Anello del Lago Blu

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CARTINA CONSIGLIATA

I.G.C. scala 1:25.000 – Foglio 108

CATEGORIA/ZONA

ESCURSIONISMO - VAL D'AOSTA

SCHEDA N. 25

 

FOTO NOTEVOLI

FOTOPERCORSO VIRTUALE

CARTA TOPOGRAFICA DELLA GITA

LE IMPONENTI CIME DEL MONTE ROSA DAL VASTO RIPIANO DEL PIAN DI VERRA INFERIORE

ANTICA BAITA IN PIETRA AL PIAN DI VERRA INFERIORE

IL MONTE ROSSO DI VERRA E LO SPUMEGGIANTE TORRENTE DI VERRA DAL SENTIERO PER IL LAGO BLU

IL PITTORESCO LAGO BLU

VASTA FIORITURA DI EPILOBIO A RESY

 

PUNTO DI PARTENZA

Da Verres (uscita della A5 Torino-Aosta) si risale interamente la lunga Val d’Ayas, superando i paesi di Challand St. Victor, Challand St. Anselme e Brusson fino a Champoluc (1568 m, 27 km da Verres), in una splendida conca prativa. Oltre la chiesa, si prosegue lungo la strada asfaltata per circa 3,7 km, superando la località Frachey e raggiungendo il modesto parcheggio nella piazza principale di Saint Jacques des Allemands (Piazza delle Grotte, 1689 m), ultimo centro abitato della valle.

 

Si tratta di un borgo dalle antichissime origini, sede della prima colonia Walser proveniente dal Vallese, insediatasi nelle terre del monastero di San Maurizio d'Agauno intorno all'anno Mille. Protagonisti di un’imponente migrazione verso le valli a Sud del Monte Rosa alla ricerca di nuovi pascoli e terre da coltivare, i Walser raggiunsero la Val d’Ayas (e l’attigua Valle di Gressoney) oltrepassando il Colle del Teodulo ed il Colle delle Cime Bianche lungo una mulattiera molto frequentata da mercanti e pellegrini, via di comunicazione favorita dall’optimum climatico di un periodo storico in cui i ghiacciai erano più facilmente valicabili. Il Canton des Allemands, come veniva chiamata la testata della valle, era un universo autonomo e autosufficiente, dotato degli strumenti necessari alla sopravvivenza dei suoi abitanti. Come in tutti i villaggi, non mancavano mulini, forni, segherie, fucine e anche una piccola scuola, fondata nel 1768, legata alla Rettoria, la dimora del sacerdote che celebrava la messa nella cappella di San Giacomo Apostolo.

La ricchezza di particolari materie prime, come la pietra da calce e la pietra ollare, hanno fatto di questo territorio un vero e proprio polo industriale all’avanguardia. Scarti di lavorazione della pietra ollare sono stati utilizzati nel tempo come distanziatori nei comignoli, ma anche inseriti nelle murature di alcuni edifici e nella pavimentazione del sagrato della cappella di San Giacomo Apostolo.

Già nella seconda metà dell’Ottocento il villaggio divenne ambita tappa di montagna, ma anche luogo dove recuperare le energie e curare il corpo e lo spirito. Nel 1898 la Regina Margherita, proveniente da Gressoney, vi incontrò l’abate Gorret, rettore del villaggio e grande alpinista. Successivamente, negli anni ’30 del Novecento, con il fiorire del turismo di montagna aprirono celebri alberghi come l’Api Rosa, il Grand Tournalin e la Pensione Facciabella, mentre nel 1936 la Olivetti di Ivrea fondò qui la sua prima colonia per i figli dei dipendenti.

(notizie tratte dal sito www.varasc.it e da tabellone in loco)

 

NOTA: Durante i mesi estivi di luglio e agosto, il tratto della strada regionale della Val d'Ayas che va da Frachey fino a Saint Jacques (Piazza delle Grotte) prevede solitamente una chiusura al traffico veicolare nella fascia oraria mattutina dalle 09:00 alle 12:00. In questo caso, si può lasciare l’auto nell’ampio parcheggio (a pagamento) in località Frachey e raggiungere Saint Jacques con il servizio di navette gratuite (corse ogni 30 minuti) o a piedi in meno di mezz’ora.

