Rocca del Pis 2294 m - "Via degli Ottimisti"

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CARTINA CONSIGLIATA: ASF 1:25.000, FOGLIO 3

FOTOPERCORSO
Storia Alpinistica La Rocca del Pis è una cima poco conosciuta che sorge sul selvaggio contrafforte settentrionale della Cima delle Saline. Questa costiera, insieme a quella parallela che si origina dalla Cima Pian Ballaur, racchiude al suo interno il pittoresco Vallone delle Masche, uno dei luoghi più caratteristici e solitari delle Alpi Liguri. La Rocca del Pis presenta su quasi tutti i versanti ripidi pendii di erba e roccette, ad eccezione del versante nord: questo precipita con impressionanti paretoni sui prati dove sorge il Rifugio Havis de Giorgio - Mondovì. La "Via degli Ottimisti" (A. Parodi, A. Costa, il 4 luglio 2010) sale il versante nord – nord ovest della Rocca del Pis, sfruttando i pochi punti deboli di questa straordinaria parete. La via si può suddividere in due parti, con un tratto intermedio su pendii erbosi ripidi ma facili. Questo la rende un po’ discontinua, ma è comunque meritevole per l’ambiente severo e panoramico ed assolutamente solitario. La roccia è generalmente friabile, pur non mancando alcuni tratti dove è discreta.
Punto di partenza Rifugio Havis de Giorgio - Mondovì (1761 m). Per i dettagli di accesso vedi itinerario Mongioie. Negli ultimi anni la sterrata che risale la Valle Ellero è stata sistemata, per cui è possibile salire con automezzo fino alla Sella Pontetto, all'inizio del Pian Marchisio (da qui al rifugio circa h 0,40). 
Avvicinamento

Dal Rifugio Havis de Giorgio – Mondovì (1761 m) si risalgono i prati e le lingue di detriti in direzione dell’evidente sbocco inferiore del roccioso Canalino delle Masche (tracce). Entrati nel canale, lo si risale per detriti e qualche roccetta (in un punto catena) fino a sbucare sull’ampia cengia erbosa che taglia le pareti del massiccio Rocche del Pis – Punta Havis de Giorgio a circa metà altezza. Incrociata la traccia proveniente dalla base della Punta Havis de Giorgio, si prosegue a sinistra, tagliando ripidi pendii erbosi, macchie di rododendri e qualche roccetta, seguendo vaghe ma riconoscibili tracce, fino a portarsi ai piedi delle alte pareti della Rocca del Pis. Qui si incontra una traccia più marcata, che corre in leggera salita alla base degli strapiombi basali: la si segue per poche decine di metri fino alla base di un marcato diedro caratterizzato da una serie di salti inframmezzati da alcuni terrazzini: 2000 m circa, attacco, h 0,45 dal rifugio.

N.B.: il diedro è facilmente individuabile perché è uno dei pochi punti che alla base non presenta la fascia di strapiombi che caratterizza questo tratto di parete. Pochi metri oltre la base del diedro si incontra, un po’ sopra la traccia, una grotta con targhette speleologiche.

Descrizione della via Si possono contare 9 tiri di corda:

1 - Si sale uno speroncino di roccia molto fratturata (III), si supera un gradino (III+) e si traversa con attenzione un tratto franato per entrare nel diedro vero e proprio. Si attacca un salto leggermente strapiombante seguendo la fessura di fondo del diedro (IV+, passo di V, 1 chiodo lasciato) uscendo ad uno scomodo terrazzino con nicchia (20 m ca., sosta su masso incastrato sul fondo della nicchia).

2 - Si affronta la fessura strapiombante di destra (V), dotata di buone e solide lame, uscendo in un ripidissimo solco erboso. Si segue per breve tratto lo speroncino articolato a destra (IV), di roccia friabile ed esposto sul pieno della parete (1 chiodo), poi appena possibile si traversa a sinistra verso la testata del solco, nuovamente roccioso. Si traversa verso sinistra, in direzione di un piccolo anfratto (IV), da dove si sale ancora a sinistra (IV+, esposto) fino ad una nuova nicchia alla base di un bel diedro gradinato (30 m ca., sosta su chiodo + friend).

3 - Si scala il diedro, piuttosto breve ma impegnativo e a tratti friabile (IV+ con passi di V) fino ad un terrazzino alla base di una fascia strapiombante (1 chiodo) . Pochi metri a destra si trova un grosso spuntone, nei pressi dell’esposto filo dello spigolo (12 m c.a,, sosta su cordone intorno allo spuntone).

4 - Si aggira lo spigolo, con passo facile ma esposto lungo una cengia orizzontale (II), fino ad incontrare una rampa di rocce fratturate che sale a sinistra. Si segue interamente la rampa, all’inizio con più impegno (III), poi sempre più facilmente per erba e roccette fino ad uscire sull’ampio prato sulla cima del primo contrafforte (45 m ca., sosta su grosso masso nel prato).

