Traversata Litegosa - Cupolà - Lastèolo

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N.B.: ITINERARIO E RELAZIONE A CURA DI ANNA PIERMARTINI 

CARTINA CONSIGLIATA: Tabacco 1:25.000, FOGLIO 014

Punto di partenza Panchià (981 m), raggiungibile dall'uscita Egna-Ora dell'A22 del Brennero attraverso il Passo di San Lugano, Cavalese e la Val di Fiemme. Senza entrare in paese, portarsi nei pressi della Baita Sette Nani e qui lasciare l'auto (poche centinaia di metri oltre la baita, quando la strada diventa sterrata, vi è infatti un divieto di accesso).
Descrizione Sulla sinistra dello spiazzo in cui si lascia l’auto si prende una carrabile dal fondo ghiaioso (indicazioni per Cavelonte) che si segue ignorando tutte le numerose altre deviazioni non segnalate. Si sale nel bosco ove si alternano tratti ombrosi e fitti a panoramici squarci fino a che, dopo h 0,40 circa, non si arriva ad un punto in cui, nei pressi di un ponte, la strada spiana decisamente; è l'area in cui sorge la costruzione, ora in rovina, della Colonia Cavelonte (1300 m) che sfruttava una sorgente di acqua ferruginosa (indicazioni per raggiungere la sorgente subito dopo il ponte a sinistra). Dopo il ponte, tabelle invitano a proseguire diritto per Malga Aie, Malga Toaccio e Cima di Litegosa, e si continua quindi sempre per buona sterrata fino ad arrivare in vista della Malga Toaccio (1452 m, h 0,20). Pochi metri prima della malga la strada si biforca: a sinistra lungo il verdeggiante fondovalle verso la Forcella Cadinello (che immette nella Val Lagorai) mentre a destra si prosegue per Malga Aie e Cima di Litegosa. Sempre su carrareccia si aggira dunque la malga e ci si reimmette nel bosco riprendendo la salita; giunti ad un bivio (tabelle) si prende la diramazione di destra e, continuando a camminare su buona sterrata, si arriva nel punto ove, dopo uno slargo sulla sinistra, la carrareccia va ad innestarsi nella vecchia mulattiera che, più ripida e sconnessa, prosegue fino alla diruta costruzione dell’ex Malga Litegosa (1770 m – h 0,45). Si esce nella piccola radura invasa dalla vegetazione e, passando dietro la malga, si rientra nel bosco sempre seguendo la vecchia mulattiera. La vegetazione dirada sempre più fino a che si esce su una nuova radura ove si trovano i pochi muri superstiti di una ulteriore malga (1840 m). Nei paraggi pascolano spesso cavalli "zainofagi": fare attenzione! Oltre la radura si rientra per un breve tratto nel bosco per poi trovarsi su terreno aperto e panoramico fatto di piatte lastronate rocciose, mughi e bassi cespugli; qui talvolta la vecchia mulattiera diventa un poco "evanescente" ma, prestando un minimo di attenzione, non si rischia comunque di perdere la strada. Nonostante, infatti, siano davvero pochi gli sbiaditi segni rossi superstiti, vi è qualche ometto a segnare la strada e, inoltre, la direzione da seguire è evidente poiché il vasto intaglio del Passo Litegosa è già ben visibile. Giunti all’ampio e panoramico passo (2277 m – h 3,00 complessivamente), tabelle poste proprio sotto un gendarme della soprastante Cima Formentone (poco sopra vi è il "ruspante" Ricovero Nada Teatin), indicano di proseguire verso destra. Ci si innesta sulla più marcata traccia della TransLagorai (n° 321) che in questo punto transita appena sotto la linea del passo, abbondantemente segnato da imponenti resti di trincee e baraccamenti, e ci si porta proprio sotto le pareti della Cima di Litegosa. Subito prima che il sentierino cambi brevemente versante per aggirare la cima si nota una deviazione abbastanza marcata (segno rosso su grosso masso sporgente a tetto e