|

| N.B.: ITINERARIO
E RELAZIONE A CURA DI ANNA PIERMARTINI (DETTA ANCHE LO STAMBECCO DELLE
DOLOMITI) |
CARTINA
CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 022 |
|
FOTOPERCORSO |
| Punto
di partenza |
Predazzo
(1011 m), raggiungibile dall'uscita di Egna-Ora della A22
del Brennero attraverso il Passo di San Lugano, Cavalese
e la Val di Fiemme. Senza entrare nell'abitato si prende la
circonvallazione verso la Val di Fassa fino alla stazione a valle
degli impianti di risalita Predazzo – Feudo lasciando l'auto
nell'ampio parcheggio. |
| Descrizione |
Dirigendosi verso
l'ingresso della cabinovia, si attraversa il ponte e si scende al livello
del torrente immettendosi sulla passeggiata lungo Avisio
(indicazioni: passeggiata per Predazzo). Dopo avere oltrepassato un
enorme masso sporgente sul fiume (cavo e parapetto) la larga mulattiera,
appena sopraelevata rispetto al letto del fiume, si
inoltra in uno splendido bosco. Si oltrepassano due deviazioni sulla
sinistra e, usciti dagli alberi, si imbocca ancora a sinistra una strada
dal fondo ghiaiato con indicazioni per Monte Mulat e Maso Pinzan.
Si comincia morbidamente a salire e ben presto occorre abbandonare la
comoda carrareccia per prendere una mulattiera che si inoltra nuovamente
tra gli alberi (indic. per Maso Pinzan): si sale con ampi tornanti
in un bellissimo ambiente boschivo uscendo talvolta su qualche
radura affacciata sull'abitato di Predazzo. Dopo pochi
tornanti, ci si reimmette sulla carrareccia abbandonata in precedenza
sempre in direzione Maso Pinzan, mentre si trascura il sentiero che
sale sulla sinistra (indic. per Monte Mulat via "Sentiero dei
Minatori"). Proseguendo lungo la comoda stradetta si giunge in
breve alla grande costruzione del Maso Pinzan (1342 m, h
1,00): originali
gli ornamenti
della facciata. Si continua ancora lungo la strada fino ad una bella
fontana, dove tabelle invitano a svoltare strettamente a sinistra su un
buon sentiero che si inoltra ripido nel bosco. Si sale per un poco fino ad
intersecare nuovamente la carrareccia proveniente da Predazzo; la
si trascura e si imbocca (tabelle) la prosecuzione del sentiero. Dopo
avere oltrepassato una zona invasa da ceppi ed alberi caduti, il percorso
si fa nuovamente agevole anche se piuttosto ripido; con pochi zig zag la
larga traccia si porta sulla costa del Monte Mulat in
corrispondenza di una porzione disboscata panoramicamente
affacciata sulla valle. Oltrepassata una deviazione (tabelle) diretta
all'ex miniera della Bedovina, la salita prosegue ripidamente
inoltrandosi di nuovo nell'antico e suggestivo bosco. Si torna brevemente
sul versante di Predazzo fino a che, nuovamente in cresta, il
percorso spiana un poco uscendo infine su un'ampia radura in cui il
sentiero tende quasi a perdersi tra
le altissime erbe: in posizione sopraelevata, sulla sinistra, fa
capolino il piccolissimo Baito di Soposa (2000 m circa, h
3,00). Oltre il baito, nei pressi di in grosso masso, tabelle
segnaletiche indicano la via da seguire: si piega a sinistra scendendo
pochi metri verso il bosco e dirigendosi poi a destra al bivio successivo
(tabelle). Si perde un poco quota e si percorre con qualche saliscendi il
pendio del Mulat per aggirare delle formazioni rocciose fino a che
l'esile traccetta riprende a salire decisa raggiungendo nuovamente l'amplissimo
crestone del monte. Per prati (tabelle) si superano gli ultimi dossi
erbosi in direzione della già ben visibile grande
croce posta sulla sommità del Monte Mulat (2150 m, h
3,20). Nonostante la quota relativamente bassa, il fatto di
essere posto all'incrocio fra le valli di Fiemme e Fassa ne
fa un
ottimo punto panoramico e così la vista può spaziare a 360 gradi
dalle rocce del Catinaccio e del Latemar, agli scuri porfidi
del Lagorai fino alle guglie
delle Pale di San Martino. Per la discesa si
ritorna sui propri passi, lungo il crestone e poi nel bosco, fino al
bivio incontrato poco dopo essersi lasciati alle spalle la Soposa.
Seguendo qui le indicazioni per la Bedovina e il cosiddetto "Sentiero
dei Minatori", ci si cala ripidamente nel bosco che diventa
sempre più fitto, lungo una traccetta inizialmente un poco labile, ma via
via sempre meglio definita. Man mano che ci si avvicina alla zona dell'ex
miniera di rame il sentiero si fa più largo, trasformandosi poi in
mulattiera. Giunti ad un primo bivio con indicazioni per la zona mineraria
si può scegliere se dedicarsi all'esplorazione dell'area o se calare
direttamente verso Predazzo: in entrambi i casi, anche se gli
itinerari spesso non trovano riscontro sulla carta topografica, le
segnalazioni sono ottime ed abbondanti ed i sentieri sempre ben marcati.
Nel caso si voglia scendere a Predazzo, occorre trascurare
la deviazione diretta alle miniere e continuare a scendere
tralasciando alcune traccette secondarie (indicazioni), fino a che non si
raggiunge un ulteriore bivio. Entrambe le direzioni segnalate sono dirette
alla stazione della cabinovia di Predazzo, ma la più diretta pare
essere quella di destra: si imbocca dunque il buon sentiero che,
oltrepassato un piccolo rio, passa proprio attraverso quello che resta
della zona estrattiva tanto che per un buon tratto si
cammina tra la rotaia di servizio alla miniera. Sempre in discesa, si
rimane a lungo nel bosco uscendone in corrispondenza della carrareccia
diretta al Maso Pinzan. Da qui, percorrendo a ritroso la via di
salita, si ritorna alla stazione di partenza degli impianti di risalita. |
| Tempo totale |
h
6,00 - 7,30 circa |
| Difficoltà |
E
allenati |
| Dislivello |
1200
m circa |
| Ultimo sopralluogo |
settembre
2010 |
| Commenti |
Periodo
consigliato: giugno - ottobre
Itinerario non eccessivamente lungo, solitario
ed interessante per la possibilità di visitare quel che resta delle
miniere di rame presenti sopra Predazzo. Un poco faticosi alcuni tratti di
salita.
|
|