Superata la piccola
piazza della borgata di trovano numerose
paline: si prosegue dritti, in una strettoia fra le case,
quindi si lascia a sinistra la strada che attraversa il torrente su un
ponte (diretta al Vallone di Nana, paline) e si prosegue dritti
in salita, raggiungendo la frazione
Blanchard (1724 m). Si giunge ad una
minuscola piazzetta con un piccolo
tabernacolo al centro, dove si incontrano altre
paline: trascurando ancora una volta la strada che, a
sinistra, supera il rio, si
insiste dritti, in salita. Superate numerose villette sparse,
si entra in un bel lariceto: si lascia a sinistra un ennesimo ponte e si
giunge ad uno spiazzo presso una casa, dove l’asfalto termina. A
questo punto si
attraversa il rio su un bel ponte e si raggiunge un’ampia
mulattiera perfettamente lastricata (paline, segnavia 7),
che prende a salire con
pendenza marcata di fianco all’impetuoso
rio. Con belle vedute sui vicini pittoreschi salti d’acqua
del torrente, si guadagna velocemente quota, fino ad uscire su un
poggio panoramico ormai a monte delle ultime case dell’abitato.
Superato il rio su un
ponte in legno, si prosegue a salire, sempre decisamente,
lungo la mulattiera dal
fondo regolare e molto comodo. Più in alto la lastricatura
termina, e la
mulattiera si fa più erta e sconnessa, guadagnando quota con
numerosi tornanti nel bellissimo lariceto. Si giunge così ad un
evidente cartello (immagine stilizzata della Madonna, paline)
che indica, a sinistra, il Petit
Bar de Fiery (1878 m, h
0,40 da Saint Jacques): trascurando la breve diramazione
(vedi anche itinerario Da
Champoluc a Les Fiery), si prosegue dritti, uscendo ben
presto sugli ampi pascoli della località Beau Bois. A destra, al
centro del prato ed addossato ad un ciclopico masso, sorge un
antico albergo abbandonato (la ex Casa Alpina Don Bosco)
affiancato da un antico e caratteristico rascard in legno.
Inizialmente, l'edificio
non nacque con scopi religiosi o educativi. Tra la fine dell'Ottocento e
i primi del Novecento, l'intera area compresa tra la frazione di Saint
Jacques, il borgo di Fiéry e Beau Bois visse una vera
e propria epoca d'oro dell'alpinismo. In questo periodo la zona divenne
un rinomato punto di passaggio per guide alpine, esploratori e illustri
ospiti dell'alta borghesia (inclusi membri della famiglia reale
sabauda), che frequentavano il vicino e imponente Hotel Bellevue
a Fiéry. La struttura di Beau Bois nacque proprio in quel
contesto storico come un antico albergo o locanda di montagna, edificato
in una posizione molto caratteristica, addossato ed abbarbicato a un
enorme masso erratico.
A metà del Novecento,
con il mutare dei flussi turistici e il passaggio di molte proprietà,
l'ex albergo venne acquistato e convertito dai Salesiani (la
congregazione fondata da San Giovanni Bosco). La struttura fu
trasformata nella Casa Alpina Don Bosco, diventando per molti
decenni una colonia montana e un centro di accoglienza per campi scuola
estivi per giovani e oratori, ritiri spirituali e soggiorni di vacanza e
di condivisione per gruppi parrocchiali. Accanto alla grande struttura
in pietra della Casa Alpina sorge un affascinante rascard ligneo
cinquecentesco, tipica architettura rurale Walser della tradizione
locale, che insieme alla casa completava lo scenario della radura.
Oggi l'edificio ha
esaurito la sua storica funzione ricettiva ed educativa ed è
ufficialmente chiuso e abbandonato. Nonostante non sia più operativa,
la grande struttura in pietra rimane un punto di riferimento iconico e
un importante "testimone visivo" per gli escursionisti che
percorrono i frequentatissimi sentieri della zona.
