Si segue la ripida
stradetta asfaltata fra le case (segnavia ●●
e □), quindi si prosegue a sinistra
lungo un viottolo dal fondo rozzamente lastricato delimitato da alti muri. Usciti su
una carrareccia sterrata, si trova subito un
bivio (paline): lasciato a sinistra il segnavia □
della Via Iulia Augusta (da cui si giungerà al ritorno), si
svolta a destra, attraverso un cancello aperto, seguendo il segnavia ●●
per “Alassio – Madonna della Guardia”. Oltre il cancello,
si segue subito a sinistra una stradetta asfaltata che rimonta il
costone, con belle vedute alle nostre spalle sulla città
di Albenga e sull’Isola
Gallinara. Giunti ad un bivio, si lascia la stradina
principale a destra e si prosegue in salita, lungo una diramazione
secondaria sterrata che sale a lato di una cancellata. Più in alto si
intercetta nuovamente la stradina presso un tornante, e la si segue
ancora in costante ma non faticosa salita guadagnando quota sul costone,
fra alcune costruzioni residenziali. Raggiunto un piccolo parcheggio
sterrato sulla destra, si abbandona subito dopo la stradetta per
prendere una mulattiera che sale più decisamente nella fitta
macchia (segnavia ●●): con
salita rettilinea e piuttosto decisa nel bosco, si esce più in alto
intercettando nuovamente la stradina, ora divenuta sterrata,
all’altezza di un deciso tornante (alle spalle, bella
vista dominante su tutta la Piana di Albenga).
Tagliato il tornante per breve scorciatoia, si segue fedelmente la
stradina, che effettua un lungo traversone e, con un ulteriore
tornante, guadagna la sommità del crinale, dove si biforca nuovamente.
Trascurata la diramazione che scende leggermente a sinistra, si prosegue
su quella di destra, che con percorso sinuoso taglia il fitto bosco
aggirando verso Nord un rilievo poco pronunciato. Più avanti, si prende
una mulattiera piuttosto dissestata che sale lungo il
crinale (segnavia ●●): presso un rozzo
pilone votivo si lascia a destra una diramazione per la Fonte
Carbonara (segnavia ++) e,
pochi metri più avanti, un’altra
diramazione a sinistra per il “Sentiero dell’Onda”
(segnavia ∼),
proseguendo dritti lungo il crinale. Si sfiorano i ruderi di una vecchia
costruzione (Cà Bianca, 328 m) quindi, trascurate alcune
diramazioni laterali, si guadagna quota risalendo lungo un ripido
sentiero dal fondo sconnesso e sassoso. Aggirata in falsopiano un’anticima boscosa
poco sotto la sommità sul suo versante Nordoccidentale, il sentiero
raggiunge una selletta ai piedi del pendio finale, dove stacca a
sinistra il sentiero di discesa verso Alassio (paline).
Si prosegue invece per il sentiero lungo il crinale e, con un ultimo
strappo, si giunge allo Spallone Ovest, dove sorge la
croce di vetta del Monte Bignone (518 m, h
1,30 da Albenga). Bel panorama su Alassio,
Capo Mele, l’Isola
Gallinara e la Piana
di Albenga.
Per raggiungere la vetta
vera e propria della montagna si deve proseguire lungo il sentierino
che, costeggiata una costruzione in rovina, raggiunge un piloncino
sacro. Di qui, salendo brevemente a destra lungo il crinale, si
raggiunge in pochi minuti la cima principale del Monte Bignone
(523 m, h 0,05 dalla croce).
Ritornati alla selletta
ai piedi del pendio finale, si prende a destra il marcato sentiero
segnalato con ● che scende ripido
verso Sud, in direzione di Alassio. Dopo un primo tratto di
scomoda discesa su fondo petroso e dissestato, il sentiero svolta
decisamente a destra e compie un lunghissimo traversone nella boscaglia,
tagliando in alto l’uniforme versante Sud-Est del Monte Bignone.
Più in basso, si attraversa una
zona recentemente interessata da un incendio: lasciato a
destra un sentiero che risale il costone meridionale del Bignone verso
la cima, con un ultimo tratto nuovamente ripido si scende fino ad un’ampia
sella alla base di detto costone, dove si trova un
crocevia di sentieri (340 m, h
0,30 dalla cima, paline).
