Sentieri "dell'Ideale" e "Martinazzi"

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CARTINA CONSIGLIATA: Kompass 1:25.000, FOGLIO 688

Punto di partenza Rifugio "Carlo e Giuseppe Garbari" ai XII Apostoli (2489 m), raggiungibile dal parcheggio di Val d'Agola (Sant'Antonio di Mavignola) in h 3,00, oppure con la Via Ferrata Ettore Castiglioni dal Rifugio Silvio Agostini
Descrizione Si prende il sentiero n° 307 diretto in Val d'Agola ma, dopo pochi metri, superata una spaccatura, lo si abbandona per imboccare la traccia n° 304 ("Sentiero dell'Ideale") che inizia a risalire con pendenza sostenuta un vallonetto ghiaioso sulla destra. Per ghiaie e modeste roccette si giunge con un po' di fatica alla testata del vallonetto, dove si trova la fronte dell'ampia e pittoresca Vedretta d'Agola. Con erti tornanti fra le ghiaie, la traccia risale il costone morenico a sinistra (bella veduta sulla sottostante vedretta, che origina un bel laghetto al limite del ghiaccio) fino a raggiungerne il filo, che poi percorre con percorso panoramico fino ad una conca con grossi massi. Traversando brevemente a sinistra, con splendide vedute sul versante occidentale della Cima d'Ambiez, si giunge alla rocciosa insellatura della Bocca dei Camosci (2784 m, h 1,00), che mette in comunicazione i due bacini della Vedretta d'Agola e della Vedretta dei Camosci. Sull'altro versante si apre la vista sulle severe pareti sud-occidentali della Cima Tosa (3173 m) e del Crozzon di Brenta (3135 m). Una breve scarpata di roccette (corda fissa, facile) consente di scendere dall'altra parte fino a toccare la bianca Vedretta dei Camosci: si trascura a questo punto la prosecuzione del "Sentiero dell'Ideale" (che traversa alto per risalire il ripido e delicato canale ghiacciato della Bocca d'Ambiez) per scendere lungo la vedretta, normalmente lungo una buona pista. Attenzione perchè, nella parte mediana, a metà stagione possono affiorare alcuni insidiosi crepacci. Se le condizioni sono buone, comunque, la piccozza si rivela superflua, vista anche la mai eccessiva ripidezza del ghiacciaio. Mantenendosi al centro del campo nevoso, comunque, si scende senza grossi problemi fino ai grossi massi alla sua base, dove si incontrano i segnavia rossi del "Sentiero Martinazzi" (segnavia n° 327). Questo si mantiene sulla destra dell'ampio e selvaggio vallone, percorrendo una serie di conche ghiaiose intervallate da brevi fasce rocciose, mai problematiche. Scendendo poi per una serie di canalini, si giunge al sommo di una placconata, che si discende grazie all'ausilio di corde fisse (unico breve tratto attrezzato del percorso). Raggiunto il fondo detritico del vallone, lo si percorre seguendo la direttrice degli ometti (non molto evidenti in caso di nebbia): ci si mantiene comunque lungo il corso del rio, che compie una semi-curva a destra portandosi a ridosso delle strapiombanti pareti del Crozzon. Risalito brevemente un dosso detritico, si segue un sistema di larghe cenge ghiaiose che aggirano lo spigolo del Crozzon di Brenta, portandosi alla base della parete Est, dominante la Val Brenta. Appare alla vista l'arditissima catena degli Sfulmini, con il Campanile Basso in primo piano. Traversando in discesa, su terreno in qualche punto un po' precario per via delle ghiaie friabili, si raggiunge la base dell'impressionante Canalone Neri, che si insinua ghiacciato fra le pareti della Tosa e del Crozzon. Scendendo per una buona cengia erbosa, si raggiunge il fondo della Val Brenta. Seguendo ora una traccia in ripida salita, si risalgono faticosamente le coste erbose di fronte e, attraversata una pittoresca valletta erbosa, si raggiunge il poggio molto panoramico dove sorge il Rifugio "Maria e Alberto" ai Brentei (2175 m, h 1,45 dalla Bocca dei Camosci).
Tempo totale h 2,45
Difficoltà EE (un breve tratto attrezzato, non difficile anche se leggermente esposto
Dislivello 300 m circa
Ultimo sopralluogo luglio 2008
Commenti Periodo consigliato: luglio - agosto

Percorso molto bello, vario e spettacolare. Dalle desolate lastronate detritiche intorno al Rifugio XII Apostoli si passa alle bianche vedrette, dominate da altissime e severe pareti, per terminare poi sui verdi prati della Val Brenta, davanti ad uno dei panorami più famosi delle Alpi. Tutto sommato poco faticoso, e non troppo frequentato.