Via delle Bocchette Alte

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CARTINA CONSIGLIATA: Kompass 1:25.000, FOGLIO 688

L'AGUZZA CIMA SELLA E LA BOCCA DI TUCKETT DALL'OMONIMO RIFUGIO

DALLA SPALLA SUD DI CIMA BRENTA, LO SPALLONE DEI MASSODI CON LA "SCALA DEGLI AMICI"

LA TESTATA DEL VALLONE DI BRENTEI DAL RIFUGIO ALIMONTA

TRAMONTO SULLA TORRE DI BRENTA

Punto di partenza Rifugi "Q. Sella" e "F. F. Tuckett" (2270 m), raggiungibili dal parcheggio di Vallesinella in h 2,00 circa (segnavia n° 317) oppure con il Sentiero "A. Benini" dal Rifugio Graffer
Descrizione Si prende il largo sentiero (segnavia n° 303 "Sentiero Orsi") che traversa in quota sul fondo del selvaggio Vallone di Tuckett. Presto l'erba lascia spazio alle grandi colate detritiche, man mano che ci si addentra nell'ombroso solco. Oltre una presa d'acqua (sorgente che sgorga direttamente dalla roccia) si traversa per grandi massi, già al di sopra della bianca Vedretta di Tuckett. Si raggiunge il piccolo ghiacciaio da sinistra, dove questo si impenna sensibilmente alla volta della ben visibile Bocca di Tuckett. Normalmente una marcata traccia consente di procedere in tranquillità e sicurezza, anche grazie alla ripidezza non eccessiva. Con qualche svolta, si esce infine all'ampia insellatura della Bocca di Tuckett (2648 m, h 1,00), aperta tra la Cima Sella (2946 m, a sinistra) e la maestosa Cima Brenta (3150 m, a destra). Sul versante opposto un ripido canalone detritico scivola sul fondo delle Val Perse. Da sinistra, lungo la ripida parete di Cima Sella, giunge l'ultimo tratto del Sentiero Benini. Si attaccano a destra (cartello) le ripide rocce di Cima Brenta: lungo una serie di terrazze detritiche, inframmezzate da brevi salti rocciosi che si superano in sicurezza grazie alle attezzature (scale e corde), si guadagna velocemente quota, in un ambiente severo e molto suggestivo. Si raggiunge così l'ampia spalla settentrionale di Cima Brenta, in vista dell'impressionante scivolo ghiacciato che precipita sulla Vedretta di Tuckett. Ci si porta sul versante di Molveno (di cui appare il pittoresco lago nel lontanissimo fondovalle) per imboccare una evidente cengia quasi pianeggiante: all'inizio questa è stretta ed esposta (corde metalliche), poi diventa ampia e ghiaiosa. Questa cengia è denominata "Cengia Garbari", dal nome dell'alpinista trentino che la percorse per primo. Dopo un buon tratto di sentiero, si deve risalire un'altro breve saltino per alcune banali roccette, fino ad un terrazzino da dove la cengia tende ad assottigliarsi sensibilmente (3000 m circa, h 2,00). Qui alcuni ometti lungo la scarpata rocciosa sovrastante indicano la via normale a Cima Brenta, impegnativa e comunque facoltativa. 

Via normale a Cima Brenta: si seguono gli ometti, che risalgono la fiancata di rocce articolate per caminetti e canalini modestamente impegnativi (I° grado). Raggiunta più in alto una cengia ghiaiosa, la si segue brevemente verso destra, fino all'imbocco di una ripida gola rocciosa che sale in cresta. Si risale la gola, sempre tenendo d'occhio gli ometti, e comunque mantenendosi grosso modo sul suo fondo: a circa metà sviluppo di incontrano una serie di massi incastrati che costringono a qualche passo di II° grado (cordino su spuntone sopra i massi per eventuale calata in doppia). Superato l'ostacolo, si prosegue per friabili ghiaie e roccette fino alla forcella che fa capo alla gola (h 0,30 dall'attacco). Da qui volendo si può salire in breve sulla cima a destra, che consente già una vista meravigliosa sulle cime circostanti. Per raggiungere Cima Brenta, si oltrepassa la forcella e ci si cala per un friabilissimo canalino ad una evidente forcella più bassa, cui fanno capo paurosi canaloni su ambedue i versanti. Gli ultimi metri prima della forcella sono i più impegnativi, perchè su paretina liscia e molto esposta, con scarse possibilità di assicurazione: insomma, non ce la siamo sentita di rischiare! Comunque, oltrepassata la forcella, si dovrebbero risalire con percorso evidente le roccette di fronte e, oltre un'anticima, raggiungere la cima principale (in tutto circa h 1,00 dalla Cengia Garbari). Si ritorna per la stessa via, facendo molta attenzione all'estrema friabilità e precarietà del terreno!