ometti) che con breve digressione conduce sulla cima. Transitati quindi sotto il sassone a tetto, si passa ai piedi di una liscia placconata per poi cominciare a salire grazie a blocchi di pietra accatastati a formare una scaletta; al termine della rudimentale gradinata, si prosegue per camminamenti e tracce di passaggio arrivando in breve sulla panoramica cima (2548 m, h 0,15). Da qui, per ricongiungersi al sentiero segnato, vi sono due possibilità: o tornare sui propri passi fino a riprendere la traccia ufficiale, oppure calarsi lungo un ripido canale a cui fa capo la traccetta che si nota tra le rocce su cui sorge la croce di vetta e l’ampia caverna di guerra presente sulla cima. In questo caso, percorrendo con attenzione il tracciato di guerra e le ripide ed esposte scalette di pietra ora un poco traballanti, si giunge alla selletta tra la Litegosa e la Cima di Cupolà, ove sbuca anche il sentiero n° 321. Da qui, invece di scendere lungo il percorso della Translagorai, si sale su marcato ed evidente camminamento che percorre tutta la dorsale della Cima di Cupolà e che, dopo essere passato attraverso baraccamenti di cui sopravvivono ancora i resti delle intelaiature lignee, porta sulla ampia ed erbosa cima (2547 m – h 0,15). Ridiscesi nuovamente alla selletta, si riprende il sentiero n° 321 che comincia a perdere gradualmente quota; per camminamenti di guerra e con qualche modesto saliscendi, si passa di poco sotto a due successive depressioni di cresta arrivando infine a Forcella Cupolà ( 2533 m – h 0,30). Il sentiero sale ora più decisamente per portarsi, dopo qualche breve zigzag, sul vasto pianoro roccioso (paesaggio davvero "lunare") compreso tra il Cimon di Lastèolo e le ultime propaggini della cresta sud del Formion. Si passa di fianco a considerevoli resti di trincee, baraccamenti e terrapieni, fino a transitare proprio sotto le elevazioni principali del Cimon di Lastèolo. Nel punto in cui si passa di fianco a resti di baraccamenti che formano una sorta di terrazza, e prima di una sorta di "scalone monumentale" formato con pietra accatastate, si lascia la traccia segnata per salire verso sinistra su sentierino di guerra; si transita presso quel che resta di un baraccamento su terrapieno e quindi, per traccia in parte franata, si arriva in pochi minuti alla cima ove sorge una rudimentale croce di legno (2560 m). Nonostante la quota non elevatissima, il panorama è comunque ampio e circolare; da un lato la Valle di Fiemme e dall’altro la verde china che cala verso la Val Cia, mentre voltandosi indietro si riesce ad abbracciare collo sguardo buona parte dell’itinerario percorso. Tornati sul sentiero principale, si può scegliere di tornare indietro percorrendo a ritroso il percorso seguito fino ad ora oppure proseguire ancora un poco fino alla Forcella dei Pieroni per poi scendere nell’omonima valletta fino ad intercettare la traccia diretta alla Forcella Cadinello (2124 m – h 1,30). Dalla forcella si percorre in discesa il sentiero n° 319 che in circa h 1,00 porta alla Malga Toaccio; da qui, nuovamente per carrareccia, in ulteriori 30 minuti al punto di partenza e alla macchina.
Tempo totale h 8,00 - 9,00
Difficoltà EE
Dislivello 1800 m circa
Ultimo sopralluogo agosto 2008
Commenti Periodo consigliato: giugno - ottobre

Itinerario lungo e che si svolge su sentieri non sempre evidentissimi, transitando lungo una porzione del Lagorai che rimane abbastanza solitaria anche nel trafficato mese di agosto. Molto interessante il tratto dal Passo Litegosa al Cimon di Lastèolo, ove il percorso si svolge ancora interamente su vecchi camminamenti di guerra.