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| GLI
ARDITI PINNACOLI DEI TRE FRATI DA SANT'ANTONINO |
| IL
BRIC SCIMARCO ED IL BRIC GRIGIO RACCHIUDONO LA BOSCOSA VALLE ERCEA |
| IL
COCUZZOLO DI SANT'ANTONINO, COI RUDERI DEL CASTRUM PERTICAE IN BASSO A
DESTRA, DALLE PENDICI DI BRIC SCIMARCO |
| Introduzione |
La
Rocca Carpanèa è un vasto massiccio roccioso che costituisce la
sponda destra idrografica della bassa Valle dell'Aquila,
contribuendo a formare la valletta sospesa di Montesordo. La quota
massima si trova all'estremità nord, dominante l'abitato di Feglino:
è il Bric del Frate (388 m), chiamato confidenzialmente dai
locali "il Gigante che dorme" a causa del caratteristico profilo
rivolto verso l'Autostrada A10. Segue poi il cocuzzolo boscoso del Bric
Grigio (365 m), ai cui piedi si evidenzia il caratteristico
pinnacolo roccioso chiamato "la Caffettiera" e, oltre la
piccola valletta chiamata Valle Ercea, al cui sbocco inferiore
svettano le ardite guglie dei Tre Frati, la bellissima bastionata
di Bric Scimarco (325 m), caratterizzata da numerose grotte
ed erosioni. Oltre l'ampia sella boscosa del Colletto di Sant'Antonino,
si evidenzia ancora il cimotto boscoso chiamato, appunto, Sant'Antonino,
sede di un antico castello medioevale e di una antichissima chiesetta
tutt'ora esistente. Tutta la dorsale presenta, oltre a intricati versanti
boscosi, anche numerose pareti rocciose, sedi di falesie fra le più belle
e rinomate del Finalese. L'itinerario proposto è un anello assai
interessante, ben segnato e poco faticoso, che consente panorami estesi e
la visita ad alcuni interessanti siti, sia ipogei che archeologici. |
| Punto di partenza |
Final Borgo
(uscita di Finale Ligure della A10
Genova - Vantimiglia),
da dove si prende la strada per Feglino lungo la Valle
dell'Aquila. Dopo aver percorso la base delle impressionanti
pareti del Bric Pianarella, si parcheggia in corrispondenza della
piccola cappelletta della Madonna delle Grazie (a destra della
strada, alcuni piccoli spiazzi, a sinistra ponte per l'agriturismo Cà
di Alice, 100 m circa di quota). |
| Descrizione |
Si supera il ponte e
si raggiunge l'agriturismo: si costeggia a destra la costruzione e si
prosegue per un ripido sentiero (scalini, segnavia )
che sale nel bosco. Si taglia quasi subito una carrareccia, e poi un'altra
più sopra: si deve sempre proseguire dritti, seguendo i segnavia sempre
piuttosto evidenti. Più in alto il sentiero traversa per un tratto in
piano a sinistra (alle spalle belle vedute sulle grandi pareti rocciose
del Bric Pianarella e del Bric Spaventaggi), poi riprende a
salire nel fitto bosco, fra roccette e antichissimi muri a secco. Si
giunge ad un passo un po' difficoltoso, dovendo salire una placchetta
rocciosa di un paio di metri (tacche nella roccia e albero per tenersi con
le mani): prima di affrontare il passaggio, una brevissima deviazione a
sinistra, in leggera discesa, consente di visitare una bella grotta in
parte adattata con muretti a secco. Superato il passaggio, si prosegue in
salita con alcuni tornanti, aggirando alcuni risalti rocciosi, e si
traversa poi a sinistra fino al colletto boscoso dove sorgono le guglie
chiamate "I Tre Frati". Qui si incontra anche il
segnavia ,
proveniente dalle Case Valle (Montesordo). E' possibile, con
un po' di attenzione, arrampicarsi sulle rocce per un corto caminetto e
poi un'esposta cengetta verso sinistra fino ad un forcellino da dove si
può ammirare la guglia principale in tutto il suo
slancio. Subito oltre i
Tre Frati si incontra uno slargo con una grotta. Subito dopo si
lasciano a sinistra due bei punti panoramici sulla vallata (attenzione
all'esposizione) e si prosegue nel bosco fitto. Si arriva in breve ad un
bivio (tabella): si lascia a sinistra il segnavia
e si prosegue dritti, sempre seguendo il .
