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| Storia
Alpinistica |
Il Monviso
(3841 m) è la cima più alta ed imponente delle Alpi Sudoccidentali. Con
la sua quota nettamente preponderante rispetto alle montagne che lo
circondano, domina il basso Piemonte spiccando evidente da ogni
angolo della pianura. Il Monviso non si trova sullo spartiacque
principale della catena alpina, ma su una breve diramazione interamente in
territorio italiano, che si origina dal nodo orografico della Punta
Gastaldi (3214 m): oltre il Passo delle Due Dita (3010 m) si
innalza la guglia tricuspidata del Visolotto (3348 m) quindi, oltre
il doppio Passo delle Cadreghe (Nord – 3135 m, e Sud – 3131 m),
si eleva l’immane massa del Monviso, blocco potentissimo di
ofioliti solcato da spaventosi canali ghiacciati e movimentato da torrioni
e pinnacoli in apparente precario equilibrio. La cima, molto aerea e da
cui si gode di uno sconfinato panorama, è bifida, costituita da due
vicine punte separate da una piatta forcella: la cima est (Punta
Trieste) è di poco più elevata e ospita una sobria croce, mentre la
cima ovest (Punta Nizza) è coronata da alcuni ometti di pietre.
Dal Monviso si originano due catene: una, molto breve, interna alla
Valle Po, è in pratica costituita dalla tozza mole del Viso
Mozzo (3019 m), separato dal Monviso dall’ampia sella del Colle
di Viso (2650 m), e da una serie di minori elevazioni che isolano
alcuni valloni secondari. L’altra, molto complessa ed imponente,
costituisce lo spartiacque fra le valli Varaita e Po e,
oltre l’importante cima del Viso di Vallanta (3781 m) prosegue
con altre svariate ed imponenti vette rocciose dapprima verso sud e poi
verso est, digradando poi nei pendii boscosi alle spalle della città di Saluzzo.
L’ascensione al Monviso è certamente una salita impegnativa,
anche lungo la via normale da sud, e richiede allenamento ed esperienza
adeguate. La Cresta NNO è notevolmente più impegnativa, sia per la
lunghezza che per l’ambiente severo di alta montagna: la quota elevata
infatti fa si che si possano trovare tratti ghiacciati o verglassati che
richiedono molta attenzione. Per il resto si tratta di una salita molto
lunga ed abbastanza discontinua, ma non mancano lunghi tratti di
arrampicata pura che, seppure non difficili, non sono assolutamente da
sottovalutare! Le caratteristiche della roccia generalmente mediocre,
molto rotta e detritica, completano un quadro d’insieme che indica la
salita ad alpinisti comunque molto esperti. Detto questo, l’itinerario
è veramente spettacolare, con panorami mozzafiato ed un ambiente unico!
La prima salita del Monviso è opera degli inglesi W. Mathews e W.
Jacob, con J.B. e M. Croz, il 30/08/1861 per quella che oggi è
considerata la via normale, lungo la parete sud. La Cresta NNO è stata
invece parzialmente salita il 26/08/1936 da Englunet con la guida Q.
