Da Champoluc a Les Fiery

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CARTINA CONSIGLIATA

I.G.C. scala 1:25.000 – Foglio 108

CATEGORIA/ZONA

ESCURSIONISMO - VAL D'AOSTA

SCHEDA N. 24

 

FOTO NOTEVOLI

FOTOPERCORSO VIRTUALE

CARTA TOPOGRAFICA DELLA GITA

CARATTERISTICA CASA CON GRANDE LEGNAIA A SAINT JACQUES DES ALLEMANDS

LE ANTICHE CASE DI FRAZIONE BLANCHARD, DOMINATE DAL MONTE CROCE

 

PUNTO DI PARTENZA

Da Verres (uscita della A5 Torino-Aosta) si risale interamente la lunga Val d’Ayas, superando i paesi di Challand St. Victor, Challand St. Anselme e Brusson fino a Champoluc (1568 m, 27 km da Verres), in una splendida conca prativa.

Oltre la chiesa, si prosegue la strada asfaltata per circa 2,5 km, fino all’ampio parcheggio a pagamento nella Piazza del Mercato.

 

ITINERARIO

Dal parcheggio si giunge in breve all’ingresso del parco di Pian Villy, situato sulla destra del grosso edificio delle terme e indicato da un arco in legno con la scritta “Area Pian di Villy”. Di qui, con la prima parte dell’itinerario Anello di Pian Villy, si raggiunge con comodo percorso pianeggiante la località Frachey (1660 m, h 0,30 dalla Piazza del Mercato). Qui si trova un ampio parcheggio e qui, nei mesi di luglio e agosto, viene chiusa la strada carrozzabile dalle ore 9,00 alle 12,00, con servizio navetta per Saint Jacques.

 

Composta da antichi rascard oggi parzialmente ristrutturati, questa piccola frazione ospita il noto locale "La Grange" e la stazione di partenza della moderna funicolare Frachey-Alpe Ciarcerio. La cappella del Frachey è dedicata a San Rocco, costruita (con dedica originaria a San Claudio) da Jean-Claude Frachey, il 22 febbraio del 1653. Una visita pastorale del 1820, secondo Monsignor Edoardo Brunod, dichiarò in pessimo stato la struttura, restaurata nel 1837. (notizie tratte dal sito www.varasc.it ).

 

Da Frachey non rimane che seguire fedelmente la larga strada asfaltata (Strada Regionale 45) che sale di fianco al torrente. Con alcune svolte, la strada aggira alcuni costoni boscosi in moderata ma costante salita (belle vedute sull’imponente Monte Croce), lascia a destra la breve diramazione per la Croisettaz e l’ex Rifugio CAI Città di Casale Monferrato e, con un’ultima breve salita, raggiunge le prime case di Saint Jacques des Allemands (1689 m, h 0,25 da Frachey).

 

Si tratta di un borgo dalle antichissime origini, sede della prima colonia Walser proveniente dal Vallese, insediatasi nelle terre del monastero di San Maurizio d'Agauno intorno all'anno Mille. Protagonisti di un’imponente migrazione verso le valli a Sud del Monte Rosa alla ricerca di nuovi pascoli e terre da coltivare, i Walser raggiunsero la Val d’Ayas (e l’attigua Valle di Gressoney) oltrepassando il Colle del Teodulo ed il Colle delle Cime Bianche lungo una mulattiera molto frequentata da mercanti e pellegrini, via di comunicazione favorita dall’optimum climatico di un periodo storico in cui i ghiacciai erano più facilmente valicabili. Il Canton des Allemands, come veniva chiamata la testata della valle, era un universo autonomo e autosufficiente, dotato degli strumenti necessari alla sopravvivenza dei suoi abitanti. Come in tutti i villaggi, non mancavano mulini, forni, segherie, fucine e anche una piccola scuola, fondata nel 1768, legata alla Rettoria, la dimora del sacerdote che celebrava la messa nella cappella di San Giacomo Apostolo.

La ricchezza di particolari materie prime, come la pietra da calce e la pietra ollare, hanno fatto di questo territorio un vero e proprio polo industriale all’avanguardia. Scarti di lavorazione della pietra ollare sono stati utilizzati nel tempo come distanziatori nei comignoli, ma anche inseriti nelle murature di alcuni edifici e nella pavimentazione del sagrato della cappella di San Giacomo Apostolo.

Già nella seconda metà dell’Ottocento il villaggio divenne ambita tappa di montagna, ma anche luogo dove recuperare le energie e curare il corpo e lo spirito. Nel 1898 la Regina Margherita, proveniente da Gressoney, vi incontrò l’abate Gorret, rettore del villaggio e grande alpinista. Successivamente, negli anni ’30 del Novecento, con il fiorire del turismo di montagna aprirono celebri alberghi come l’Api Rosa, il Grand Tournalin e la Pensione Facciabella, mentre nel 1936 la Olivetti di Ivrea fondò qui la sua prima colonia per i figli dei dipendenti.

