tra le tradizioni gastronomiche si segnala la presenza di forni frazionali ancora attivi per la cottura del pane nero di segale, testimonianza dell’importanza dell’autoproduzione e delle economie di sussistenza storicamente prevalenti. L’economia locale è infatti legata da sempre alla coltivazione di cereali, patate, castagne e all’allevamento, con l’inverno quale momento tradizionale per la macellazione e la conservazione della carne, spesso nella Borna da Ghiasa che andremo a visitare.

(Notizie tratte da www.inalto.org) 

 

ITINERARIO

Dal parcheggio si procede lungo la carrozzabile verso Nord per alcune decine di metri, per prendere quasi subito una stradina che sale in diagonale verso destra (palina in legno). In pochi metri la stradina termina, e si continua per un sentierino nel prato, con bella veduta sulle sottostanti case di Eresaz. Raggiunto un rio che scorre fra argini in cemento, si trascura a destra la deviazione per il Lago di Lot (paline in legno).

 

Il Lago di Lot, raggiungibile in una decina di minuti dal bivio, era un tipico “lago fantasma” o “lago effimero”: tradizionalmente, il lago era noto per la sua natura imprevedibile. Non aveva un livello costante e la sua presenza dipendeva interamente dall'andamento delle precipitazioni e dalla quantità d'acqua caduta nelle settimane precedenti. A seconda dei periodi poteva trasformarsi in una semplice pozzanghera fangosa, in un piccolo stagno o scomparire del tutto.

In tempi recenti, grazie ad un intervento di ingegneria ambientale e territoriale (che ha deviato il corso di un ru, il tipico canale irriguo valdostano, indirizzandolo verso il bacino), il regime del lago è stato stabilizzato. Oggi è possibile ammirarlo con la sua presenza d'acqua in modo costante durante tutto l'arco dell'anno.

(Notizie tratte da www.viviemarese.it)

 

Si continua lungo il rio per breve tratto. quindi lo si scavalca con un piccolo ponticello in cemento e si prende a salire abbastanza ripidamente entrando in un lussureggiante bosco misto. Traversato in diagonale un ripido pendio erboso, con bellissima vista su Eresaz e la bassa Val d’Aosta, si giunge ad un vasto pascolo lievemente inclinato, che va attraversato interamente. Sull’altro lato si sale per brevissimo tratto, raggiungendo un'altra ampia fascia erbosa, che va anch’essa percorsa interamente, fra antichi muretti a secco. Rientrati nel bosco (palina), si riprende a salire con decisione, lungo un ben tracciato sentierino che guadagna quota e, più in alto, inizia a tagliare in diagonale il ripido bosco, qui prevalentemente di conifere. Con un’ultima insistente rampa si guadagna il piccolo ripiano con ringhiere di legno di fronte alla scalinata in pietra che sale alla Borna da Ghiasa (1316 m, h 0,30 da Eresaz, tabellone esplicativo). Bellissima vista sul fondo della Val d’Aosta, con gli abitati di Chatillon e di Saint Vincent.

 

La Borna da Ghiasa (“buco nel ghiaccio” in lingua valdostana) è un’ampia fessura nella roccia al cui ingresso si trova ancora una porta che riporta la data 1892.

La funzione refrigeratrice di questa grotta è dovuta alla corrente d’aria gelida che vi spira all’interno e che da sempre ha avvolto il luogo da un alone di mistero.

Per spiegare la presenza di questo buco nella roccia dal quale fuoriesce dell'aria gelida, è stata ipotizzata l'esistenza di un ghiacciaio fossile sepolto da una gigantesca frana. In realtà il fenomeno è scientificamente riconducibile ad un sistema di fessure collegate tra loro attraverso le quali si crea una corrente d’aria. In particolare, ciò si verifica quando due o più fratture si trovano ad una quota diversa: la frattura alla quota più elevata aspira aria che si raffredda nel percorso all’interno delle rocce e fuoriesce come aria fredda dalla frattura posta a quota inferiore. Questo sistema di fratture che pervadono in modo più o meno superficiale l’intero versante è collegato al fenomeno deformativo tuttora in atto.

Una testimonianza storica riporta come nel 1871 fosse possibile accedere alla Borna solamente chiedendo le chiavi della porta d'accesso al parroco di Emarése, che ne gestiva l’utilizzo come luogo di conservazione degli alimenti deperibili nella stagione estiva; la stessa cronaca riporta inoltre che le temperature misurate sempre in quell'anno all'esterno ed all'interno della grotta fossero rispettivamente di 32 e di 0,5 gradi, con un'escursione termica impressionante. La profondità del buco fu allora misurata in 29,73 metri ma, puntualizza la fonte, senza che fosse stato possibile assicurarsi che la corda calata avesse raggiunto il fondo.

(Notizie tratte da www.lovevda.it e www.regionevda.it)

 

Seguendo la rustica scalinata fra due verticali quinte di roccia (avvertendo già la corrente d’aria gelida) si giunge allo stretto varco chiuso dall’antica porta di legno. All’interno, la grotta appare come un approssimativo cilindro con il tetto aperto: a destra, protetto da un parapetto in legno, si apre il buio pozzo verticale da cui scaturisce l’aria fredda, mentre a sinistra, in un anfratto, sono ricavati alcuni ripiani in legno per la conservazione dei cibi.

Ritorno per la stessa via in h 0,25.

 

TEMPO TOTALE

h 1,00 circa 

DISLIVELLO

130 m circa 

DIFFICOLTA’

E

ULTIMO SOPRALLUOGO

13 agosto 2026

PERIODO CONSIGLIATO

tutto l'anno

COMMENTI

Brevissima escursione ad una curiosità naturale molto particolare. Forse non conviene muoversi apposta per la Borna da Ghiasa, visto che la zona di Emarése non è tra le principali mete turistiche della valle e risulta un po’ discosta e fuori mano, ma se capita di passare nelle vicinanze vale certamente una visita. Per i più piccoli, poi, la gita ha tutte le caratteristiche migliori: brevità, meta curiosa e particolare, grotta facile: sicuramente apprezzeranno!