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| Storia
Alpinistica |
Il Gruppo del
Marguareis si trova all’estremità nord-occidentale delle Alpi
Liguri, ed annovera al suo interno le cime più elevate del
raggruppamento. Si tratta di un esteso massiccio calcareo caratterizzato
da forme arrotondate, dove ampie vallate erbose punteggiate di bianche
roccette si alternano a verticali repulsive pareti. In particolare, il
massiccio vero e proprio è costituito da una cresta lunga più di 5 km
orientata da est ad ovest, delimitata dai valichi erbosi del Colle del
Pas (23xx m) ad oriente e del Passo del Duca (198x m) ad
occidente. Mentre il versante meridionale è caratterizzato da dolci
pendii erbosi, dossi carsici e da un esteso sistema ipogeo facente capo
all’alta Val Tanaro, quello settentrionale precipita con una
imponente e verticale parete incisa da profondi canaloni sulla testata
della Valle Pesio, costituendo uno degli angoli più selvaggi e
spettacolari del settore. La traversata integrale per cresta del massiccio
è veramente una cavalcata spettacolare tra cielo e roccia, facile ma da
non sottovalutare: infatti si toccano ben 11 cime, i passaggi impegnativi
sono pochi ma la fatica spesso si fa sentire, ed inoltre in caso di nebbia
l’orientamento non è sempre facilissimo. Insomma, una impresa da
"alpinismo d’altri tempi"! Da est a ovest le cime toccate
sono, nell’ordine: la Punta Carmelina, la Punta Emma, la Cima
Bozano, la Cima Pareto, la Punta Marguareis, la Punta
Tino Prato, la Cima dell’Armusso, il Castello delle Aquile,
la Cima Scarason, la Cima di Piero e la Testa del Duca.
La prima traversata integrale nota è quella di Armando Biancardi, da
solo, il 21 luglio 1939. |
| Punto di partenza |
Rifugio
Garelli 1990 m: per i particolari sull'accesso, vedere itinerario Ai
piedi del Marguareis. |
| Avvicinamento |
Dal rifugio si
seguono i segnavia che guidano ad est, all’interno di una valletta di
erba e detriti racchiusa fra la Cima di Serpentera (a sinistra) e
la cresta dei Rastelli del Marguareis (a destra). Si risale la
valletta con comoda salita e si esce allo stretto valico erboso di Porta
Sestrera (2225 m, h 0,45), che
mette in comunicazione l’alta Valle Pesio con la conca del
Biecai (Valle Ellero). Si scende brevemente dall’altra parte
su ondulati pendii erbosi poi, appena possibile, si abbandona la
mulattiera diretta al Rifugio
Havis de Giorgio – Mondovì e si appoggia a destra,
per tracce, in direzione della testata dell’avvallamento. Ben presto si
intercetta il sentiero segnato proveniente dal Lago Biecai, e lo si
segue verso destra per ondulati pascoli. Superato un gradino roccioso, si
tocca il
piccolo Lago Rataira (2171 m, h 0,30
da Porta Sestrera), caratterizzato da una notevole quantità di
erbe palustri. Oltre il lago, si prosegue sulla mulattiera che si porta
sulla sinistra orografica della valletta e, con un ultimo traversone,
raggiunge l’ampia sella erbosa del Colle del Pas (2342 m, h
0,30 dal lago), aperto tra la Cima Pian Ballaur e la Punta
Carmelina, che mette in comunicazione la Valle Ellero con la Conca
di Piaggiabella (Valle Tanaro). Dal colle si sale a destra,
lungo il
ripido pendio erboso discendente dalla Punta Carmelina, fino a
raggiungere l’attacco delle rocce (h 0,10
dal colle). |
| Descrizione
della via |
Si risalgono le
prime facili roccette quarzitiche della Punta Carmelina, per massi
e scaglioni, fino al piccolo
ballatoio di vetta (2510 m, h 0,10
dall’attacco, spit di sosta). Si scende dall’altra parte per una
liscia placca (III°+ esposto), oppure si effettua una doppia
di una quindicina di metri fino al colletto alla base dei tre spuntoni
rocciosi della Cresta Ernesta. Si aggirano gli spuntoni per una
cengia a destra (nord), che alla fine si restringe fino ad esaurirsi
presso un costone. Si scavalca il costone (III°, molto esposto!) e
si riprende una
cengetta detritica che raggiunge pianeggiante il colletto tra Cresta
Ernesta e Punta Emma. Di qui, con un tiro di 30 m circa prima
per una
placca erbosa (III°, 2 chiodi) e successivamente per un vago
canalino (II°+) si esce sul terrazzino di vetta della Punta
Emma (2527 m, h 0,45 dalla Punta
Carmelina). Si scende dall’altra parte per un ripido ma facile
pendio erboso e si raggiunge l’ampia sella del Colletto Bistè (o dei
Sanremesi). Si attacca dall’altra parte il primo risalto di cresta
della Cima
Bozano, che si supera a sinistra per un diedrino articolato.