(notizie tratte dal
sito www.varasc.it)
Con
salita meno ripida la mulattiera, fiancheggiata da antichi muri a secco,
risale il margine della grande radura, portandosi
presso alcune nuove baite abitate nella stagione estiva.
Riprendendo a salire decisamente, si entra nuovamente nel bosco, si
supera una presa d’acqua e, guadagnando
quota con diversi tornanti fra i radi larici, si giunge al
sommo di una valletta. Con un breve traversone verso destra, sempre in
salita, si
aggira un enorme masso e ci si immette nel solco principale
del Vallone
di Verra, di cui si intravede molto più in basso il
rumoreggiante torrente. Con
percorso praticamente pianeggiante, si percorre l’ampio
solco del vallone sulla destra idrografica, dove si alternano boschetti
e radure. Si giunge così ad un nuovo bivio (2025 m ca., h 0,35 dal bivio per Fiery, paline):
trascurato il ramo di destra, diretto al Vallone
delle Cime Bianche e all’omonimo colle, si prosegue dritti, in
salita moderata nel bellissimo bosco, fino ad uscire
sull’immensa spianata erbosa del Pian
di Verra Inferiore
(o di Verraz,
2050 m, h 0,15 dal bivio precedente).
Il
pianoro è una distesa verde e fiorita durante l'estate, percorsa dal
torrente Evançon
(o Torrente di Verra). La sua caratteristica principale è la straordinaria vista panoramica:
da qui si gode di un colpo d'occhio eccezionale e maestoso sui giganti
del Monte Rosa
(come il Castore, il Polluce ed i Breithorn).
Il
Pian di Verra Inferiore deve la sua caratteristica forma pianeggiante e allungata all'azione
erosiva e di deposito degli antichi ghiacciai. In particolare, il ritiro
delle lingue glaciali che un tempo scendevano massicce dal Monte Rosa
ha lasciato spazio a un antico bacino lacustre, poi colmato nel corso
dei millenni dai sedimenti trasportati dal torrente Evançon e dai torrenti laterali.
Storicamente,
il Pian di Verra e i suoi dintorni sono sempre stati una risorsa vitale per l'economia
rurale locale, utilizzati intensamente durante i mesi estivi per
l'alpeggio del bestiame e la produzione di formaggi tipici (come la
fontina d'alpeggio).
Superata
una casa, si prosegue nel prato fino ad un caratteristico grosso masso,
presso il quale si incontra la carrareccia sterrata proveniente da Saint Jacques (paline).
Si prosegue a sinistra, risalendo il lunghissimo ripiano, fra
ameni pascoli ed isolate baite, con superba vista sui
ghiacciai del Rosa.
Lasciate a destra, un po’ discoste dalla carrareccia, le malghe dei
pastori, si continua in
lieve salita sulla carrareccia fino ad un bivio (paline)
presso un ponte in legno che supera a destra lo spumeggiante corso
d’acqua: trascurando il ponte, si procede dritti, lungo un evidente
largo sentiero (inizialmente lastricato) che risale la sponda destra
idrografica del torrente. Poco oltre si
imbocca un sentiero a sinistra che inizia a salire con
decisione fra erba, detriti e rado bosco: con belle vedute dall’alto
sul Pian
di Verra Inferiore e sull’impetuoso
torrente proveniente dai grandi ghiacciai soprastanti, si
sale con decisione ed un po’ di fatica), fino a giungere in
vista del piccolo
ponticello in pietra che supera il piccolo emissario del
pittoresco Lago Blu (2225 m, h 0,45 dall’inizio del Pian
di Verra Inferiore, h 2,15
da Saint
Jacques).
Il
Lago Blu,
una delle mete turistiche più famose e frequentate della Val d’Ayas,
prende il nome dalle tipiche tonalità turchesi e blu intense delle sue
acque cristalline, che riflettono magnificamente le cime e i ghiacciai
circostanti. Il lago è un classico specchio d'acqua di origine
glaciale: si è formato all'interno di una conca sbarrata e modellata
dalle imponenti masse di ghiaccio del passato. Più precisamente, la sua
conca si adagia su una complessa e sinuosa cresta morenica lasciata nei
millenni dall'azione di ritiro e avanzata del Ghiacciaio Grande di
Verra. Non è alimentato da un immissario di grandi dimensioni, ma riceve le
acque dallo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai soprastanti, oltre
che da infiltrazioni sotterranee legate ai depositi glaciali permeabili.
