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| Storia
Alpinistica |
Il Mongioie
(2630 m) è la cima più significativa della lunga costiera che,
originatasi dalla Punta Marguareis, costituisce la fiancata sinistra orografica dell'alta
Val Tanaro. Nel tratto sopra l'abitato di Viozene detta
costiera assume un aspetto prettamente dolomitico, presentando imponenti
placconate rocciose orlate da arditi campanili, fra cui si insinuano
numerosi canali che, se innevati, risultano molto interessanti dal punto
di vista alpinistico. Dal Pian Rosso, presso il Rifugio Mongioie,
la cima vera e propria non è individuabile, in quanto l'imponente
bastionata della Rocca Garba (2460 m), a cui si appoggiano a
sinistra i due arditi pinnacoli chiamati Bricchi Neri (2296 m), la
nascondono con prepotenza. Verso Nord, sulla testata di Valle Ellero,
presenta un caratteristico versante a placche e erba di aspetto carsico,
con numerose doline, mentre ad Est scende sul Bocchino dell'Asèo
(2292 m) con un uniforme pendio detritico o nevoso, logica via normale di
salita. Il versante più spettacolare è senza dubbio quello nord-est, che
è costituito da una triangolare parete rocciosa alta circa 500 m che
domina il piccolo Lago della Raschera.
Il Canale del Porco si trova sul versante sud, ed incide la
bastionata rocciosa fra la cima vera e propria e la Rocca Garba:
risulta molto evidente già dal fondovalle, e costituisce senz'altro una
via di salita molto logica, sebbene non molto diretta. Infatti, questo
sbocca su un colletto presso l'insellatura di cresta fra Rocca Garba
e Mongioie, da dove la cima è ancora tutta da guadagnare! Si
tratta comunque di una via di salita piuttosto impegnativa, in ambiente
aspro e selvaggio. Primi salitori sconosciuti. |
| Punto di partenza |
Viozene
(1245 m), raggiungibile dall'uscita di Ceva della A6
Torino-Savona risalendo la lunga Valle Tanaro. Superati i
paesi di Nucetto, Bagnasco, Priola, Garessio
ed Ormea, si entra nell'alta valle, più alpestre e selvaggia:
oltre Ponte di Nava, si trascura la diramazione per il Colle di
Nava e si prosegue nella valle principale fino al paese, dove si
parcheggia nei pressi della chiesa (55 km circa da Ceva). |
| Avvicinamento |
Dalla chiesa
della borgata parte una stradetta cementata (cartelli) che risale con
decisione fra le case. Incontrata una via asfaltata, la si segue verso
destra fra seconde case e casette ristrutturate, per uscire su alcuni
prati con orti. Diventata sterrata, la carrareccia risale brevemente il
bosco, fino ad una casa isolata (sbarra). Si prosegue allora lungo una ben
marcata mulattiera che, con comoda salita, guida fino ai piedi di una
bastionata boscosa. Superato un piccolo rio, la mulattiera risale la
bastionata con alcuni tornanti, raggiunge il piccolo Pian Rossetto
con gli omonimi Tetti e, per un ultimo breve strappo, sbuca sul
vasto e prativo Pian Rosso (1520 m). Pochi passi verso sinistra
condurrebbero, oltre una macchia di alberi, alla bella e nuova costruzione del
Rifugio Mongioie (1524 m, h
0,40). Magnifico panorama sulla bastionata calcarea Rocce
del Manco (2312 m) - Rocca dei Campanili (2390 m) - Cimonasso
(2292 m) -
Rocca Garba (2460 m) - Mongioie (2630 m). Senza raggiungere
il rifugio, dal margine del ripiano si segue la
traccia a destra diretta al Bocchino dell'Asèo (cartello), che risale gli
erti pendii prativi alle falde della Rocca Garba (neve
residua ad inizio stagione). Il sentiero, in alcuni tratti non molto
evidente nonostante il segnavia
(2000 m circa, h 1,30, attacco).
N.B.: il Canale del Porco presenta anche un tratto
inferiore, a valle del sentiero, che appare molto ripido ed in ambiente
pregevole. In caso di buon innevamento, probabilmente conviene traversare
più in basso i pendii erbosi ed andare a prendere il canale a quota
inferiore, ottenendo una salita ancora più lunga e meritevole!
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| Descrizione
della via |
Si risale l'ampio
conoide del canale superiore, con pendenze intorno ai 40°,
puntando ad una evidente strozzatura originata da una placca rocciosa.