Si entra così nella Valle Ercea, una valletta fossile molto
solitaria e pittoresca, compresa fra il Bric Scimarco ed il Bric
Grigio. Si risale la valletta fra fitto bosco e vecchi ripiani
terrazzati, fino a quando il sentiero taglia la testata della valle con
ampio traverso pianeggiante, fra grandi alberi di castagno. Si trascura
qui una diramazione che prosegue ripida seguendo il corso della valle
(segnavia blu diretti alla Grotta della Pozzanghera, vedi
itinerario n. 14) e si prosegue a destra. Il sentiero riprende a salire,
ma con pendenze sempre modeste, fra bosco fitto e roccette affioranti.
Più in alto la vegetazione si dirada un po' e la sede del sentiero si
allarga. Con un ultimo tratto di salita un po' più decisa si esce al
colletto poco sotto la cima del Bric del Frate (h
0,45). Seguendo i segnavia a destra, in 5 minuti si raggiunge
la sommità rocciosa del Bric del Frate (388 m), sulla quale
sorgono alcune piccole antenne e da dove si gode di bellissimo panorama su
tutta la zona di Feglino. Ritornati al colletto, si prosegue in
ripida discesa dall'altra parte, seguendo il segnavia +:
si giunge in breve tempo ad una vecchia cava presso alcune paretine
(seguendo una traccia pianeggiante a destra si raggiunge una piccola
falesia). Proseguendo in discesa, si supera un bel punto panoramico sulla
sottostante spianata di Pian Marino e, con numerosi tornanti nel
bosco, si transita nei pressi della Paretina di Pian Marino
(falesia) e si scende all'ampia radura erbosa di Pian Marino
(h 0,20 da Bric del Frate). Si
percorre tutta la spianata erbosa verso sinistra (segnavia )
e, al suo termine, si segue il comodo sentiero che si inoltra nel bosco.
Lasciato un anfiteatro roccioso sulla sinistra (al suo termine si stacca
il sentiero con segni blu per la Grotta della Pozzanghera, vedi
itinerario n. 14) si prosegue seguendo il corso di un piccolo rio spesso
asciutto. Scendendo leggermente, si giunge ad un bivio: si trascura la
prosecuzione del sentiero (diretto ad alcune falesie) e si svolta a
destra, guadando il rio. Si procede per un breve tratto in piano, poi si
sale ad una carrareccia sterrata, nei pressi della piccola chiesetta di San
Carlo. Si segue la carrareccia verso sinistra poi, al termine di una
lunga casa, si prende un sentierino lastricato a sinistra che scende e va
a riprendere la carrareccia più sotto. Si prosegue lungo la strada, che
diviene a fondo cementato, e fra frutteti ed uliveti scende al parcheggio
di Montesordo (215 m, h 0,15 da
Pian Marino). Si segue ora la stretta stradina asfaltata che
percorre in discesa la pittoresca valletta di Montesordo, racchiusa
fra la Rocca Carpanèa e la Rocca di Perti: sull'opposto
versante della valle si possono notare numerose falesie, dove spesso sono
impegnati molti scalatori. In particolare, impressiona il Settore
Centrale di Montesordo, un parete verticale incisa da un'arcuata
fessura. Superato un altro parcheggio ed il sentiero a sinistra per la Cascina
Buio, si continua a scendere fino al pittoresco agglomerato delle Case
Valle (131 m, h 0,20 dal
parcheggio). Qui si abbandona la strada e, superato il rio su un ponte in
pietra, ci si inoltra fra le antiche case, sapientemente ristrutturate. Il
sentiero (segnavia )
risale con erti tornanti la sponda boscosa della valle: più in alto
traversa verso sinistra, quasi in piano, transitando alla base della
falesia detta Placca di Case Valle, per poi riprendere la salita
con altri tornanti nel bosco fino al Colletto di Sant'Antonino (230
m ca., h 0,30 da Case Valle).