La
tipica e brillante colorazione azzurro-turchese delle sue
acque è dovuta alla presenza della cosiddetta "farina di
roccia" (rock flour), ovvero finissimi detriti minerali in
sospensione prodotti dall'azione di abrasione del ghiacciaio sulla
roccia madre, che riflettono la luce solare conferendo al lago quella
tonalità così vivida. Il lago è incastonato in una posizione
suggestiva, dominato dalle aspre e scure pareti rocciose della Rocca
di Verra, che incombono su di esso da Ovest.
(notizie tratte dai
siti www.lemontagne.net e www.naturalmenteconnessa.it)
Dal culmine della morena
sul lato orientale del lago si gode di bellissima veduta sia del lago
stesso, che del fondovalle, con il
grande Pian di Verra Inferiore in bella evidenza.
Verso Est domina la scena l’imponente
Monte Rosso di Verra (3034 m) mentre, oltre la sommità
della grande morena, fanno capolino Roccia
Nera
(4075 m), Polluce (4091 m) e Castore (4228 m).
Ritornati al bivio
presso il grande masso all’inizio del Pian di Verra
Inferiore (h 0,30 dal lago),
si trascura il sentiero di salita per proseguire verso sinistra, lungo
l’ampia carrareccia che attraversa tutto lo sbocco inferiore
dell’ampio ripiano, portandosi presso alcune opere di captazione. Si
supera su un ponte l’impetuoso
Torrente di Verra e, con lieve risalita, ci
si porta sulla sinistra idrografica del vallone. Quando la
strada comincia a scendere la si abbandona, per prendere a sinistra un
evidente sentierino (paline) che si inoltra nel fitto bosco
di larici. Alternando brevi tratti pianeggianti e ripide rampe in
salita, il sentiero sale in diagonale superando numerosi costoni
boscosi, in
ambiente fresco molto bello. Dopo un’ultima ripida rampa si
esce su ampi pendii erbosi inclinati: traversando ora praticamente in
piano o in leggera discesa, con
bella veduta su Champoluc e sul fronteggiante Vallone
di Nana, si giunge infine alle
case di Resy (2066 m, h
0,50 dal Pian di Verra Inferiore), dove sorgono il Rifugio
Ferraro ed il Rifugio
Guide di Frachey.
Resy
è un antico villaggio walser fondato intorno al 1200. I Walser sono una
popolazione germanica che nel Medioevo colonizzò le terre intorno al
maestoso Monte Rosa, creando degli insediamenti in Valle
d’Aosta nelle valli di Gressoney e di Ayas e che
mantennero intatte le proprie tradizioni, usi e costumi. Ancora oggi a Resy
si può ammirare la tipica architettura dei rascard.
Trascurato il tracciato a
sinistra che consente di collegarsi con l’Alpe Ciarcerio e la funicolare di Frachey (vedi anche itinerario Alpe
Ciarcerio – Resy in senso inverso), all’inizio delle case
si svolta decisamente a destra, in ripida discesa (paline). Con
numerosissime svolte, il ripido sentiero scende decisamente lungo un
costone, prima erboso e poi boscoso, perdendo bruscamente quota.
Superate alcune
baite ristrutturate (1911 m), il sentiero discende un ripido
pendio erboso con alcune ampie svolte, raggiungendo il fondo di una
valletta. Lasciata a destra un’altra baita, si giunge ad una
carrareccia: seguendola in moderata discesa, e sfruttando le numerose
scorciatoie segnalate che consentono di tagliare i tornanti, si giunge
infine alle
prime case di Saint Jacques. Divenuta asfaltata, la
stradicciola scende ad un abbeveratoio e riconduce nella piazza
principale della frazione (h 0,50 da Resy).