Raggiunta la strozzatura, la si supera sulla destra (possibile formazione
di una goulotte di ghiaccio leggermente strapiombante di un paio di
metri), e per un ripido tratto (50°) si guadagna la sommità
della placca. Si prosegue ora lungo il canale, che si allarga notevolmente
ma che mantiene una ripidezza costante intorno ai 40-45°. Sulla
destra una bassa crestina detritica lo delimita, mentre a sinistra
incombono repulsivi torrioni e costoni di roccia fratturata, fra cui si
insinuano ripidissimi solchi secondari. Molto più in alto il canale si
restringe un poco, ed anche a destra incombono ora arditi torrioni
rocciosi, separati da strette forcelle. Superato un primo punto di
possibile uscita a destra (facile e breve canale), si supera un
restringimento alla base di un torrione e si
continua ripidamente fino a raggiungere il piede di una
aggettante paretina nerastra al centro del canale, ottimo punto di sosta e
di riparo da eventuali scariche di sassi o ghiaccio. Di qui due
possibilità:
a) uscita a destra: si traversa orizzontalmente
verso destra, alla base delle rocce, per circa 30/40 metri (non difficile
ma esposto, pendenza 50°) fino a toccare le friabili ghiaie di un
ampio colletto. Traversando ancora a destra, per detriti o
neve, si
raggiunge l'ampio pendio-canale compreso fra il Mongioie e la Rocca
Garba. Si rimonta il largo pendio, facilmente ma con attenzione
(pendenza 35- 40°) fino all'ampia sella di cresta immediatamente a
nord-est di quest'ultima cima.
b) uscita diretta: si prosegue lungo lo stretto
canale principale, a sinistra della parete nerastra, per circa 50 metri,
raggiungendo una nuova strozzatura rocciosa. La si supera un po' a
sinistra, lungo una placca spesso ghiacciata (goulotte oltre i 60°
o passaggio di III°+, circa 10 metri), uscendo presso una piccola
conca. Si risale l'ultimo tratto di canale, fra la parete vera e propria
della Rocca Garba ed un massiccio torrione a destra, superando
presumibili altre strozzature o impegnativi tratti di misto (probabilmente
però non oltre il III°+), ed uscendo ad uno stretto ed aereo
colletto roccioso. Una breve discesa dall'altra parte (ripido!) conduce
sull'ampio pendio-canale fra Mongioie e Rocca Garba, a poca
distanza dall'ampia sella di cresta fra le due cime.
Dalla sella non rimane che seguire l'ampio dorso, nevoso o
detritico, e
scavalcando alcuni dossi che danno l'ingannevole impressione di essere
anzitempo giunti alla meta, si raggiunge infine la vetta del Mongioie
(2630 m, h 2,15 dall'attacco, croce e
libro di vetta). Panorama veramente sconfinato su tutto l'arco delle Alpi
Liguri e Marittime, fino al Monviso, al Monte Rosa
ed al Pizzo Bernina. Verso sud, in condizioni particolarmente
favorevoli, si avvista anche il profilo della Corsica. Seguendo per
un centinaio di metri l'aerea cresta nord est si raggiunge la grande
statua della Madonna, posizionata al sommo della parete nord-est.
Discesa: Si ritorna alla depressione fra Mongioie
e Rocca Garba, quindi si prosegue traversando il ripido pendio
nord-ovest di quest'ultima (attenzione in caso di neve ghiacciata!) e si scende alla depressione
del Bocchino
delle Scaglie (2325 m, h 0,45
dalla cima).
Si scende il ripido canalone meridionale
(Gola delle Scaglie), incontrando pendenze non superiori ai 30-35°. Si raggiunge così piuttosto velocemente il Pian dell'Alpetto. Di qui, lungo
l'evidente canalone innevato ad inizio stagione (o lungo un sentierino
sulla destra orografica dello stesso), si scende al Rifugio
Mongioie (h 1,00 dal Bocchino
delle Scaglie). Con il comodo sentiero, poi, a Viozene (h
0,25). |
| Tempo totale |
h
6,00 circa |
| Difficoltà |
AD-
con l'uscita a destra, D con l'uscita diretta |
| Dislivello |
1400
m circa |
| Attrezzatura |
casco,
piccozza, ramponi; corda, chiodi, nut e friend per l'uscita diretta |
| Ultimo sopralluogo |
marzo
2010 |
| Commenti |
Periodo consigliato: marzo -
aprile
Stupenda salita in ambiente
selvaggio e severo. Poco conosciuta. L'uscita diretta presenta difficoltà
presumibili di III°+ su misto delicato, assolutamente da proteggere! Un
po' faticosa, ma panoramicamente eccezionale. |
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