Perotti (evitando il primo torrione per il Canale Perotti), mentre la
prima integrale è di E. Bano, M. Riva e S. Pons il 31/07/1955. |
| Punto di partenza |
Rifugio
Vallanta (2450 m). Per i particolari dell’accesso, vedi anche
itinerario Nel
Vallone di Vallanta. |
| Avvicinamento |
Dal rifugio si
segue un sentierino che si inoltra praticamente pianeggiante nella conca
erbosa alla base della bastionata che sorregge il sovrastante Ghiacciaio
di Vallanta. La traccia conduce in breve al piccolo poggio sul quale
sorge il fabbricato dell’ex Rifugio Gagliardone, da dove una
serie di ometti guida all’imbocco di un ripido canale, percorso da un
rio, che incide la bastionata rocciosa. Si risale faticosamente il canale,
all’inizio sulla sponda sinistra, quindi sulla destra, per uscirne
infine a destra su un vasto terrazzo di brecciame poco inclinato alla base
della morena frontale del ghiacciaio (ometto). Da qui, con alcune svolte, si
risale il fronte della grande morena e si esce alla sua
sommità, ai margini di quel che resta del Ghiacciaio
di Vallanta: si attraversa la conca nevosa (o detritica) e
si risalgono i
ripidi pendii alla sua testata, per mobili e fastidiosi detriti
o neve dura (eventualmente ramponi e piccozza). Superata una strettoia
più ripida nella parte mediana del vallone compreso fra il Visolotto
ed un torrione secondario alla base del Monviso, si esce in una
superiore conca nevosa, da dove appare la bifida insellatura
del Colle delle Cadreghe. Appoggiando a destra, per
grandi colate di sfasciumi e possibili lingue di neve dura (attenzione) si
risale l’ultimo pendio che conduce all’ampia insellatura del Colle
Sud delle Cadreghe (3131 m, h 2,15
dal rifugio). Verso nord dominano il colle i 5 caratteristici spuntoni
rocciosi denominati Cadreghe di Viso (3xxx m), mentre sul versante
opposto del valico, oltre una serie di ripiani di sfasciumi, appare l’eccezionale
ambiente ghiacciato della parete Nord del Monviso. Attacco. |
| Descrizione
della via |
Si rimontano
verso destra i
grandi pendii di sfasciumi alla base della parete NO del Monviso:
effettuando una decisa diagonale in salita verso destra, si risale un
evidente breve canalino che permette di superare una modesta
fascia rocciosa poi, continuando lungo mobili e fastidiosi sfasciumi, si
giunge ad una nuova più consistente fascia rocciosa che sovrasta una
anticima dominante il Ghiacciaio di Vallanta.
1-2 – Con
due tiri di corda da circa 50 m si supera la fascia rocciosa (all’inizio
un passo di III° friabile, poi II° e II°+)
obliquando leggermente a sinistra ed uscendo nuovamente presso il filo di
cresta, dove questa è costituita da sfasciumi e modeste placchette.
Si risale lungamente il largo crestone per detriti e saltini, in
direzione dell’imponente Primo Torrione (o Torrione Perotti),
un
blocco roccioso alto un centinaio di metri che impressiona per
verticalità ed imponenza: alla sua sinistra un ripidissimo
canalone ghiacciato (Canale Perotti) sale fino al colletto fra il Primo ed
il Secondo Torrione. Trascurando il ripido e pericoloso canale, si
giunge invece alla base del Primo Torrione, dove sotto una
strapiombante fessura rossastra si trova una sosta con due spit e cordone.
Qui attacca il tratto tecnicamente più impegnativo dell’ascensione.
3 –
Trascurando la difficile fessura sovrastante, si
traversa su una buona cengia a sinistra, aggirando lo spigolo
del torrione (II°). Si risale
quindi una placca fino ad un’altra sosta con cordone e,
superato un primo piccolo strapiombetto (III°) si raggiunge la
base di una stretta fessura obliqua di 7-8 m. Si risale la fessura, all’inizio
leggermente strapiombante (chiodo, passo di IV°), poi un po’
più facile (III°+) fino ad uscire in una piccola nicchia (sosta
con cordone, 30 m);
4 – Si
monta su un pilastrino a destra della sosta e si
esce in piena parete (molto esposto!), risalendo una placchetta