Trascurati il sentiero
che, verso Nordovest, si raccorda all’Alta Via Baia del Sole (che
collega Alassio a Laigueglia) e quello che stacca a
Nordest (“Sentiero dell’Onda”, segnavia ∼, eventuale alternativa per il ritorno), è possibile
scegliere tra due opportunità, a seconda della stanchezza e del tempo a
disposizione:
a)
proseguendo
verso Sud lungo il segnavia ●, si
discende lungo il filo regolare del costone per un ben marcato sentiero,
a tratti ripido, che conduce direttamente al piazzale antistante la Chiesa
di Santa Croce di Alassio (72 m, h
0,25 dalla sella, vedi anche itinerario
n. 45);
b)
dalla sella si seguono le indicazioni per la frazione Solva
(segnavia ∼), seguendo
in discesa sulla destra un sentiero che taglia un pendio boscoso: ad
un successivo quadrivio si prosegue dritti, in discesa e,
raggiunta una
zona pic-nic, continuando lungo una carrareccia che tocca ben
presto le prime villette isolate. Si continua a scendere lungo una
stradetta lastricata, raggiungendo presso un tornante una stradina
asfaltata. Subito dopo il tornante, si abbandona nuovamente l’asfalto
per riprendere un viottolo cementato che scende deciso fra fasce e
poderi. Sfiorata una casa, si scende fino ai piedi di una antenna per
telecomunicazioni, da dove un ultimo breve tratto riconduce alla
stradina asfaltata. Tagliato il successivo tornante per una breve
“crosa”, ad un ulteriore tornante verso sinistra si abbandona
nuovamente l’asfalto per imboccare una viuzza che scende con alcuni
gradini e prosegue poi in discesa fra alti muri di pietra. Più in basso
ci si immette definitivamente sulla stradina asfaltata, ormai
all’ingresso della frazione Solva (130 m ca.). Seguendo
fedelmente la strada asfaltata (qui Via Morteo Ollandini) in leggera
discesa, si giunge presso l’ampio tornante dove sorge la chiesa
parrocchiale della SS. Annunziata.
La
chiesa della Santissima Annunziata a Solva è un vero gioiello, spesso
definita una "piccola galleria d'arte" medievale. È molto più
antica di quanto la sua facciata barocca possa suggerire. La prima
struttura risale al 1382, ma fu quasi interamente riedificata intorno al
1480.
Il
Campanile, a differenza della chiesa, è molto più recente, essendo
stato costruito nel 1840.
Il
vero tesoro è all'interno: un ciclo di affreschi tardo-medievali (XV
secolo) che serviva come "Bibbia dei poveri" per istruire i
fedeli. Nonostante gli affreschi medievali siano la parte più famosa,
l'altare e diverse tele laterali appartengono al periodo barocco (XVII
secolo), creando un contrasto affascinante tra la severità medievale e
la ricchezza del Seicento.
Proseguendo
lungo Via Morteo Ollandini, si traversa lungamente fino ad un nuovo
tornante, dove si prosegue dritti per Strada Panoramica Santa Croce che,
fra villette ed edifici residenziali, con magnifiche vedute sul Golfo
di Alassio e l’Isola Gallinara, consente di raggiungere con
lungo traverso il poggio panoramico dove sorge la piccola e
caratteristica Chiesa
di Santa Croce di Alassio (72 m, h
0,35 dalla sella).
La
Chiesa di Santa Croce è uno dei simboli di Alassio, situata
proprio all'inizio (lato levante) della famosa Via Iulia Augusta.
Risale all'XI° secolo (la prima menzione ufficiale è del 1169),
edificata dai monaci benedettini provenienti dall'isola Gallinara, che
la utilizzavano come priorato. Per secoli rimase in stato di abbandono e
priva di tetto (appare così nei quadri di Richard West a inizio '900).
Fu recuperata e riaperta al culto solo negli anni '70 grazie a
importanti restauri.
È
costruita interamente in pietra a vista. Gli elementi originali più
preziosi sono l'abside e il fianco sinistro, decorati con i tipici
archetti binati. Il portico frontale attualmente esistente è
un'aggiunta successiva, risalente al Cinquecento, progettato per offrire
riparo ai pellegrini e ai viandanti. Una curiosità strutturale è che
la chiesa poggia in parte su una roccia viva e sembra quasi
"nascere" dalla collina.
Dal
sagrato della chiesa si gode di quello che molti considerano il miglior
panorama su Alassio e sull'intera Baia del Sole, con l’isola
Gallinara in primissimo piano. Nelle giornate limpide si
possono scorgere le montagne della Corsica e della Toscana.
