Dal parcheggio si giunge
in breve all’ingresso del parco di Pian Villy, situato sulla
destra del grosso edificio delle terme e indicato da un arco in legno
con la scritta “Area Pian di Villy”. Di qui, con la prima
parte dell’itinerario Anello
di Pian Villy, si raggiunge con comodo percorso pianeggiante
la località Frachey (1660 m, h 0,30
dalla Piazza del Mercato). Qui si trova un ampio parcheggio e qui, nei
mesi di luglio e agosto, viene chiusa la strada carrozzabile dalle ore
9,00 alle 12,00, con servizio navetta per Saint Jacques.
Composta da antichi
rascard oggi parzialmente ristrutturati, questa piccola frazione ospita
il noto locale "La Grange" e la stazione di partenza della
moderna funicolare Frachey-Alpe Ciarcerio. La cappella del Frachey è
dedicata a San
Rocco, costruita (con dedica originaria a San Claudio) da
Jean-Claude Frachey, il 22 febbraio del 1653. Una visita pastorale del
1820, secondo Monsignor Edoardo Brunod, dichiarò in pessimo stato la
struttura, restaurata nel 1837. (notizie tratte dal sito www.varasc.it
).
Da Frachey non
rimane che seguire fedelmente la larga strada asfaltata (Strada
Regionale 45) che sale di
fianco al torrente. Con alcune svolte, la strada aggira
alcuni costoni boscosi in moderata ma costante salita (belle vedute sull’imponente
Monte Croce), lascia a destra la breve diramazione per
la Croisettaz e l’ex Rifugio CAI Città di Casale Monferrato
e, con un’ultima breve salita, raggiunge le prime case di Saint
Jacques des Allemands (1689 m, h 0,25
da Frachey).
Si tratta di un borgo
dalle antichissime origini, sede della prima colonia Walser proveniente
dal Vallese, insediatasi nelle terre del monastero di San Maurizio
d'Agauno intorno all'anno Mille. Protagonisti di un’imponente
migrazione verso le valli a Sud del Monte Rosa alla ricerca di nuovi
pascoli e terre da coltivare, i Walser raggiunsero la Val d’Ayas (e
l’attigua Valle di Gressoney) oltrepassando il Colle del Teodulo ed il
Colle delle Cime Bianche lungo una mulattiera molto frequentata da
mercanti e pellegrini, via di comunicazione favorita dall’optimum
climatico di un periodo storico in cui i ghiacciai erano più facilmente
valicabili. Il Canton des Allemands, come veniva chiamata la testata
della valle, era un universo autonomo e autosufficiente, dotato degli
strumenti necessari alla sopravvivenza dei suoi abitanti. Come in tutti
i villaggi, non mancavano mulini, forni, segherie, fucine e anche una
piccola scuola, fondata nel 1768, legata alla Rettoria, la dimora del
sacerdote che celebrava la messa nella cappella
di San Giacomo Apostolo.
La ricchezza di
particolari materie prime, come la pietra da calce e la pietra ollare,
hanno fatto di questo territorio un vero e proprio polo industriale
all’avanguardia. Scarti di lavorazione della pietra ollare sono stati
utilizzati nel tempo come distanziatori nei comignoli, ma anche inseriti
nelle murature di alcuni edifici e nella pavimentazione del sagrato
della cappella di San Giacomo Apostolo.
Già nella seconda metà
dell’Ottocento il villaggio divenne ambita tappa di montagna, ma anche
luogo dove recuperare le energie e curare il corpo e lo spirito. Nel
1898 la Regina Margherita, proveniente da Gressoney, vi incontrò
l’abate Gorret, rettore del villaggio e grande alpinista.
Successivamente, negli anni ’30 del Novecento, con il fiorire del
turismo di montagna aprirono celebri alberghi come l’Api Rosa, il
Grand Tournalin e la Pensione Facciabella, mentre nel 1936 la Olivetti
di Ivrea fondò qui la sua prima colonia per i figli dei dipendenti.