 

ITINERARIO

Superata la piccola piazza della borgata di trovano numerose paline: si prosegue dritti, in una strettoia fra le case, quindi si lascia a sinistra la strada che attraversa il torrente su un ponte (diretta al Vallone di Nana, paline) e si prosegue dritti in salita, raggiungendo la frazione Blanchard (1724 m). Si giunge ad una minuscola piazzetta con un piccolo tabernacolo al centro, dove si incontrano altre paline: trascurando ancora una volta la strada che, a sinistra, supera il rio, si insiste dritti, in salita. Superate numerose villette sparse, si entra in un bel lariceto: si lascia a sinistra un ennesimo ponte e si giunge ad uno spiazzo presso una casa, dove l’asfalto termina. A questo punto si attraversa il rio su un bel ponte e si raggiunge un’ampia mulattiera perfettamente lastricata (paline, segnavia 7), che prende a salire con pendenza marcata di fianco all’impetuoso rio. Con belle vedute sui vicini pittoreschi salti d’acqua del torrente, si guadagna velocemente quota, fino ad uscire su un poggio panoramico ormai a monte delle ultime case dell’abitato. Superato il rio su un ponte in legno, si prosegue a salire, sempre decisamente, lungo la mulattiera dal fondo regolare e molto comodo. Più in alto la lastricatura termina, e la mulattiera si fa più erta e sconnessa, guadagnando quota con numerosi tornanti nel bellissimo lariceto. Si giunge così ad un evidente cartello (immagine stilizzata della Madonna, paline) che indica, a sinistra, il Petit Bar de Fiery (1878 m, h 0,40 da Saint Jacques): trascurando la breve diramazione (vedi anche itinerario Da Champoluc a Les Fiery), si prosegue dritti, uscendo ben presto sugli ampi pascoli della località Beau Bois. A destra, al centro del prato ed addossato ad un ciclopico masso, sorge un antico albergo abbandonato (la ex Casa Alpina Don Bosco) affiancato da un antico e caratteristico rascard in legno.

 

Inizialmente, l'edificio non nacque con scopi religiosi o educativi. Tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, l'intera area compresa tra la frazione di Saint Jacques, il borgo di Fiéry e Beau Bois visse una vera e propria epoca d'oro dell'alpinismo. In questo periodo la zona divenne un rinomato punto di passaggio per guide alpine, esploratori e illustri ospiti dell'alta borghesia (inclusi membri della famiglia reale sabauda), che frequentavano il vicino e imponente Hotel Bellevue a Fiéry. La struttura di Beau Bois nacque proprio in quel contesto storico come un antico albergo o locanda di montagna, edificato in una posizione molto caratteristica, addossato ed abbarbicato a un enorme masso erratico.

A metà del Novecento, con il mutare dei flussi turistici e il passaggio di molte proprietà, l'ex albergo venne acquistato e convertito dai Salesiani (la congregazione fondata da San Giovanni Bosco). La struttura fu trasformata nella Casa Alpina Don Bosco, diventando per molti decenni una colonia montana e un centro di accoglienza per campi scuola estivi per giovani e oratori, ritiri spirituali e soggiorni di vacanza e di condivisione per gruppi parrocchiali. Accanto alla grande struttura in pietra della Casa Alpina sorge un affascinante rascard ligneo cinquecentesco, tipica architettura rurale Walser della tradizione locale, che insieme alla casa completava lo scenario della radura.

Oggi l'edificio ha esaurito la sua storica funzione ricettiva ed educativa ed è ufficialmente chiuso e abbandonato. Nonostante non sia più operativa, la grande struttura in pietra rimane un punto di riferimento iconico e un importante "testimone visivo" per gli escursionisti che percorrono i frequentatissimi sentieri della zona.