fino ad una esigua cengia (chiodo, passo di IV°). Si supera in
esposizione il sovrastante strapiombetto (IV°+) e si esce su una
spalla rocciosa. Si supera un gradino a sinistra per una stretta e liscia
fessura di 3 metri (III°+, scarsi appigli) e si giunge ad un
comodo ripiano alla base di un diedrino obliquo (chiodo di sosta, 20 m);
5 – Si
risale il diedrino obliquo (IV°, un chiodo) e per una facile
placchetta appoggiata si raggiunge una cengia (II°). Si traversa a
destra aggirando uno spigolo e, per una esigua cornice espostissima (II°+),
si raggiunge il
fondo di un impressionante diedro che incide tutta la parete ovest del
pilastro (sosta con chiodi e cordone, 30 m);
6 – Dalla
sosta si traversa brevemente a destra (II°) per poi risalire
una paretina di una quindicina di metri per placche articolate
ma scarsamente appigliate (III°+, 3 chiodi). Raggiunta una cengia
alla base di una fascia strapiombante, la si percorre verso destra e,
aggirato
uno spigolo (II°), si sosta su un comodo terrazzo di
grossi blocchi (sosta su spuntone, 30 m);
7 – Si
percorre la cengia-terrazza rasentando la parete sovrastante (II°)
fino alla base di un corto caminetto, che si risale con un passo più
impegnativo (III°) fino ad un colletto panoramico. Risalendo le
placche a sinistra (II°+) si raggiunge un terrazzino ormai
prossimi alla vetta del torrione (50 m, sosta su spuntone);
8 – Si
raggiunge lo spigolo sud-ovest del torrione e, per facili rocce (II°)
si esce presso la cuspide sommitale. Senza raggiungerla, si traversa verso
destra superando in grande esposizione due successive forcelline con
blocchi instabili (II°, attenzione!) fino ad un grosso spuntone
dove si può sostare (15 m). A sinistra la parete sprofonda nell’impressionante
gola ghiacciata del Canale Perotti;
9 – Si
scende dall’altra parte la cresta gradinata del Primo
Torrione (passi di II° in discesa, espostissimo!), raggiungendo
una cengia detritica che consente di aggirare, sul lato del canalone
ghiacciato, altri due successivi spuntoni (II°, delicato per i
detriti mobili), fino
alla selletta detritica (o nevosa) al sommo del Canale Perotti,
fra il Primo ed il Secondo Torrione (sosta su spuntoni, 30 m);
10 – Dalla
selletta si scende leggermente a destra e si raggiunge l’attacco della
parete del Secondo Torrione, là dove questa appare più facile: si sale
per una prima placchetta fessurata (III°+) fino ad una cengetta
sovrastata da una fascia leggermente strapiombante. Si segue la cengetta
verso sinistra per circa 7-8 m (III°), quindi si sale
verticalmente un breve diedrino (III°+) ed una successiva placca (II°+)
fino ad un terrazzino (chiodo di sosta, 35 m);
11 – Si attacca
il muretto sovrastante la sosta, piuttosto verticale e con
appigli un po’ sfuggenti (III°+), proseguendo poi per placche un
po’ più facili (II°+ e III°) fino ad una cengetta alla
base di una profonda fessura diagonale verso sinistra, unico evidente
punto debole della sovrastante bastionata (sosta con chiodi e cordone, 30
m);
12 – Si
sale direttamente sopra la sosta, con un passo delicato (IV°) e ci
si porta presso lo spigolo sinistro della fessura (1 chiodo). Si entra a
destra nella spaccatura con passo esposto (IV°), quindi la si
risale all’interno lungo la sua faccia sinistra, inclinata e costituita
da roccia molto lavorata (III°+) fino alla sommità, uscendo su un
comodo ripiano presso la cima del Secondo Torrione (sosta con chiodi e
cordone, 30 m).
Da qui si continua nuovamente per
un lungo tratto per facili placche, sfasciumi o neve (qualche
brevissimo ed isolato passo di II°) mantenendosi sempre presso il
filo della cresta, finche questa non riprende ad impennarsi, presentando
una nuova serie di torrioni. Si aggira un primo gendarme sulla sinistra,
per alcune facili ma esposte cornici rocciose a picco sull’impressionante
tratto finale del Canale Coolidge (II°, qualche passo
di II°+), fino ad una prima forcella di cresta.
