44. Monte Bignone e Via Iulia Augusta

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CARTINA CONSIGLIATA

I.G.C. scala 1:50.000 – Foglio 14

CATEGORIA/ZONA

ESCURSIONISMO - SU E GIÙ PER LA RIVIERA LIGURE

SCHEDA N. 44 

 

FOTO NOTEVOLI

FOTOPERCORSO VIRTUALE

CARTA TOPOGRAFICA DELLA GITA

ALASSIO, LAIGUEGLIA E CAPO MELE DALL’ULTIMO TRATTO DI SALITA VERSO IL MONTE BIGNONE

DALLA CROCE SULLO SPALLONE OVEST DEL MONTE BIGNONE VERSO ALBENGA E CERIALE

L’ISOLA GALLINARA DAL SENTIERO CHE DAL MONTE BIGNONE SCENDE VERSO ALASSIO

DAI PRESSI DI SOLVA VERSO LAIGUEGLIA E CAPO MELE

L’ISOLA GALLINARA DALLA PRIMA PARTE DELLA VIA IULIA AUGUSTA

LA CHIESA DI SANT’ANNA AI MONTI DALLA VIA IULIA AUGUSTA

 

INTRODUZIONE

La Piana di Albenga, situata lungo l’ultimo tratto del Fiume Centa, costituisce con i suoi 45 km2 la pianura alluvionale più estesa della Liguria. Essa è delimitata a monte da alture di tipo collinare, non propriamente imponenti: ciononostante, dalle sommità di questi rilievi si gode di bellissimi e aperti panorami con lo sfondo del mare.

Il Monte Bignone (523 m) chiude a Sud la Piana di Albenga, separandola dalla baia di Alassio. È una montagna costiera tipicamente mediterranea, brulla sulla cima ma ricca di macchia mediterranea e pini marittimi sui fianchi. La sua vetta è un punto panoramico incredibile: da un lato si domina tutta la distesa agricola della Piana e le Alpi Liguri, dall'altro il mare con l'Isola Gallinara che sembra quasi di poter toccare.

La Via Iulia Augusta, nel tratto tra Albenga e Alassio, è un vero e proprio museo a cielo aperto che segue il tracciato della strada consolare romana fatta costruire dall'imperatore Augusto nel 13 a.C. per collegare Roma alla Gallia meridionale. La particolarità di questo tratto è la presenza di un'importante necropoli romana: poiché per legge era vietato seppellire i morti all'interno delle mura cittadine, le famiglie facoltose costruivano i propri monumenti funebri lungo le strade principali. Lungo il percorso si incontrano i resti di almeno otto monumenti funerari databili tra il I° e il II° secolo d.C.

Con questo itinerario si compie un interessante e panoramicissimo anello che consente sia di toccare la vetta del Monte Bignone che di visitare i numerosi resti archeologici sulla Via Iulia Augusta, rendendo l’interesse della gita sia panoramico, sia storico-archeologico.

 

PUNTO DI PARTENZA

Da Albenga (uscita dell'autostrada A10 Genova-Ventimiglia) si segue la strada verso Sud-Est lungo le rive del Centa fino al centro cittadino, quindi si scavalca il fiume sul Ponte Viveri (o Ponte Rosso) raggiungendo la regione Vadino. Prendendo a destra la strada diretta a San Fedele e Villanova, si devia quasi subito a sinistra in ripida salita (ind. per Via Iulia Augusta), parcheggiando subito in uno degli esigui slarghi a bordo strada.

N.B.: Nei giorni festivi conviene cercare un posteggio negli immediati dintorni, senza imboccare la ripida salita, perché le aree di sosta sono davvero esigue!

 