(notizie tratte dal sito www.varasc.it e da tabellone in loco)

 

Superata la piccola piazza della borgata di trovano numerose paline: si prosegue dritti, in una strettoia fra le case, quindi si lascia a sinistra la strada che attraversa il torrente su un ponte (diretta al Vallone di Nana, paline) e si prosegue dritti in salita, raggiungendo la frazione Blanchard (1724 m). Si giunge ad una minuscola piazzetta con un piccolo tabernacolo al centro, dove si incontrano altre paline: trascurando ancora una volta la strada che, a sinistra, supera il rio, si insiste dritti, in salita. Superate numerose villette sparse, si entra in un bel lariceto: si lascia a sinistra un ennesimo ponte e si giunge ad uno spiazzo presso una casa, dove l’asfalto termina. A questo punto si attraversa il rio su un bel ponte e si raggiunge un’ampia mulattiera perfettamente lastricata (paline), che prende a salire con pendenza marcata di fianco all’impetuoso rio. Con belle vedute sui vicini pittoreschi salti d’acqua del torrente, si guadagna velocemente quota, fino ad uscire su un poggio panoramico ormai a monte delle ultime case dell’abitato. Superato il rio su un ponte in legno, si prosegue a salire, sempre decisamente, lungo la mulattiera dal fondo regolare e molto comodo. Più in alto la lastricatura termina, e la mulattiera si fa più erta e sconnessa, guadagnando quota con numerosi tornanti nel bellissimo lariceto. Si giunge così ad un evidente cartello (immagine stilizzata della Madonna, paline) che indica, a sinistra, il “Petit bar de Fiery”: con pochi passi a sinistra si traversa fino ad uscire dal bosco e raggiungere le poche costruzioni di Les Fiery (1878 m, h 0,40 da Saint Jacques). Qui, in una vecchia casa in parte riattata, si trova il Petit Bar de Fiery, che offre un piacevole ristoro. Bellissima veduta sull’alta valle d’Ayas.

 

Ubicato alla confluenza dei valloni di Ventina e di Verra, a monte di Saint Jacques, e con un meraviglioso affaccio sulla valle, Les Fiéry è immerso nella penombra di un vasto lariceto, circondato da alpeggi e rustici. Non è un antico villaggio, ma nel Medioevo era piuttosto un importante snodo dove si incontravano da Sud la via di Aosta attraverso il Col de Joux, da Ovest la via per il Vallese attraverso il Colle del Teodulo e da Est la lunga e articolata via per Novara e Milano tramite il Colle della Bettaforca, Gressoney, il Colle Valdobbia, la Val Vogna, Riva Valdobbia e la Valsesia. In questo luogo, quindi, passava una vera e propria via mercantile “internazionale”, molto trafficata tra il XIV° e XVII° secolo.

Un forno, un mulino e una cappella erano i pochi servizi di questo piccolo insediamento prima che conoscesse l’epoca d’oro dell’alpinismo e del turismo di montagna. Les Fiéry divenne noto infatti con la costruzione, nella metà del XIX° secolo, del primo albergo di Ayas, l’Hotel des Cimes Blanches, su iniziativa della famosa guida alpina Jean Pierre Fosson. Successivamente il figlio Benjamin, anch’egli guida, ingrandì la sua casa accanto all’albergo trasformandola in una nuova grande struttura ricettiva, l’Hotel Bellevue. Molto apprezzato per la sua “modernità”, il Bellevue divenne ben presto base di partenza e ristoro per alpinisti, ma anche luogo di incontro dell’elite torinese e milanese, una sorta di cenacolo di intellettuali, letterati e artisti. Qui soggiornarono, tra gli altri, il compositore Arturo Toscanini, gli scrittori e poeti Sem Benelli, Matilde Serao, Edmondo de Amicis, Giuseppe Antonio Borgese, Francesco Pastonchi, Guido Gozzano, oltre a due regine di Casa Savoia, Margherita e Maria Josè.

(notizie tratte dal sito www.varasc.it e da tabellone in loco)

 

La storica costruzione dell’Hotel Bellevue è ancora lì, ben visibile, anche se chiusa e dall’accesso interdetto per ragioni di sicurezza: si dice che custodisca un antico forno e persino una fonte sotterranea! Sul retro della casa che ospita il Petit Bar, in realtà l’antica chiesetta oggi sconsacrata (si nota ancora il piccolo campanile), è visitabile la piccola cappella di Sant’Anna, arredata in stile austero con un piccolo altare ligneo.

Seguendo una mulattiera pianeggiante alle spalle delle case è possibile, raggiungere, in circa 5 minuti, gli ampi pascoli della località Beau Bois, a sua volta abbellita da un antico albergo abbandonato (la Casa Alpina Don Bosco) abbarbicato ad un ciclopico masso e affiancato da un antico e caratteristico rascard in legno.

Ritorno per la stessa via in h 1,15.

 

TEMPO TOTALE

h 3,00 circa 

DISLIVELLO

300 m circa 

DIFFICOLTA’

E

ULTIMO SOPRALLUOGO

13 agosto 2025

PERIODO CONSIGLIATO

maggio - ottobre

COMMENTI

Bella gita, non troppo impegnativa e abbreviabile a piacere (fino a Saint Jacques è possibile salire in auto, al di fuori degli orari di chiusura della strada, o in navetta. La salita a Les Fiery è un po’ più ripida e impegnativa, ma comunque piuttosto breve e sempre all’ombra. Possibilità di ristoro al Petit Bar.