13 – Si
continua su cenge esposte sempre a sinistra della linea di cresta, si
supera un breve caminetto (II°+) e si arriva ad una forcellina. Si
scala direttamente il successivo muretto di placche biancastre (all’inizio
III°+, poi III°) e si esce su un’altra cengia che
traversa in piano poco sotto la cuspide di un gendarme e porta ad un’ennesima
selletta alla base di un torrione fessurato (chiodo di sosta, 50 m);
14 – Si
raggiunge la base della marcata fessura che incide il torrione (II°+)
e
la si risale (esposto, III°+, 1 chiodo) fino alla
sommità, uscendo su un esiguo terrazzino. Si scala a destra una breve e
strettissima scanalatura (passo di IV°) fino all’angusta breccia
cui fa capo, da dove con passo difficoltoso si discende (III°) ad
una larga cengia di detriti (friabilissimi!) sul versante destro della
cresta (sosta su spuntoni, 30 m);
A questo punto si prosegue lungo la cengia, facendo molta attenzione al
terreno eccezionalmente friabile (II°, possibile neve), si aggira
un successivo spuntone e si giunge nei pressi del canale nevoso che scende
dalla forcella fra le due vette del Monviso. Aggirando sulla destra
un ultimo torrione, si rimonta una rampa obliqua tendente a sinistra che,
dapprima per detriti, poi per placche via via più solide (II° e II°+),
consente di raggiungere la cresta sommitale a poca distanza dalla Punta
Trieste (3841 m), vetta
massima del Monviso, raggiungibile per breve cresta
sovente innevata (II°, croce e libro di vetta, h
6,00 – 8,00 dal Colle delle Cadreghe). Panorama
spettacolare!
Discesa: dalla Punta Trieste si seguono gli
abbondantissimi segni gialli che guidano la discesa lungo la via normale
(o Via Mathews). Si scende dapprima un
breve tratto della cresta E (tracce fra gli sfasciumi alternate
a qualche passo di II°), quindi si traversa decisamente a destra
superando un canale e passando alla base del
caratteristico torrione detto Becco d’Aquila (questo
tratto è denominato Passaggio della Est, in quanto consente di
passare dalla cresta orientale al versante meridionale della montagna). A
questo punto si continua la discesa, badando sempre a non perdere di vista
i preziosi segnavia gialli, che consentono di orientarsi lungo la vasta
parete. Un tratto roccioso si supera attraverso
una serie di caminetti (I Fornelli), non particolarmente
difficili (II°+) ma esposti e con possibile presenza di ghiaccio.
Continuando a scendere, si superano altri tratti esposti e delicati (passi
di II° in discesa) fino ad un ultimo caminetto di 3 metri che
deposita su un pendio detritico. Scendendo in diagonale verso destra si
raggiunge la base di una parete dalla quale scende una filiforme
cascatella, da dove una stretta cengia consente di traversare tutto a
sinistra fino al sommo di un ripido pendio detritico che permette di
raggiungere, senza altre difficoltà, il piccolo Nevaio Sella, ex
ghiacciaio ormai declassato. Il tratto dalla cascata al nevaio è il più
a rischio per le scariche di pietre, ed è bene percorrerlo il più
velocemente possibile. Si discende il nevaio, non molto ripido (tracce),
fino al fronte destro della morena dove, fra i detriti, addossato ad una
parete rocciosa, sorge il piccolo Bivacco
Andreotti
(3221 m, h 1,45 dalla cima). Da
qui un tratto in ripida discesa su sfasciumi conduce al più corposo Ghiacciaio
del Viso, racchiuso alla base del grande anfiteatro roccioso tra le
pareti Sud del Monviso e del Viso di Vallanta. Una marcata
traccia scende lungo il piccolo ghiacciaio fino alla morena frontale:
risalitala brevemente verso sinistra, se ne raggiunge il culmine presso un