ITINERARIO

Si segue la ripida stradetta asfaltata fra le case (segnavia ●● e ), quindi si prosegue a sinistra lungo un viottolo dal fondo rozzamente lastricato delimitato da alti muri. Usciti su una carrareccia sterrata, si trova subito un bivio (paline): lasciato a sinistra il segnavia della Via Iulia Augusta (da cui si giungerà al ritorno), si svolta a destra, attraverso un cancello aperto, seguendo il segnavia ●● per “Alassio – Madonna della Guardia”. Oltre il cancello, si segue subito a sinistra una stradetta asfaltata che rimonta il costone, con belle vedute alle nostre spalle sulla città di Albenga e sull’Isola Gallinara. Giunti ad un bivio, si lascia la stradina principale a destra e si prosegue in salita, lungo una diramazione secondaria sterrata che sale a lato di una cancellata. Più in alto si intercetta nuovamente la stradina presso un tornante, e la si segue ancora in costante ma non faticosa salita guadagnando quota sul costone, fra alcune costruzioni residenziali. Raggiunto un piccolo parcheggio sterrato sulla destra, si abbandona subito dopo la stradetta per prendere una mulattiera che sale più decisamente nella fitta macchia (segnavia ●●): con salita rettilinea e piuttosto decisa nel bosco, si esce più in alto intercettando nuovamente la stradina, ora divenuta sterrata, all’altezza di un deciso tornante (alle spalle, bella vista dominante su tutta la Piana di Albenga). Tagliato il tornante per breve scorciatoia, si segue fedelmente la stradina, che effettua un lungo traversone e, con un ulteriore tornante, guadagna la sommità del crinale, dove si biforca nuovamente. Trascurata la diramazione che scende leggermente a sinistra, si prosegue su quella di destra, che con percorso sinuoso taglia il fitto bosco aggirando verso Nord un rilievo poco pronunciato. Più avanti, si prende una mulattiera piuttosto dissestata che sale lungo il crinale (segnavia ●●): presso un rozzo pilone votivo si lascia a destra una diramazione per la Fonte Carbonara (segnavia ++) e, pochi metri più avanti, un’altra diramazione a sinistra per il “Sentiero dell’Onda” (segnavia ), proseguendo dritti lungo il crinale. Si sfiorano i ruderi di una vecchia costruzione (Cà Bianca, 328 m) quindi, trascurate alcune diramazioni laterali, si guadagna quota risalendo lungo un ripido sentiero dal fondo sconnesso e sassoso. Aggirata in falsopiano un’anticima boscosa poco sotto la sommità sul suo versante Nordoccidentale, il sentiero raggiunge una selletta ai piedi del pendio finale, dove stacca a sinistra il sentiero di discesa verso Alassio (paline). Si prosegue invece per il sentiero lungo il crinale e, con un ultimo strappo, si giunge allo Spallone Ovest, dove sorge la croce di vetta del Monte Bignone (518 m, h 1,30 da Albenga). Bel panorama su Alassio, Capo Mele, l’Isola Gallinara e la Piana di Albenga.  

 

Per raggiungere la vetta vera e propria della montagna si deve proseguire lungo il sentierino che, costeggiata una costruzione in rovina, raggiunge un piloncino sacro. Di qui, salendo brevemente a destra lungo il crinale, si raggiunge in pochi minuti la cima principale del Monte Bignone (523 m, h 0,05 dalla croce).  

 

Ritornati alla selletta ai piedi del pendio finale, si prende a destra il marcato sentiero segnalato con che scende ripido verso Sud, in direzione di Alassio. Dopo un primo tratto di scomoda discesa su fondo petroso e dissestato, il sentiero svolta decisamente a destra e compie un lunghissimo traversone nella boscaglia, tagliando in alto l’uniforme versante Sud-Est del Monte Bignone. Più in basso, si attraversa una zona recentemente interessata da un incendio: lasciato a destra un sentiero che risale il costone meridionale del Bignone verso la cima, con un ultimo tratto nuovamente ripido si scende fino ad un’ampia sella alla base di detto costone, dove si trova un crocevia di sentieri (340 m, h 0,30 dalla cima, paline).

Trascurati il sentiero che, verso Nordovest, si raccorda all’Alta Via Baia del Sole (che collega Alassio a Laigueglia) e quello che stacca a Nordest (“Sentiero dell’Onda”, segnavia , eventuale alternativa per il ritorno), è possibile scegliere tra due opportunità, a seconda della stanchezza e del tempo a disposizione:

 

a) proseguendo verso Sud lungo il segnavia , si discende lungo il filo regolare del costone per un ben marcato sentiero, a tratti ripido, che conduce direttamente al piazzale antistante la Chiesa di Santa Croce di Alassio (72 m, h 0,25 dalla sella, vedi anche itinerario n. 45);