A sinistra della chiesa si apre il caratteristico Arco di Santa Croce,
che immette direttamente sulla Via Iulia Augusta (segnavia □):
in questa prima parte il percorso, alternando tratti asfaltati ad altri
in terra battuta, si mantiene in quota sul fianco della collina, con
magnifiche vedute sul porticciolo e sull’Isola
Gallinara. Superata una zona con numerose villette
affacciate sul golfo, si continua sulla stradicciola asfaltata (qui Via
G. Byron), che attraversa un impluvio boscoso e, superato il piccolo rio
su un ponticello, risale brevemente fino all’antichissimo edificio
della Chiesa di Sant’Anna ai Monti.
È considerata una delle
costruzioni sacre più antiche della zona. Fu eretta intorno al 940 d.C.
dai monaci benedettini dell'Isola Gallinara. La sua importanza storica
è enorme: è stata infatti la prima parrocchia di Alassio, mantenendo
questo titolo fino al 1507, quando il centro della vita cittadina si
spostò definitivamente verso il mare.
Dopo l'epoca
napoleonica, la chiesa fu sconsacrata e venduta a privati. Per lungo
tempo l'edificio subì un'umiliazione incredibile per il suo valore: fu
utilizzato come stalla e magazzino agricolo. Solo negli anni '60 e '70
è stata recuperata e restaurata, salvandola dal totale crollo, anche se
oggi rimane una proprietà privata e purtroppo versa nuovamente in uno
stato di parziale abbandono.
L'edificio ha una
struttura molto semplice e irregolare (romanica): la pianta ha una forma
trapezoidale che si stringe verso l'abside, segno della sua costruzione
arcaica e dei successivi ampliamenti. Durante i restauri sono emersi
frammenti di affreschi molto interessanti: il più importante raffigura
il “Cristo Pantocratore” racchiuso in una "mandorla" di
luce, circondato da una folla di beati. C'è anche un frammento che
ritrae il volto di Sant'Anna, a cui la chiesa è dedicata.
Accanto all'abside si
trova uno slargo che, secondo alcuni archeologi, poggia su resti di
un'antichissima costruzione di epoca romana, a testimonianza di quanto
questo specifico punto della collina fosse frequentato già
nell'antichità.
Continuando lungo la
stradetta asfaltata, si aggira un nuovo costone e si giunge ad un gruppo
di case, in posizione altamente panoramica. Lasciando a sinistra Via G.
Byron, che prende a salire, si prosegue dritti, per Via Iulia Augusta,
si sfiora un’altra casa e si procede in piano, sempre con ottima
visuale del golfo. Superata una sbarra, si procede su sentiero sterrato, in
ambiente boschivo molto bello. In un tratto di strada emerge l’antica
lastricatura romana del selciato (pannello esplicativo),
tradizionalmente l’unico tratto stradale dal fondo ancora originale
della Via Iulia Augusta.
Oggi si ritiene che
questo lastricato stradale sia piuttosto riferibile al periodo medievale
e costituisca uno dei molti rifacimenti attuati nel corso dei secoli in
seguito a frane e smottamenti.
Raggiunto un deciso
tornante, si prosegue dritti nel bosco a mezza costa, giungendo in vista
di un campeggio (Baba Glamping), di cui si costeggia a monte la
recinzione. Aggirato dall’alto un gruppo di villette, si aggira un
costone fra fitto bosco e si esce nuovamente su una stradina asfaltata
(Via privata Luigi Peirano). Superate alcune case si giunge ad un bivio
con paline, dove si prosegue a sinistra, nuovamente nel bosco, lungo la
“Passeggiata archeologica”. Con percorso pittoresco e panoramico,
fra villette, oliveti e coltivi, la stradina arriva al primo sito
archeologico romano, noto come EDIFICIO
A.
Posto a quasi 1 km dalle
altre tombe, l’Edificio A è il più periferico dei monumenti funebri
della necropoli meridionale di Albenga. Gravemente danneggiato durante
la Seconda Guerra Mondiale, è costituito da un muro che delimitava uno
spazio aperto destinato alle sepolture. Datato al I° sec. d.C., ha
pianta rettangolare con al centro un basamento per un’ara o
un’edicola, di cui rimangono pochi resti.
Con un tratto riposante
e in ambiente aperto, con
bellissima vista sull’Isola Gallinara, si giunge
dopo circa 900 m all’EDIFICIO
B.
