Cima Pelenzana 2181 m ("via direttissima")

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N.B.: ITINERARIO E RELAZIONE A CURA DI ANNA PIERMARTINI

 

CARTINA CONSIGLIATA

Tabacco scala 1:25.000 – Foglio 014

CATEGORIA/ZONA

ESCURSIONISMO - DOLOMITI (GRUPPO DEL LATEMAR)

SCHEDA N. 16

 

FOTO NOTEVOLI

FOTOPERCORSO

 

PUNTO DI PARTENZA

Da Egna-Ora (uscita della A22 del Brennero) si sale a valicare il Passo di San Lugano, da dove si entra in Val di Fiemme. Si risale interamente la valle fino all'abitato di Predazzo (1011 m, 37 km da Egna-Ora). Giunti al paese, si prende la circonvallazione in direzione della Val di Fassa e, subito dopo un cavalcavia, si imbocca il piccolo svincolo sulla destra (lavori ad agosto 2007) che, passando sopra la strada principale, porta all’abitato di al Fòl.

 

ITINERARIO

Appena dopo lo sbocco del cavalcavia, si lascia l’auto in una piccola piazzola di parcheggio ove sono anche le indicazioni del "Sentiero per Pelenzàna". 

Si imbocca la buona carrareccia inghiaiata e la si segue ignorando varie deviazioni (segnalate) e tenendo d’occhio i vecchi e sbiaditi segnavia del sentiero n° 515. Dopo una mezz’ora scarsa si passa sotto un alto crocefisso con poetiche iscrizioni in rima su un masso mentre dopo qualche altro tornante la carrareccia tende sempre più ad inerbarsi; quando si raggiunge una vecchia cava (di monzonite, dicono le tabelle), una vecchia mulattiera prende il posto della carrareccia. 

Si pianeggia nel bosco ancora per un poco fino a che una tabella segnaletica indica di piegare bruscamente a destra per un erto sentierino. Si guadagna quota velocemente (fin troppo velocemente!) si superano deviazioni e scorciatoie sempre ottimamente segnalate, mentre qualche squarcio nel bosco consente di ammirare aeree vedute sulle valli di Fiemme e Fassa e sulle fronteggianti cime del Lagorài. Proseguendo nel cammino, dopo circa h 1,00, si raggiunge una zona di rocce sporgenti a tetto che servivano come ricovero per i pastori (antiche e belle iscrizioni). 

Da qui la mulattiera diventa sentierino e la pendenza aumenta ancora; si passa un brevissimo (e facile) tratto assicurato con una fune metallica e, proseguendo ancora, si supera un punto esposto e un po' delicato, ove la traccia percorre esili cengette erbose affacciate sul ripidissimo pendio boscoso sottostante. Riguadagnato un terreno più sicuro, il sentiero riprende a salire con regolari e ben disegnate serpentine che, seppur ripide, non affaticano più di tanto; si superano diversi pulpiti erbosi (belvedere su Predazzo segnalato) e si giunge infine su un dosso posto proprio sotto le rocce terminali della Pelenzàna. Per erbosi gradoni successivi ci si porta proprio sotto il salto roccioso terminale, lo si contorna sulla destra (altro meraviglioso balcone panoramico su Latemar e Val di Fassa) e, dopo essere scesi per qualche metro, si imbocca una breve, ma tanto per cambiare ripida, rampetta erbosa che consente di salire sul comodo e, finalmente, pianeggiante ampio crinale della Pelenzàna. Ci si immette sul sentiero proveniente dal Monte Agnello e, con qualche breve saliscendi, si è alla panoramicissima croce di vetta sulla Cima Pelenzàna (2181 m – h 2,30 circa da al Fòl). Tutto intorno sono i secondari rilievi del Gruppo del Latemar, dietro le guglie e le scenografiche rocce del Fèudo e delle cime principali del Latemar stesso, mentre davanti la vista si apre aerea sulla Val Travignòlo e sulla Val di Fassa con le Dolomiti Fassane. Vero protagonista del paesaggio, però, è il Lagorài che da qui si dipana quasi per intero dal Passo Rolle al Mànghen in una sequenza ininterrotta di cime e creste, isole boscose e verdissime radure. Bellissimo! 

Per il ritorno, si ritorna indietro per un poco fino ad intersecare la deviazione segnalata per la Malga Sacìna e Predazzo; in realtà, poco prima della deviazione "ufficiale" con allegata abbondanza di segnalazioni e tabelle, si stacca una traccetta di raccordo (poco evidenti scritte su un sasso) che consente di risparmiare qualche saliscendi. Per l’una o l’altra traccia, ci si ritrova comunque su un bel prato inclinato ove sorge un minuscolo baito (il Bait) recentemente ristrutturato e utile come ricovero di emergenza. Lo si supera e, continuando a scendere con moderata pendenza, si entra gradualmente nella rada vegetazione fino a raggiungere le antiche strutture della Malga Sacìna (1851 m – acqua, rustico riparo – h 0,50). 

Si scende ancora per buona traccia in mezzo ad un lariceto bello e panoramico e, oltrepassati due canali da cui scende un rigagnolo d’acqua, si arriva in breve ad intersecare una carrareccia. La si segue quasi in falsopiano tralasciando le deviazioni per Malga Gardonè (tabelle) e, ammirando belle vedute sul settore centrale del Lagorài, si arriva ad immettersi nella strada di servizio ai soprastanti impianti sciistici del comprensorio di Pampeàgo – Obereggen. 

Scendendo con più decisione, oltrepassata una fontana, si raggiunge l’asfalto e, oltre un lungo e ripido rettilineo, si raggiungono le case di al Fòl meravigliosamente affacciate verso le cime del Lagorài e, da qui, brevemente si riguadagna il punto di partenza (circa h 2,00 dalla cima).

 

TEMPO TOTALE

h 5,00

DISLIVELLO

1200 m circa 

DIFFICOLTA’

E allenati

ULTIMO SOPRALLUOGO

agosto 2007

PERIODO CONSIGLIATO

giugno - ottobre

COMMENTI

Itinerario poco frequentato (ma ottimamente segnalato) che consente di raggiungere una cima sì secondaria, ma in grado di offrire un panorama davvero superbo sulle valli di Fiemme e Fassa. Ripida salita un poco faticosa.