Raccordo con la parte superiore della via: si risalgono i ripidi pendii erbosi puntando ad una evidente grotta che si apre sulla fascia rocciosa intermedia del versante ovest-nord-ovest: per una doppia rampa erbosa, prima a sinistra e poi verso destra, si giunge alla grotta, dove cola l’acqua (h 0,20 dall’uscita del primo tratto).

5 - Si traversa a sinistra della grotta, per rocce facili ma infide perché quasi sempre umide (I+, II), poi appena possibile si sale verticalmente superando ancora un breve tratto roccioso (II) per ritrovarsi così sui ripidissimi pendii erbosi superiori. Si prosegue per erba ripidissima, con notevole impegno psicologico a causa della scarsa proteggibilità del tratto, fino ad una nuova fascia rocciosa verticale. Sosta presso lo sbocco di un ripidissimo ed evidente canalino erboso, unico punto debole della placconata (50 m c.a, sosta su 1 chiodo + friend).

6 - Si scala interamente il quasi verticale canalino erboso, anche questo difficilmente proteggibile: si esce così su un’ampia cengia erbosa, che si segue a sinistra raggiungendo così la base dei camini terminali. Il camino di destra è liscio e spesso bagnato; ci si porta alla base di quello di sinistra, articolato e asciutto (20 m ca.,1 chiodo di sosta).

7 - Si sale il camino (III+), aggirando a sinistra un roccione strapiombante, raggiungendo una terrazza erbosa sospesa quasi sul filo di spigolo del pilastro . Si traversa qualche metro a destra, poi si supera direttamente un muretto articolato ma friabile (1 chiodo, III+) e ci si porta ad un comodo ripiano alla base del gran camino terminale (20 m ca., sosta su due friend).

8 - Si attacca il ramo di sinistra del camino: all’inizio questo è strapiombante, e risulta particolarmente impegnativo (V, V+). Più in alto si raggiunge un minuscolo terrazzino: con un altro passo difficoltoso, si aggira un masso strapiombante a sinistra (V), quindi si sale per l’angusto solco fino ad una biforcazione: si trascura la strettissima fessura di destra e si prosegue a sinistra (attenzione ai massi in bilico!) per uscire ad una stretta forcellina sul filo dello spigolo, sormontata da un caratteristico masso incastrato che forma un arco naturale. Si sale in spaccata sopra la forcellina, poi ci si porta sulla parete di destra (IV) e si raggiunge un terrazzino (20 m ca., sosta su due friend).

9 - Si prosegue sul filo dello spigolo, per rocce fessurate ma più facili (III+) fino ai prati della cresta sommitale (15 m c.a, sosta su spuntone).

Seguendo il più fedelmente possibile la linea di cresta, costituita da erba e lastronate calcaree, si passa al sommo delle impressionanti pareti settentrionali e, scavalcata un’anticima e una forcella, si sale per comodi e splendidi prati fioriti alla sommità della Rocca del Pis (2294 m, h 0,15 dall’uscita della via).

Discesa: si scende dall’altra parte per comodi prati fino ad una insellatura erbosa tra la Rocca del Pis e la Quota 2336 m (eventualmente raggiungibile con breve ma piacevolissimo percorso di cresta, ometto sulla cima): da qui si scende a sinistra per ripidi pendii erbosi in direzione dell’ampio vallone carsico ben visibile dalla cima. Scendendo, conviene mantenersi a destra, obliquando fino a raggiungere i dossi erbosi e le doline sul fondo del vallone. Si continua a scendere per una serie di conche carsiche successive (qualche difficoltà di orientamento in caso di nebbia) fino ad una valletta acquitrinosa. Risaliti i brevi pendii erbosi dall’altra parte della valletta, si continua a scendere traversando sempre verso destra per evitare alcuni salti rocciosi, fino ad incrociare la GTA per il Passo delle Saline a poca distanza dalla carrareccia di fondovalle Ellero. Raggiunta la carrareccia, la si segue fino al Rifugio Havis de Giorgio – Mondovì (h 1,30 dalla cima).

Tempo totale h 6,30 circa, di cui circa h 4,30 per la via 
Difficoltà D+ (un passo di V+)
Dislivello 260 m circa lo sviluppo della via
Attrezzatura casco, 2 mezze corde da almeno 50 m, cordoni, 10 rinvii, nut, friend, qualche chiodo
Ultimo sopralluogo luglio 2010
Commenti

Periodo consigliato: luglio - settembre

Via discontinua ma da non sottovalutare, in quanto la roccia è spesso fratturata e le difficoltà si mantengono quasi costantemente almeno sul V° grado, ad esclusione del trasferimento intermedio su erba ... Trasferimento che comunque non è da sottovalutare perchè, specie nella parte alta, presenta ripidissimi pendii poco o niente proteggibili, per i quali sono assolutamente necessari piede sicuro e concentrazione. Ambiente di vetta stupendo.