(notizie tratte dal sito www.varasc.it)

 

Con salita meno ripida la mulattiera, fiancheggiata da antichi muri a secco, risale il margine della grande radura, portandosi presso alcune nuove baite abitate nella stagione estiva. Riprendendo a salire decisamente, si entra nuovamente nel bosco, si supera una presa d’acqua e, guadagnando quota con diversi tornanti fra i radi larici, si giunge al sommo di una valletta. Con un breve traversone verso destra, sempre in salita, si aggira un enorme masso e ci si immette nel solco principale del Vallone di Verra, di cui si intravede molto più in basso il rumoreggiante torrente. Con percorso praticamente pianeggiante, si percorre l’ampio solco del vallone sulla destra idrografica, dove si alternano boschetti e radure. Si giunge così ad un nuovo bivio (2025 m ca., h 0,35 dal bivio per Fiery, paline): trascurato il ramo di destra, diretto al Vallone delle Cime Bianche e all’omonimo colle, si prosegue dritti, in salita moderata nel bellissimo bosco, fino ad uscire sull’immensa spianata erbosa del Pian di Verra Inferiore (o di Verraz, 2050 m, h 0,15 dal bivio precedente).

 

Il pianoro è una distesa verde e fiorita durante l'estate, percorsa dal torrente Evançon (o Torrente di Verra). La sua caratteristica principale è la straordinaria vista panoramica: da qui si gode di un colpo d'occhio eccezionale e maestoso sui giganti del Monte Rosa (come il Castore, il Polluce ed i Breithorn).

Il Pian di Verra Inferiore deve la sua caratteristica forma pianeggiante e allungata all'azione erosiva e di deposito degli antichi ghiacciai. In particolare, il ritiro delle lingue glaciali che un tempo scendevano massicce dal Monte Rosa ha lasciato spazio a un antico bacino lacustre, poi colmato nel corso dei millenni dai sedimenti trasportati dal torrente Evançon e dai torrenti laterali. Storicamente, il Pian di Verra e i suoi dintorni sono sempre stati una risorsa vitale per l'economia rurale locale, utilizzati intensamente durante i mesi estivi per l'alpeggio del bestiame e la produzione di formaggi tipici (come la fontina d'alpeggio).

 

Superata una casa, si prosegue nel prato fino ad un caratteristico grosso masso, presso il quale si incontra la carrareccia sterrata proveniente da Saint Jacques (paline). Si prosegue a sinistra, risalendo il lunghissimo ripiano, fra ameni pascoli ed isolate baite, con superba vista sui ghiacciai del Rosa. Lasciate a destra, un po’ discoste dalla carrareccia, le malghe dei pastori, si continua in lieve salita sulla carrareccia fino ad un bivio (paline) presso un ponte in legno che supera a destra lo spumeggiante corso d’acqua: trascurando il ponte, si procede dritti, lungo un evidente largo sentiero (inizialmente lastricato) che risale la sponda destra idrografica del torrente. Poco oltre si imbocca un sentiero a sinistra che inizia a salire con decisione fra erba, detriti e rado bosco: con belle vedute dall’alto sul Pian di Verra Inferiore e sull’impetuoso torrente proveniente dai grandi ghiacciai soprastanti, si sale con decisione ed un po’ di fatica), fino a giungere in vista del piccolo ponticello in pietra che supera il piccolo emissario del pittoresco Lago Blu (2225 m, h 0,45 dall’inizio del Pian di Verra Inferiore, h 2,15 da Saint Jacques).

 

Il Lago Blu, una delle mete turistiche più famose e frequentate della Val d’Ayas, prende il nome dalle tipiche tonalità turchesi e blu intense delle sue acque cristalline, che riflettono magnificamente le cime e i ghiacciai circostanti. Il lago è un classico specchio d'acqua di origine glaciale: si è formato all'interno di una conca sbarrata e modellata dalle imponenti masse di ghiaccio del passato. Più precisamente, la sua conca si adagia su una complessa e sinuosa cresta morenica lasciata nei millenni dall'azione di ritiro e avanzata del Ghiacciaio Grande di Verra. Non è alimentato da un immissario di grandi dimensioni, ma riceve le acque dallo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai soprastanti, oltre che da infiltrazioni sotterranee legate ai depositi glaciali permeabili. La tipica e brillante colorazione azzurro-turchese delle sue acque è dovuta alla presenza della cosiddetta "farina di roccia" (rock flour), ovvero finissimi detriti minerali in sospensione prodotti dall'azione di abrasione del ghiacciaio sulla roccia madre, che riflettono la luce solare conferendo al lago quella tonalità così vivida. Il lago è incastonato in una posizione suggestiva, dominato dalle aspre e scure pareti rocciose della Rocca di Verra, che incombono su di esso da Ovest.