(notizie tratte dal
sito www.varasc.it e da
tabellone in loco)
Superata la piccola
piazza della borgata di trovano numerose
paline: si prosegue dritti, in una strettoia fra le case,
quindi si lascia a sinistra la strada che attraversa il torrente su un
ponte (diretta al Vallone di Nana, paline) e si prosegue dritti
in salita, raggiungendo la frazione
Blanchard (1724 m). Si giunge ad una
minuscola piazzetta con un piccolo
tabernacolo al centro, dove si incontrano altre
paline: trascurando ancora una volta la strada che, a
sinistra, supera il rio, si
insiste dritti, in salita. Superate numerose villette sparse,
si entra in un bel lariceto: si lascia a sinistra un ennesimo ponte e si
giunge ad uno spiazzo presso una casa, dove l’asfalto termina. A
questo punto si
attraversa il rio su un bel ponte e si raggiunge un’ampia
mulattiera perfettamente lastricata (paline), che prende a
salire con
pendenza marcata di fianco all’impetuoso
rio. Con belle vedute sui vicini pittoreschi salti d’acqua
del torrente, si guadagna velocemente quota, fino ad uscire su un
poggio panoramico ormai a monte delle ultime case dell’abitato.
Superato il rio su un
ponte in legno, si prosegue a salire, sempre decisamente,
lungo la mulattiera dal
fondo regolare e molto comodo. Più in alto la lastricatura
termina, e la
mulattiera si fa più erta e sconnessa, guadagnando quota con
numerosi tornanti nel bellissimo lariceto. Si giunge così ad un
evidente cartello (immagine stilizzata della Madonna, paline)
che indica, a sinistra, il “Petit bar de Fiery”: con pochi passi a
sinistra si traversa fino ad uscire dal bosco e raggiungere le
poche costruzioni di Les Fiery (1878 m, h
0,40 da Saint Jacques). Qui, in una vecchia casa in parte
riattata, si trova il Petit
Bar de Fiery, che offre un piacevole ristoro. Bellissima
veduta sull’alta valle d’Ayas.
Ubicato alla confluenza
dei valloni di Ventina e di Verra, a monte di Saint Jacques, e con un
meraviglioso affaccio sulla valle, Les Fiéry è immerso nella penombra
di un vasto lariceto, circondato da alpeggi e rustici. Non è un antico
villaggio, ma nel Medioevo era piuttosto un importante snodo dove si
incontravano da Sud la via di Aosta attraverso il Col de Joux, da Ovest
la via per il Vallese attraverso il Colle del Teodulo e da Est la lunga
e articolata via per Novara e Milano tramite il Colle della Bettaforca,
Gressoney, il Colle Valdobbia, la Val Vogna, Riva Valdobbia e la
Valsesia. In questo luogo, quindi, passava una vera e propria via
mercantile “internazionale”, molto trafficata tra il XIV° e XVII°
secolo.
Un forno, un mulino e
una cappella erano i pochi servizi di questo piccolo insediamento prima
che conoscesse l’epoca d’oro dell’alpinismo e del turismo di
montagna. Les Fiéry divenne noto infatti con la costruzione, nella metà
del XIX° secolo, del primo albergo di Ayas, l’Hotel des Cimes
Blanches, su iniziativa della famosa guida alpina Jean Pierre Fosson.
Successivamente il figlio Benjamin, anch’egli guida, ingrandì la sua
casa accanto all’albergo trasformandola in una nuova grande struttura
ricettiva, l’Hotel Bellevue. Molto apprezzato per la sua “modernità”,
il Bellevue divenne ben presto base di partenza e ristoro per alpinisti,
ma anche luogo di incontro dell’elite torinese e milanese, una sorta
di cenacolo di intellettuali, letterati e artisti. Qui soggiornarono,
tra gli altri, il compositore Arturo Toscanini, gli scrittori e poeti
Sem Benelli, Matilde Serao, Edmondo de Amicis, Giuseppe Antonio Borgese,
Francesco Pastonchi, Guido Gozzano, oltre a due regine di Casa Savoia,
Margherita e Maria Josè.
(notizie tratte dal
sito www.varasc.it e da
tabellone in loco)
La storica
costruzione dell’Hotel Bellevue è ancora lì, ben
visibile, anche se chiusa e dall’accesso interdetto per ragioni di
sicurezza: si dice che custodisca un antico forno e persino una fonte
sotterranea! Sul retro della casa che ospita il Petit Bar, in realtà
l’antica chiesetta oggi sconsacrata (si nota ancora il piccolo
campanile), è visitabile la piccola cappella di Sant’Anna, arredata
in stile austero con un piccolo altare ligneo.
Seguendo una mulattiera
pianeggiante alle spalle delle case è possibile, raggiungere, in circa
5 minuti, gli ampi pascoli della località Beau Bois, a sua volta
abbellita da un
antico albergo abbandonato (la Casa Alpina Don Bosco) abbarbicato ad
un ciclopico masso e affiancato da un antico e caratteristico rascard
in legno.
Ritorno per la stessa
via in h 1,15.