Dalla Cengia Garbari si prosegue per alcune roccette, oltre le quali si affronta un tratto molto esposto e delicato, traversando in parete per minuscole cengette (ottime attrezzature). Raggiunto un pianerottolo, ci si cala con una serie di scale per una parete, fin sul fondo di un impressionante gola ghiacciata che precipita per centinaia di metri. E' questo il passaggio più delicato della via, in quanto soggetto alle condizioni di innevamento: con poca neve, la fune metallica consente di tagliare il canale per buona traccia e senza rischi, se invece la corda risulta sepolta sotto la neve, allora il passaggio si fa più arduo. Bisogna calarsi direttamente a braccia sul fondo del canale e risalire dalla parte opposta, con una corda metallica "volante" che ispira tutto meno che sicurezza! Con un po' di adrenalina, comunque, si raggiunge la sponda opposta del canale, dove un'altra buona cengia consente di proseguire in sicurezza. Tagliati altri ripidi canaloni ghiacciati (ma solitamente non si incontrano soverchie difficoltà), si raggiunge un panoramicissimo pulpito detritico, la Spalla Sud di Cima Brenta (3002 m, h 3,00). Raggiuntane l'estremità, ci si cala per una articolata crestina rocciosa abbastanza esposta, poi si traversa per aeree cornici fino allo strettissimo intaglio della Bocchetta Alta dei Massodi (2950 m, h 3,30). Da qui inizia una lunghissima ed esposta scala (Scala degli Amici, ben 68 pioli!) che consente di raggiungere il piatto terrazzo sommitale dello Spallone dei Massodi (2999 m), magnifico belvedere su tutto il Gruppo di Brenta. Attraversata la spianata sommitale, si scende dall'altra parte per cenge ghiaiose e roccette facili: facili si, ma da non sottovalutare, specie per via della stanchezza, che a questo punto inizia a farsi sentire! Si scende a lungo per ghiaie e rocce, agevolati dalle corde fisse nei passaggi più scabrosi, in un ambiente selvaggio ed affascinante, fino ad alcune scalette che depositano su una esigua cengia, a picco sul tetro canalone che fa capo alla visibile Bocchetta Bassa dei Massodi. A destra (faccia a valle) si proseguirebbe lungo l'aereo sistema di scale del Sentiero Oliva Detassis (possibile variante molto seguita), a sinistra invece si affronta un traverso da vertigine lungo una micro-cengia a picco sul canalone anzidetto, che però grazie all'ottima corda fissa si risolve solo con una scarica di adrenalina supplementare! Al termine del traverso si toccano le ghiaie dell'isolatissima Bocchetta Bassa dei Massodi (2790 m, h 1,15 dallo Spallone dei Massodi). Dall'uno e dall'altro versante precipitano impressionanti ed impraticabili canaloni. Procedendo lungo la linea della forcella, si attaccano le rocce della Cima Molveno (2917 m): per alcune scalette e poi con un facile tratto di corda fissa si raggiunge l'ampia e ghiaiosa spalla NO, che si traversa per detriti fino ad una specie di largo e sinuoso canale che consente di perdere velocemente quota. Dopo un altro breve tratto attrezzato (facile) ci si ritrova sui grandi ghiaioni basali di Cima Molveno, prossimi alla Bocchetta Molveno. Scendendo con ampi zig zag in direzione della sottostante Vedretta degli Sfulmini, che mostra una caratteristica fronte crepacciata, si prosegue poi tagliando in alto le morene laterali del ghiacciaio fino alle grandi lastronate sul fondo del vallone. Seguendo i segnavia, con alcuni (oramai) faticosi saliscendi, si giunge ai grandi lastroni fessurati dove sorge l'accogliente Rifugio Angelo Alimonta (2580 m, h 1,00 dalla Bocchetta Bassa dei Massodi).  

Tempo totale h 6,00 circa, più h 1,30 se si affronta la Cima Brenta
Difficoltà EE allenati il percorso attrezzato, per esperti la salita a Cima Brenta (passi di II° e terreno friabilissimo e scarsamente proteggibile)
Dislivello 1000 m circa
Ultimo sopralluogo luglio 2008
Commenti Periodo consigliato: luglio - settembre

Itinerario grandioso, lungo ed impegnativo. E' il tratto più selettivo dell'intero circuito della "Via delle Bocchette", soprattutto per la lunghezza, con la stanchezza che alla fine si fa sentire! L'unico passaggio problematico è l'attraversamento del canale ghiacciato alla fine della Cengia Garbari, a seconda delle condizioni di innevamento: informarsi preventivamente. La salita a Cima Brenta è secondo me più impegnativa di quanto descritto nelle guide, specie a causa dell'estrema friabilità delle ghiaie ed all'esposizione. Casco indispensabile su tutto il percorso!