Raggiunto un tratto erboso, ci si porta sotto al successivo risalto,
superabile per un gradinato canalino sempre sulla sinistra. Gli ultimi
pendii erbosi misti a roccette
consentono di raggiungere la panoramica sommità della Cima Bozano
(2564 m, h 0,30 dalla Punta Emma).
Si scende dall’altra parte per un uniforme pendio erboso fino al Colle
dei Savonesi, poi si riprende a salire per un
regolare tavolato di erba e detriti fino alla piramidale Cima Pareto
(2538 m, h 0,15 dalla Cima Bozano).
Ancora una volta, si scende dall’altra parte per vasti prati punteggiati
di stelle alpine e si raggiunge l’enorme dolina nelle vicinanze del Colle
dei Torinesi (2448 m). Da qui si risale l’opposto pendio senza
percorso obbligato, alternando tratti erbosi ad altri con roccette e
detriti, fino alla spalla est del Marguareis, costituita da
un largo pendio erboso alla base del salto terminale della cresta.
Rimanendo sul filo della vertiginosa parete nord (ma volendo si può anche
salire più a sinistra, per pendii elementari) si rimontano roccette,
canalini e caminetti (passi facoltativi di II°) fino alla grande croce
metallica sulla cima della Punta Marguareis (2651 m, h
0,45 dalla Cima Pareto). Meraviglioso panorama a giro d’orizzonte!
Dalla vetta si scende dall’altra parte per un pendio detritico,
traversando brevemente alla selletta rocciosa del Colle dei Genovesi
(2580 m), posto allo sbocco dell’omonimo vertiginoso canalone.
Proseguendo lungo la cresta, che si fa sempre più aerea, si raggiunge con
attenzione (passi di II° espostissimo)
la stretta sommità della Punta Tino Prato (2595 m, h
0,15 dalla Punta Marguareis). Ritornando indietro di
pochi metri, ci si cala in un ripido canale detritico verso nord-ovest
(attenzione friabile!) raggiungendo una sorta di terrazza di rocce rotte
da dove, con discesa meno decisa, si passa presso una aguzza
caratteristica guglia e si raggiunge la Bassa dell'Armusso (o Colle
dei Pancioni, 2455 m). Si attacca a questo punto il ripido ma facile
pendio erboso, con scarse roccette affioranti, che consente di toccare la
vetta della Cima dell’Armusso (2532 m, h
0,25 dalla Punta Tino Prato). Si percorre l’arcuata e
pianeggiante crestina, quindi si scende per un breve pendio erboso al
vasto altipiano sottostante (Forcella dell'Armusso o Colle dei
Monregalesi): mentre a sud questo degrada dolcemente in una verde
conca carsica, verso nord precipita con salti verticali sui ghiaioni del Vallone
del Marguareis, dopo aver rilevato la modesta quota della Cima
Piero Garelli (2510 m). Attraversato il pittoresco altipiano, si
raggiunge il piede della paretina sud-est del Castello delle Aquile,
che si salirà per la Via Biancardi. Si sale dunque, una ventina di
metri a sinistra dello spigolo est, un diedrino erboso molto rotto (II°),
fino a portarsi su un aereo colletto alla base di un camino strapiombante
(15 m, chiodo di sosta). A destra del camino si scala una placca piuttosto
verticale ma breve (III°+ esposto, passo chiave), quindi per
alcuni risalti più facili si tocca il piano sommitale (II°+, 25
m, spuntoni). Con pochi passi si tocca la vetta del Castello delle
Aquile (2510 m, h 1,15 dalla Cima
dell’Armusso). Si cala dall’altra parte per l’allungato dorso
nord-ovest, costituito da erba e banali lastronate, e con non breve
percorso si raggiunge un ampio colle erboso (Colletto Est di Scarason).
Continuando per la cresta, che diventa man mano più rocciosa ed aerea,
pur mantenendosi del tutto facile, con andamento arcuato e quasi
pianeggiante si tocca l’ometto di vetta della Cima Scarason (2352
m, h 0,25 dal Castello delle Aquile).