Sopraelevato rispetto
alla sede stradale, consiste in una tomba famigliare della fine del I°
sec. d.C., formata da un recinto quadrato di circa 12 m di lato,
accessibile attraverso una porta aperta sul lato Ovest. Al centro si
notano i resti delle fondazioni di un basamento destinato probabilmente
a sostenere un altare funerario o un’edicola. In epoca relativamente
recente il monumento era stato convertito in edificio rurale, per cui
non si è conservato nulla per quanto riguarda le originali sepolture.
Proseguendo per breve
tratto si incontra, a monte della stradina, un’area recintata, sede
degli EDIFICI C, D e H.
L’Edificio
C è il più antico conosciuto della necropoli
meridionale. È databile alla prima metà del I° sec. d.C. e si
distingue per essere un monumento del tipo "a podio" o "a
edicola", una struttura che un tempo doveva apparire piuttosto
imponente ai viandanti che entravano o uscivano dalla città imperiale
di Albingaunum. Si tratta di un monumento funerario a cella, costruito
sopra un alto podio. In origine, la struttura era probabilmente
sormontata da una cupola o da un tetto a cuspide, simile a un piccolo
tempio.
L’Edificio
D, così come il suo vicino Edificio C, è un monumento
"a podio" (o a edicola). Si presentava originariamente come un
piccolo tempio o una torre, elevato su un basamento massiccio per essere
ben visibile dalla strada. La pianta è quadrangolare e, sebbene oggi ne
rimanga principalmente la parte inferiore (il podio), in origine la
struttura superiore doveva raggiungere un'altezza considerevole,
probabilmente terminando con una copertura a piramide o a cuspide. La
struttura è databile alla piena età imperiale (I-II secolo d.C.):
l’interno del podio fungeva da camera sepolcrale o conteneva le ceneri
dei defunti.
L’Edificio
H, a differenza dei suoi vicini C e D, è un recinto
funerario. Si presenta come un'area quadrangolare delimitata da muri
perimetrali. In origine, lo spazio interno era scoperto (a cielo
aperto). Il recinto fungeva da area cimiteriale privata per un gruppo
familiare. All'interno di questo perimetro venivano collocate le
sepolture, proteggendole simbolicamente e fisicamente dal passaggio
pubblico sulla strada. All'interno di questi recinti sono stati trovati
resti che testimoniano sia il rito della cremazione (il più diffuso nel
I secolo d.C.) che quello dell'inumazione, a conferma di un utilizzo
prolungato nel tempo dell'area.
Poco più avanti, sempre
a monte della stradina, si incontra un grande muro di pietra, l’EDIFICIO
E.
L’Edificio
E è un recinto funerario a pianta quadrangolare.
Rispetto ai semplici recinti come l'H, l'Edificio E mostra una struttura
muraria piuttosto robusta che suggerisce l'esistenza di un'area ben
delimitata e protetta; presenta inoltre una sorta di basamento o edicola
interna addossata al muro di fondo, il che suggerisce che all'interno
del recinto non ci fossero solo tombe a terra, ma anche un punto focale
monumentale (forse destinato a ospitare una statua, un'iscrizione o le
ceneri del capofamiglia). Durante gli scavi diretti da Nino Lamboglia,
all'interno e nei pressi dell'Edificio E sono stati rinvenuti frammenti
di corredi funebri (ceramiche e vetri) che hanno permesso di datare
l'area tra il I° e il II° secolo d.C.
Dopo un ultimo breve
tratto, si giunge in corrispondenza dello spettacolare EDIFICIO
G, l'ultimo che si incontra prima di giungere ad Albenga.
L'Edificio G è
forse uno dei più iconici della necropoli di Albenga, non tanto per la
sua altezza, quanto per il suo eccezionale stato di conservazione e per
la chiarezza con cui mostra la tipica struttura a "recinto". A
differenza delle torri C e D, il G è un recinto funerario (chiamato
anche ustrinum o area funeraria). Si presenta come un
quadrilatero quasi perfetto, delimitato da muri che sono giunti fino a
noi con un'altezza considerevole rispetto ad altri recinti della zona.
È ancora chiaramente visibile l'apertura che permetteva l'accesso
all'area interna, situata sul lato rivolto verso la strada.
Da qui, con un ultimo
breve tratto in piano, si ritorna all’inizio
del percorso, all’altezza del cancello aperto da cui si era
iniziata la gita. Seguendo brevemente il percorso dell’andata, si
ritorna quindi all’auto (h 1,00
dalla Chiesa di Santa Croce).