 

b) dalla sella si seguono le indicazioni per la frazione Solva (segnavia ), seguendo in discesa sulla destra un sentiero che taglia un pendio boscoso: ad un successivo quadrivio si prosegue dritti, in discesa e, raggiunta una zona pic-nic, continuando lungo una carrareccia che tocca ben presto le prime villette isolate. Si continua a scendere lungo una stradetta lastricata, raggiungendo presso un tornante una stradina asfaltata. Subito dopo il tornante, si abbandona nuovamente l’asfalto per riprendere un viottolo cementato che scende deciso fra fasce e poderi. Sfiorata una casa, si scende fino ai piedi di una antenna per telecomunicazioni, da dove un ultimo breve tratto riconduce alla stradina asfaltata. Tagliato il successivo tornante per una breve “crosa”, ad un ulteriore tornante verso sinistra si abbandona nuovamente l’asfalto per imboccare una viuzza che scende con alcuni gradini e prosegue poi in discesa fra alti muri di pietra. Più in basso ci si immette definitivamente sulla stradina asfaltata, ormai all’ingresso della frazione Solva (130 m ca.). Seguendo fedelmente la strada asfaltata (qui Via Morteo Ollandini) in leggera discesa, si giunge presso l’ampio tornante dove sorge la chiesa parrocchiale della SS. Annunziata.  

 

La chiesa della Santissima Annunziata a Solva è un vero gioiello, spesso definita una "piccola galleria d'arte" medievale. È molto più antica di quanto la sua facciata barocca possa suggerire. La prima struttura risale al 1382, ma fu quasi interamente riedificata intorno al 1480.

Il Campanile, a differenza della chiesa, è molto più recente, essendo stato costruito nel 1840.

Il vero tesoro è all'interno: un ciclo di affreschi tardo-medievali (XV secolo) che serviva come "Bibbia dei poveri" per istruire i fedeli. Nonostante gli affreschi medievali siano la parte più famosa, l'altare e diverse tele laterali appartengono al periodo barocco (XVII secolo), creando un contrasto affascinante tra la severità medievale e la ricchezza del Seicento.

 

Proseguendo lungo Via Morteo Ollandini, si traversa lungamente fino ad un nuovo tornante, dove si prosegue dritti per Strada Panoramica Santa Croce che, fra villette ed edifici residenziali, con magnifiche vedute sul Golfo di Alassio e l’Isola Gallinara, consente di raggiungere con lungo traverso il poggio panoramico dove sorge la piccola e caratteristica Chiesa di Santa Croce di Alassio (72 m, h 0,35 dalla sella).

 

La Chiesa di Santa Croce è uno dei simboli di Alassio, situata proprio all'inizio (lato levante) della famosa Via Iulia Augusta. Risale all'XI° secolo (la prima menzione ufficiale è del 1169), edificata dai monaci benedettini provenienti dall'isola Gallinara, che la utilizzavano come priorato. Per secoli rimase in stato di abbandono e priva di tetto (appare così nei quadri di Richard West a inizio '900). Fu recuperata e riaperta al culto solo negli anni '70 grazie a importanti restauri.

È costruita interamente in pietra a vista. Gli elementi originali più preziosi sono l'abside e il fianco sinistro, decorati con i tipici archetti binati. Il portico frontale attualmente esistente è un'aggiunta successiva, risalente al Cinquecento, progettato per offrire riparo ai pellegrini e ai viandanti. Una curiosità strutturale è che la chiesa poggia in parte su una roccia viva e sembra quasi "nascere" dalla collina. Dal sagrato della chiesa si gode di quello che molti considerano il miglior panorama su Alassio e sull'intera Baia del Sole, con l’isola Gallinara in primissimo piano. Nelle giornate limpide si possono scorgere le montagne della Corsica e della Toscana.

 

A sinistra della chiesa si apre il caratteristico Arco di Santa Croce, che immette direttamente sulla Via Iulia Augusta (segnavia ): in questa prima parte il percorso, alternando tratti asfaltati ad altri in terra battuta, si mantiene in quota sul fianco della collina, con magnifiche vedute sul porticciolo e sull’Isola Gallinara. Superata una zona con numerose villette affacciate sul golfo, si continua sulla stradicciola asfaltata (qui Via G. Byron), che attraversa un impluvio boscoso e, superato il piccolo rio su un ponticello, risale brevemente fino all’antichissimo edificio della Chiesa di Sant’Anna ai Monti.  