Seguendo i segnavia lungo il crinale a destra, si raggiungono prima i
ruderi del Castrum Perticae, antico castello medioevale del
IX-X secolo, poi, superato un tratto in cui risultano evidenti i resti di
numerose antiche abitazioni, si raggiunge la cima del cocuzzolo boscoso,
dove sorge l'antichissima chiesa di Sant'Antonino (284 m).
La chiesa, recentemente restaurata, è visitabile (si raccomanda il
massimo rispetto!): molto interessante è la discesa nella piccola
cripta,
dove sorge ancora l'altare originario. Dalla chiesa si può effettuare il
giro della sommità dell'altura, con belle vedute su Finale (a
destra) e sulla bastionata di Bric Scimarco (a sinistra): prestare
la massima attenzione ai salti rocciosi imminenti! Tornati al colletto, si
consiglia ancora una digressione molto interessante: si procede sul
crinale, ma questa volta a sinistra, lungo un sentierino non segnalato ma
ben marcato (qualche ometto). Prima nel bosco, poi per erba e roccette, la
traccia si porta a ridosso delle pareti meridionali di Bric Scimarco,
fino ad un bell'antro rosso nei pressi del quale si apre una piccola
grotticella. Per i più esperti, si può ancora continuare: scendendo a
sinistra con attenzione per un breve solco terroso, si raggiunge una
traccia che attraversa un solco e sale per banali roccette ad un pulpito
erboso, già ben visibile dall'antro rosso. Dal pulpito si prosegue a
destra attraverso un passaggio fra le rocce, poi si scende dall'altra
parte per ripide tracce nel bosco (attenzione, facile ma esposto!) fino a
ritrovarsi sull'orlo dell'abisso della Grotta dell'Edera,
aperta in piena parete (10 minuti dal colletto). Con precauzione ci si
può avvicinare al baratro, dove a volte si possono vedere fortissimi
scalatori impegnati lungo gli impegnativi itinerari all'interno della
grotta. Ritornati nuovamente al colletto, si segue il ben marcato sentiero
che prosegue sul
versante opposto, dapprima in leggera discesa, poi in piano, alla base
della bastionata rocciosa di Bric Scimarco. Quando la bastionata
tende ad esaurirsi, e il sentiero riprende a salire con decisione, si
incontra su un masso il simbolo
: abbandonando il sentiero e risalendo brevemente fra rocce ed alberi
rasentando la parete, si raggiunge in breve una vasta caverna chiamata Grotta
del Morto. Proseguendo invece lungo il sentiero principale,
dapprima in salita e poi in piano, si ritorna al bivio presso i Tre
Frati (h 0,20 da Sant'Antonino).
Di qui, seguendo a ritroso il percorso di salita (segnavia )
nuovamente a Madonna delle Grazie (h 0,20). |
| Tempo totale |
h
3,00 circa |
| Difficoltà |
E
(EE con la digressione alla Grotta dell'Edera) |
| Dislivello |
350
m circa |
| Ultimo sopralluogo |
aprile
2010 |
| Commenti |
Classico
anello del Finalese, piuttosto frequentato. E con ragione, perchè molto
caratteristico e panoramico. Consigliate le numerose digressioni, anche se
alcune richiedono attenzione ed un po' di esperienza a causa di qualche
passo un po' delicato. Al contrario, l'anello "classico" è per
tutti, e lo consiglio vivamente!
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