(notizie tratte dai siti www.lemontagne.net e www.naturalmenteconnessa.it)

 

Dal culmine della morena sul lato orientale del lago si gode di bellissima veduta sia del lago stesso, che del fondovalle, con il grande Pian di Verra Inferiore in bella evidenza. Verso Est domina la scena l’imponente Monte Rosso di Verra (3034 m) mentre, oltre la sommità della grande morena, fanno capolino Roccia Nera (4075 m), Polluce (4091 m) e Castore (4228 m).

Ritornati al bivio presso il grande masso all’inizio del Pian di Verra Inferiore (h 0,30 dal lago), si trascura il sentiero di salita per proseguire verso sinistra, lungo l’ampia carrareccia che attraversa tutto lo sbocco inferiore dell’ampio ripiano, portandosi presso alcune opere di captazione. Si supera su un ponte l’impetuoso Torrente di Verra e, con lieve risalita, ci si porta sulla sinistra idrografica del vallone. Quando la strada comincia a scendere la si abbandona, per prendere a sinistra un evidente sentierino (paline) che si inoltra nel fitto bosco di larici. Alternando brevi tratti pianeggianti e ripide rampe in salita, il sentiero sale in diagonale superando numerosi costoni boscosi, in ambiente fresco molto bello. Dopo un’ultima ripida rampa si esce su ampi pendii erbosi inclinati: traversando ora praticamente in piano o in leggera discesa, con bella veduta su Champoluc e sul fronteggiante Vallone di Nana, si giunge infine alle case di Resy (2066 m, h 0,50 dal Pian di Verra Inferiore), dove sorgono il Rifugio Ferraro ed il Rifugio Guide di Frachey.

 

Resy è un antico villaggio walser fondato intorno al 1200. I Walser sono una popolazione germanica che nel Medioevo colonizzò le terre intorno al maestoso Monte Rosa, creando degli insediamenti in Valle d’Aosta nelle valli di Gressoney e di Ayas e che mantennero intatte le proprie tradizioni, usi e costumi. Ancora oggi a Resy si può ammirare la tipica architettura dei rascard.  

 

Trascurato il tracciato a sinistra che consente di collegarsi con l’Alpe Ciarcerio e la funicolare di Frachey (vedi anche itinerario Alpe Ciarcerio – Resy in senso inverso), all’inizio delle case si svolta decisamente a destra, in ripida discesa (paline). Con numerosissime svolte, il ripido sentiero scende decisamente lungo un costone, prima erboso e poi boscoso, perdendo bruscamente quota. Superate alcune baite ristrutturate (1911 m), il sentiero discende un ripido pendio erboso con alcune ampie svolte, raggiungendo il fondo di una valletta. Lasciata a destra un’altra baita, si giunge ad una carrareccia: seguendola in moderata discesa, e sfruttando le numerose scorciatoie segnalate che consentono di tagliare i tornanti, si giunge infine alle prime case di Saint Jacques. Divenuta asfaltata, la stradicciola scende ad un abbeveratoio e riconduce nella piazza principale della frazione (h 0,50 da Resy).

 

TEMPO TOTALE

h 4,30 circa 

DISLIVELLO

680 m circa 

DIFFICOLTA’

E

ULTIMO SOPRALLUOGO

12 agosto 2026

PERIODO CONSIGLIATO

giugno - ottobre

COMMENTI

Classicissimo itinerario, uno dei più frequentati della Val d’Ayas, ad una delle mete più note e pittoresche dell’alta valle. L’ambiente glaciale è assai interessante, così come le vedute ravvicinate sulle cime di questo versante del Monte Rosa. Il ritorno passando per Resy è una bella alternativa, questa si frequentata il giusto, in ambiente boschivo molto bello e riposante. Ripida e un po’ faticosa la discesa da Resy a Saint Jacques, con tempo a disposizione forse risulta preferibile, ancorchè un po’ più lunga, la traversata fino all’Alpe Ciarcerio, con successiva discesa in funicolare. Consigliato e imperdibile!