 

È considerata una delle costruzioni sacre più antiche della zona. Fu eretta intorno al 940 d.C. dai monaci benedettini dell'Isola Gallinara. La sua importanza storica è enorme: è stata infatti la prima parrocchia di Alassio, mantenendo questo titolo fino al 1507, quando il centro della vita cittadina si spostò definitivamente verso il mare.

Dopo l'epoca napoleonica, la chiesa fu sconsacrata e venduta a privati. Per lungo tempo l'edificio subì un'umiliazione incredibile per il suo valore: fu utilizzato come stalla e magazzino agricolo. Solo negli anni '60 e '70 è stata recuperata e restaurata, salvandola dal totale crollo, anche se oggi rimane una proprietà privata e purtroppo versa nuovamente in uno stato di parziale abbandono.

L'edificio ha una struttura molto semplice e irregolare (romanica): la pianta ha una forma trapezoidale che si stringe verso l'abside, segno della sua costruzione arcaica e dei successivi ampliamenti. Durante i restauri sono emersi frammenti di affreschi molto interessanti: il più importante raffigura il “Cristo Pantocratore” racchiuso in una "mandorla" di luce, circondato da una folla di beati. C'è anche un frammento che ritrae il volto di Sant'Anna, a cui la chiesa è dedicata. Accanto all'abside si trova uno slargo che, secondo alcuni archeologi, poggia su resti di un'antichissima costruzione di epoca romana, a testimonianza di quanto questo specifico punto della collina fosse frequentato già nell'antichità.

 

Continuando lungo la stradetta asfaltata, si aggira un nuovo costone e si giunge ad un gruppo di case, in posizione altamente panoramica. Lasciando a sinistra Via G. Byron, che prende a salire, si prosegue dritti, per Via Iulia Augusta, si sfiora un’altra casa e si procede in piano, sempre con ottima visuale del golfo. Superata una sbarra, si procede su sentiero sterrato, in ambiente boschivo molto bello. In un tratto di strada emerge l’antica lastricatura romana del selciato (pannello esplicativo), tradizionalmente l’unico tratto stradale dal fondo ancora originale della Via Iulia Augusta.  

 

Oggi si ritiene che questo lastricato stradale sia piuttosto riferibile al periodo medievale e costituisca uno dei molti rifacimenti attuati nel corso dei secoli in seguito a frane e smottamenti.

 

Raggiunto un deciso tornante, si prosegue dritti nel bosco a mezza costa, giungendo in vista di un campeggio (Baba Glamping), di cui si costeggia a monte la recinzione. Aggirato dall’alto un gruppo di villette, si aggira un costone fra fitto bosco e si esce nuovamente su una stradina asfaltata (Via privata Luigi Peirano). Superate alcune case si giunge ad un bivio con paline, dove si prosegue a sinistra, nuovamente nel bosco, lungo la “Passeggiata archeologica”. Con percorso pittoresco e panoramico, fra villette, oliveti e coltivi, la stradina arriva al primo sito archeologico romano, noto come EDIFICIO A.

   

Posto a quasi 1 km dalle altre tombe, l’Edificio A è il più periferico dei monumenti funebri della necropoli meridionale di Albenga. Gravemente danneggiato durante la Seconda Guerra Mondiale, è costituito da un muro che delimitava uno spazio aperto destinato alle sepolture. Datato al I° sec. d.C., ha pianta rettangolare con al centro un basamento per un’ara o un’edicola, di cui rimangono pochi resti.

 

Con un tratto riposante e in ambiente aperto, con bellissima vista sull’Isola Gallinara, si giunge dopo circa 900 m all’EDIFICIO B.  

 

Sopraelevato rispetto alla sede stradale, consiste in una tomba famigliare della fine del I° sec. d.C., formata da un recinto quadrato di circa 12 m di lato, accessibile attraverso una porta aperta sul lato Ovest. Al centro si notano i resti delle fondazioni di un basamento destinato probabilmente a sostenere un altare funerario o un’edicola. In epoca relativamente recente il monumento era stato convertito in edificio rurale, per cui non si è conservato nulla per quanto riguarda le originali sepolture.

 

Proseguendo per breve tratto si incontra, a monte della stradina, un’area recintata, sede degli EDIFICI C, D e H.  