grosso ometto di sassi. Si scende con alcuni tornanti fra i detriti e si
raggiunge un piccolo altipiano costituito da grandi massi, dove si trova
un bivio: si seguono i segnavia gialli verso destra, che con qualche
saliscendi attraversano il tavolato e ne raggiungono il ciglio, in vista
di un laghetto sul fondo del Vallone delle Forciolline. Con gran
numero di ripidi tornanti la traccia discende il pendio petroso, supera
nei punti più convenienti un paio di bassi risalti rocciosi (I°) e
giunge sulle sponde del piccolo laghetto. Si prosegue a destra sul fondo
del vallone, fra grossi blocchi, fino al sottostante grande Lago
delle Forciolline, che si contorna a sinistra per una
esposta cengia a picco sul lago stesso (corde fisse). Risaliti brevemente
sulla sponda occidentale del lago, si raggiunge in pochi passi l’accogliente
Bivacco
Boarelli alle Forciolline (2800 m, h
1,15 dal Bivacco Andreotti, possibilità di
pernottamento). Dal bivacco ci sono due possibilità per ritornare a
valle:
a) lungo la Gola delle Forciolline: una traccia marcata
con segni gialli (indicazioni presso il bivacco) continua sul fondo del
vallone fino a dove questo diventa stretta gola rocciosa. Con malagevole
percorso (tratti di corde fisse) la traccia discende tutta la gola e
raggiunge la mulattiera sul fondo del Vallone di Vallanta presso le
Grange del Rio (h 2,15 dal Bivacco
Boarelli);
b) per il Bivacco Berardo: dal Bivacco Boarelli una
traccia segnalata traversa verso destra il grande ripiano roccioso sul
fondo del vallone, passa per alcuni
pittoreschi laghetti e, con brevi saliscendi per vallette
ricolme di sfasciumi (qualche facile passo di I°, corde fisse), raggiunge
un’ampia insellatura ad est della vetta della Guglia delle
Forciolline. Scesi in una conca dove giace un piccolo laghetto
(asciutto al termine dell’estate) ai piedi delle imponenti pareti delle Rocce
di Viso, si continua a traversare un pendio di grossi massi, alti
sul sottostante Vallone di Vallanta, fino alla piccola
selletta dove sorge il Bivacco
Berardo (28xx m, h 1,15
dal Bivacco Boarelli). Da qui un sentiero, con infinita serie di
ripidi tornanti, dapprima per erba e detriti, poi in uno splendido
lariceto, scende fin sul fondo del Vallone di Vallanta andando ad
incrociare la traccia proveniente dalla Gola delle Forciolline poco
prima delle Grange del Rio (h 1,20
dal Bivacco Berardo).
A questo punto, seguendo la larga mulattiera di fondovalle, si ritorna
a Castello di Pontechianale (h 0,45). |
| Tempo totale |
h
8,00–10,00 dal rifugio alla cima, altre h 6,00–7,00 per la discesa a
valle |
| Difficoltà |
D-/D
(a seconda delle condizioni) |
| Dislivello |
700
m circa dal Colle delle Cadreghe, 1400 m circa dal Rifugio Vallanta |
| Attrezzatura |
chiodi,
nut e friend, cordoni, 2 mezze corde da 50 m, casco, alcuni rinvii,
piccozza e ramponi di scorta |
| Ultimo sopralluogo |
agosto
2011 |
| Commenti |
Periodo consigliato: luglio -
settembre
Grande via alpinistica, impegnativa
per quota, lunghezza e difficoltà di alcuni passaggi. Già impegnativa in
condizioni ottimali, in caso di ghiaccio diventa ancora più delicata.
Molta attenzione è richiesta a causa dell’estrema friabilità del
terreno, specie nei tratti di sfasciume. Qualche passaggio fortemente
esposto, generalmente però sufficientemente chiodato. Molto impegnativo e
lungo anche il ritorno, assolutamente da non sottovalutare (se non si è
molto molto allenati, è opportuno prevedere un pernottamento in uno dei
bivacchi, Andreotti o Boarelli). Veramente un’impresa da ricordare! |
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