Impressionanti
vedute dal’alto sull’abisso nord! Si scende lungo l’opposta
cresta, che diventa via via più rocciosa, ripida ed esposta. Quando il
cammino è interrotto da un brusco salto, ci si sposta a sinistra, per un
pendio ripido costituito da vaste lastronate frammiste ad erba e ghiaino
che richiedono grande attenzione. Quando anche queste si fanno troppo
ripide (la discesa diretta è possibile, ma
delicata ed impegnativa con passi di III°+ e IV° in
discesa), ci si sposta ancora più a sinistra, imboccando un canalino
detritico (attenzione ai sassi mobili) che conduce alla base delle
placche, ormai fuori dal tratto pericoloso. Si continua per ampi pendii
coperti d’erba e cespugli, in discesa ma con pendenza sempre più dolce,
fino ad un’altra ampia sella (Colletto Nord-Ovest di Scarason,
2128 m), caratterizzata da alcuni grossi massi. Si attacca ancora una
volta la breve successiva crestina, con cammino a questo punto un po’
disturbato dai mughi e, scegliendo i punti di passaggio migliori, si
raggiungono le ultime roccette. Queste si scalano quasi sul filo, con
divertente progressione, fino
all’ometto sulla Cima di Piero (2172 m, h
0,40 dalla Cima Scarason). Si segue la crestina rocciosa
per pochi metri oltre la vetta, poi ci si cala a sinistra per un caminetto
verticale (III°, esposto!) fino ad un terrazzino molto aereo.
Lungo una cengia in discesa si giunge al sommo di un nuovo caminetto, che
si discende con prudenza (delicato, III°) fino al pendio erboso
sottostante. Non resta ora che proseguire lungo gli arrotondati dossi
erbosi, con percorso faticoso a causa degli intrichi di mughi e cespugli
che spesso ostacolano il passo e dei saliscendi frequenti. Da ultimo, si
scende ad una più pronunciata insellatura e, per l’ultimo ripido pendio
erboso, si tocca la sommità della Testa del Duca (2052 m, h
0,50 dalla Cima di Piero, ometto). Scendendo per ripide
tracce lungo il pendio occidentale, si raggiunge in breve la rovinata
rotabile ex-militare delle Càrsene, a poca distanza dall’insellatura
rocciosa del Passo del Duca (198x m, h
0,10 dalla cima, h 6,35 dal
Colle del Pas).
Discesa: dal colle si segue la rotabile verso destra: con un
traverso sotto la strapiombante parete settentrionale della Testa del
Duca si raggiunge l’ampia sella erbosa del Colle del Prel
Superiore (1926 m, h 0,10). Da qui
due possibilità per tornare a Pian delle Gorre:
a - proseguire lungo la rotabile in rovina, che scende sul filo del
costone al vicino Colle del Prel e poi divalla, a sinistra, nel Vallone
degli Arpi, raggiungendo con lunga serie di tornanti l’omonimo gias.
Da qui, seguendo la rotabile, che diventa quasi pianeggiante, si traversa
nel bosco fino alla cascata del Salto (1184 m), da dove si scende
velocemente al Pian delle Gorre (h 1,45
dal Colle del Prel Superiore, vedi anche itinerario Ai
piedi del Marguareis).
b – abbandonare la rotabile per seguire un sentiero a destra che
taglia in discesa i ripidissimi pendii detritici ai piedi delle pareti e
conduce sul fondo del Vallone del Marguareis, dove si incontra la
mulattiera di fondovalle. La si segue verso sinistra, dapprima in piano,
poi per un tratto in ripida discesa (passando accanto al Gias Sottano
del Marguareis) fino al bosco di larici nella parte bassa del vallone,
che confluisce con la Valletta di Sestrera (originando il Vallone
del Salto) presso la radura del Gias Sottano di Sestrera (14xx
m). Da qui, seguendo il sentiero di accesso al Rifugio Garelli, si
ritorna al Pian delle Gorre (h 1,30
dal Colle del Prel Superiore). |
| Tempo totale |
h
10,30 circa |
| Difficoltà |
PD+
(passi di III°+) molto discontinuo |
| Dislivello |
1200
m circa |
| Attrezzatura |
qualche
nut e friend, cordoni, 1 mezza corda da 30 m, casco |
| Ultimo sopralluogo |
settembre
2010 |
| Commenti |
Periodo consigliato: giugno -
settembre
Lunghissima cavalcata, per lunghi
tratti di livello escursionistico, ma che non manca, in alcuni punti, di
difficoltà. Orientamento non sempre sicuro, specie in caso di nebbia. I
tratti impegnativi (eventualmente da effettuare in sicura) sono la discesa
dalla Punta Carmelina, la traversata della Cresta Ernesta, la salita a
Punta Emma e la salita al Castello delle Aquile. Il resto è tutto
camminabile, pur mantenendo a tratti un certo livello di esposizione.
Fantastiche le fioriture, specie di stelle alpine, che qui trovano il loro
habitat naturale. Necessario un buon allenamento |
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