 

L’Edificio C è il più antico conosciuto della necropoli meridionale. È databile alla prima metà del I° sec. d.C. e si distingue per essere un monumento del tipo "a podio" o "a edicola", una struttura che un tempo doveva apparire piuttosto imponente ai viandanti che entravano o uscivano dalla città imperiale di Albingaunum. Si tratta di un monumento funerario a cella, costruito sopra un alto podio. In origine, la struttura era probabilmente sormontata da una cupola o da un tetto a cuspide, simile a un piccolo tempio.

L’Edificio D, così come il suo vicino Edificio C, è un monumento "a podio" (o a edicola). Si presentava originariamente come un piccolo tempio o una torre, elevato su un basamento massiccio per essere ben visibile dalla strada. La pianta è quadrangolare e, sebbene oggi ne rimanga principalmente la parte inferiore (il podio), in origine la struttura superiore doveva raggiungere un'altezza considerevole, probabilmente terminando con una copertura a piramide o a cuspide. La struttura è databile alla piena età imperiale (I-II secolo d.C.): l’interno del podio fungeva da camera sepolcrale o conteneva le ceneri dei defunti.

L’Edificio H, a differenza dei suoi vicini C e D, è un recinto funerario. Si presenta come un'area quadrangolare delimitata da muri perimetrali. In origine, lo spazio interno era scoperto (a cielo aperto). Il recinto fungeva da area cimiteriale privata per un gruppo familiare. All'interno di questo perimetro venivano collocate le sepolture, proteggendole simbolicamente e fisicamente dal passaggio pubblico sulla strada. All'interno di questi recinti sono stati trovati resti che testimoniano sia il rito della cremazione (il più diffuso nel I secolo d.C.) che quello dell'inumazione, a conferma di un utilizzo prolungato nel tempo dell'area.

 

Poco più avanti, sempre a monte della stradina, si incontra un grande muro di pietra, l’EDIFICIO E.  

 

L’Edificio E è un recinto funerario a pianta quadrangolare. Rispetto ai semplici recinti come l'H, l'Edificio E mostra una struttura muraria piuttosto robusta che suggerisce l'esistenza di un'area ben delimitata e protetta; presenta inoltre una sorta di basamento o edicola interna addossata al muro di fondo, il che suggerisce che all'interno del recinto non ci fossero solo tombe a terra, ma anche un punto focale monumentale (forse destinato a ospitare una statua, un'iscrizione o le ceneri del capofamiglia). Durante gli scavi diretti da Nino Lamboglia, all'interno e nei pressi dell'Edificio E sono stati rinvenuti frammenti di corredi funebri (ceramiche e vetri) che hanno permesso di datare l'area tra il I° e il II° secolo d.C.

 

Dopo un ultimo breve tratto, si giunge in corrispondenza dello spettacolare EDIFICIO G, l'ultimo che si incontra prima di giungere ad Albenga.  

 

L'Edificio G è forse uno dei più iconici della necropoli di Albenga, non tanto per la sua altezza, quanto per il suo eccezionale stato di conservazione e per la chiarezza con cui mostra la tipica struttura a "recinto". A differenza delle torri C e D, il G è un recinto funerario (chiamato anche ustrinum o area funeraria). Si presenta come un quadrilatero quasi perfetto, delimitato da muri che sono giunti fino a noi con un'altezza considerevole rispetto ad altri recinti della zona. È ancora chiaramente visibile l'apertura che permetteva l'accesso all'area interna, situata sul lato rivolto verso la strada.

 

Da qui, con un ultimo breve tratto in piano, si ritorna all’inizio del percorso, all’altezza del cancello aperto da cui si era iniziata la gita. Seguendo brevemente il percorso dell’andata, si ritorna quindi all’auto (h 1,00 dalla Chiesa di Santa Croce).

 

TEMPO TOTALE

h 3,45 circa 

DISLIVELLO

550 m circa

DIFFICOLTA’

E

ULTIMO SOPRALLUOGO

3 febbraio 2023

PERIODO CONSIGLIATO

da ottobre ad aprile

COMMENTI

Bell’itinerario, nettamente suddiviso in due parti: la prima è prettamente escursionistica, su sentieri a tratti anche ripidi e con valenze principalmente panoramiche, mentre la seconda, pianeggiante e interamente su stradine, presenta un interesse storico archeologico, pur mantenendo peculiarità paesaggistiche di prim’ordine. Possibilità di compiere numerose varianti (ad esempio l’andata o il ritorno con il “Sentiero dell’Onda”). Evitare il periodo estivo per il gran caldo. Molto consigliato!